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Pensioni quota 100: arriva il riscatto flessibile della laurea | Come funziona

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Chi lavora dal 1996 in poi potrà decidere quanti soldi versare all’Inps per riscattare la laurea. Il riscatto diventa dunque flessibile.

Attualmente, chi sceglie di far valere gli anni di università come lavorativi, per andare in pensione prima, deve versare una somma elevata di contributi. Si parla di migliaia di euro. Sono in pochissimi a poterselo permettere.

Ma le cose potrebbero cambiare. Il riscatto potrebbe diventare flessibile. Ciò significa che sarà il singolo a decidere quanti contributi versare all’Inps per far valere come lavorativi gli anni dell’Università. A contributi minori corrisponderà però una pensione più bassa. Il vantaggio è rappresentato dal fatto che si potrà andare in pensione 4-5 anni prima, a seconda della durata del proprio corso di laurea.

Le modifiche sono contenute nell’emendamento o nel decreto che attuerà quota 100, che prevede la possibilità di lasciare il lavoro a 62 anni con 38 di contributi, fortemente voluto dal governo.

Il riscatto flessibile interesserà solo chi ha cominciato a lavorare dopo l’1 gennaio 1996, cioè chi avrà la pensione con il sistema contributivo, cioè calcolato sulla base dei contributi versati.

Coloro che avevano iniziato a lavorare prima del 1996 avranno invece una pensione retributiva o mista, cioè calcolata sulla base dello stipendio incassato. Dal momento che la pensione retributiva è più vantaggiosa, il riscatto flessibile è dedicato solo a chi avrà la pensione contributiva.

Già oggi è possibile il riscatto parziale della laurea, ovvero si possono versare i contributi solo per alcuni anni del corso di laurea e non in tutto. Il riscatto flessibile invece funziona in modo diverso: un contribuente può decidere di versare solo una parte dei soldi necessari per riscattare la laurea, e di conseguenza avere un assegno pensionistico più basso.

I periodi universitari che si possono riscattare sono diplomi universitari, i cui corsi non siano stati di durata inferiore a due e superiore a tre anni; i diplomi di laurea i cui corsi non siano stati di durata inferiore a quattro e superiore a sei anni; i diplomi di specializzazione conseguiti successivamente alla laurea e al termine di un corso di durata non inferiore a due anni; i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge; i titoli accademici introdotti dal decreto 3 novembre 1999, n. 509 ovvero Laurea (L), al termine di un corso di durata triennale e Laurea Specialistica (LS), al termine di un corso di durata biennale propedeutico alla laurea.

Non si possono invece riscattare gli anni fuori corso, quelli già coperti da una pensione.