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Reddito di cittadinanza 2018: come funziona, a chi spetta, i requisiti, quando parte

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Reddito di cittadinanza 2018 | Coperture finanziarie | A chi spetta e i requisiti | Come funziona e come viene erogato | Le altre esperienze nel mondo | Perché parlare di reddito di cittadinanza è improprio

Reddito di cittadinanza. È la proposta simbolo del Movimento Cinque Stelle, il cavallo di battaglia in campagna elettorale e una delle priorità dell’agenda del governo giallo-verde.

A settembre 2018 il reddito di cittadinanza è entrato ufficialmente nella nota di aggiornamento del Def. (Qui tutti le ultime notizie sul reddito di cittadinanza). 

Il reddito di cittadinanza potrebbe vedere la luce da marzo o aprile 2019. Qui tutto quello che c’è da sapere sulla manovra da 37 miliardi approvata, dopo giorni di tensioni, dal Consiglio dei ministri la sera di lunedì 15 ottobre e inviata alla Commissione europea.

Il reddito di cittadinanza e le pensioni di cittadinanza partiranno nei primi tre mesi del 2019. Il contributo da 780 euro, secondo quanto è stato annunciato, verrà caricato sul bancomat e ci sarà un monitoraggio degli acquisti. La misura costa 9 miliardi a cui si aggiunge un miliardo per il rafforzamento dei centri per l’impiego.

• Giallo tessere per il reddito di cittadinanza: tutto quello che c’è da sapere

Reddito di cittadinanza: la legge di bilancio e la nota di aggiornamento al Def

Il 27 settembre 2018 il reddito di cittadinanza era stato inserito nel Nodef, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.

Nei giorni precedenti grandi polemiche si erano scatenate intorno al tetto del deficit da fissare. Il ministro Tria voleva mantenerla al di sotto dell’1,9 per cento, mentre i Di Maio e Salvini hanno insistito per portarla al 2,4 per cento.

Nella manovra sono stati inseriti i punti principali del contratto di governo firmato da Lega e M5S: il reddito di cittadinanza, il superamento della legge Fornero sulle pensioni e la flat tax, con un’aliquota al 15 per cento “per più di un milione di lavoratori” (la manovra punto per punto).

La nota di aggiornamento del Def è il passo preliminare del ciclo di bilancio, che presuppone la presentazione da parte del governo del disegno di Legge di Bilancio che poi dovrà essere approvato dal Parlamento.

Nei giorni precedenti all’annuncio del governo il clima era teso tra Palazzo Chigi e il Ministero dell’Economia, come testimonia l’audio di Casalino, portavoce del premier Conte: “O ci trovano i 10 miliardi del c… per il reddito di cittadinanza, oppure dedicheremo il 2019 a far fuori tutti questi pezzi di m… del ministero dell’Economia”. Secondo quanto riferisce Casalino al giornalista nell’audio, tuttavia, a frenare sui piani di riforma M5S non è tanto il ministro, quanto i funzionari del ministero.

Reddito di cittadinanza: le coperture finanziarie

Come previsto dalla Nota di aggiornamento al Def, inizialmente saranno stanziati 10 miliardi, che riguarderanno circa 6,5 milioni di persone che attualmente si trovano sotto la soglia di povertà.

Altri 2 miliardi serviranno alla riforma dei centri per l’impiego, che dovranno gestire le pratiche amministrative.

Reddito di cittadinanza 2018: a chi spetta e i requisiti

L’assegno previsto copre fino a 780 euro mensili, in presenza di specifici requisiti.

Coloro che hanno un reddito pari a zero hanno diritto all’importo per intero, mentre per gli altri rappresenterà un’integrazione al reddito per raggiungere i 780 euro. La quota del reddito di cittadinanza cambia a seconda del numero di componenti del nucleo familiare. Ad esempio in una famiglia con i genitori disoccupati e figli a carico il sussidio sale fino a 1.630 euro, per una famiglia con due genitori e un solo figlio la quota è di 1.014 euro.

Chi ha una casa di proprietà non ha diritto all’intera quota ma a questa viene detratta una quota definita “affitto imputato”, che ammonta a 380 euro.

I requisiti per accedere alla misura economica sono stringenti, e anche quelli per mantenerla nel tempo.

Se si è in possesso dei requisiti, si può fare domanda ai centri per l’impiego. Questi uffici gestiranno le richieste e monitoreranno la persistenza delle condizioni necessarie.

Domenica 14 ottobre 2018 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che il governo sta vagliando anche di “modulare” il reddito di cittadinanza in base alla zona geografica, ma non ha fornito ulteriori indicazioni.

Per evitare che il reddito di cittadinanza si trasformi in un incentivo alla inoccupazione o al lavoro nero, i disoccupati dovranno iscriversi ai centri per l’impiego, frequentare corsi di qualificazione professionale e non potranno rifiutare tre offerte di lavoro consecutive. Ecco i requisiti:

Campagna regione lazio

Non solo, però. Perché una volta ottenuto il reddito di cittadinanza, sarà necessario rispettare alcune regole per mantenere il diritto a percepirlo, proprio per evitare che le persone decidano furbescamente di non lavorare o lavorare in nero al fine di percepire questa elargizione economica.

  • I disoccupati, per poter conservare il reddito di cittadinanza, dovranno iscriversi a un centro per l’impiego
  • Offrire circa 8 ore settimanali alla comunità per progetti e lavori socialmente utili
  • Sarà inoltre previsto frequentare corsi di qualificazione o riqualificazione professionale
  • Comunicare tempestivamente ogni variazione di reddito
  • Sarà obbligatorio accettare una delle prime tre offerte di lavoro pervenute.
  • Effettuare la ricerca di un lavoro per almeno due ore al giorno
  • Infine, è anche necessario non recedere da un contratto senza giusta causa due volte in un anno.

Il reddito di cittadinanza sarà erogato per massimo 3 anni a persona.

Reddito di cittadinanza 2018: come funziona e come viene erogato

L’assegno ricevuto non può essere speso in contanti. Si tratta di una sorta di social card su cui viene caricato l’importo, che sarà spendibile per via elettronica.

La card si può usare attraverso un bancomat, il tesserino sanitario o un’apposita applicazione per smartphone. Non è possibile prelevare l’importo in contanti da uno sportello bancario.

Questo vincolo è volto a tracciare gli acquisti. Solo alcuni beni potranno essere acquistati. Tra questi ci sono i beni di prima necessità, capi di abbigliamento o affitti immobiliari. Sono esclusi beni superflui come prodotti elettronici ecc.

L’importo è spendibile solo in Italia e non all’estero, “per far crescere l’economia e limitare le spese fuori dall’Italia”, come ha specificato il vicepremier Di Maio.

Alla fine della giornata lo Stato paga i commercianti presso cui sono stati effettuati gli acquisti.

Reddito di cittadinanza: chi lo otterrà sarà seguito da un tutor

L’ultima novità per il reddito di cittadinanza si chiama tutor (o navigator). Ad annunciarlo il 26 novembre è stato direttamente il ministro del Lavoro Luigi Di Maio che ha palesato la necessità di dar vita a un piano di assunzioni straordinaria per poter così inserire nei centri per l’impiego una sorta di sportello informazioni e assistenza.

E sono proprio i centri per l’impiego il cuore della riforma portata avanti dal governo. L’investimento è importante – circa un miliardo di euro l’anno – e il primo stanziamento sarà proprio sui “tutor” o “navigator” che, ha spiegato Di Maio, “accompagneranno le persone perché se prendi il reddito devi fare quello che ti dico”.

Il tutor (o navigator), oltre a un fisso mensile, riceverà un bonus per ogni persona che riuscirà a far assumere e il suo compito sarà quello di redigere e curare una scheda “e dire se la persona che riceve il reddito sta rispettando gli impegni o no”. Di fatto “sarà lui a portarlo in agenzia per l’impiego o nel centro di formazione”.

Reddito di cittadinanza: le altre esperienze nel mondo

Attualmente esistono diversi paesi nel mondo che si sono dotati (o stanno tentando a dotarsi) di strumenti economici di questo tipo, come ad esempio l’Iran e la Finlandia. La Svizzera invece ha respinto il reddito di cittadinanza.

La Francia, ad esempio, elargisce fino a 483 euro mensili per una persona singola senza figli idonea a richiedere il reddito minimo, mentre la Germania  382 euro e il Regno Unito 348 euro.

Reddito di cittadinanza: le differenze con il reddito di inclusione

L’Italia ha già però una norma simile a quella che impropriamente il Movimento Cinque Stelle chiama reddito di “cittadinanza”. E si chiama Reddito di Inclusione (REI), una misura nazionale di contrasto alla povertà, approvata dal governo Gentiloni nel 2017.

Si tratta di un’elargizione erogata per un massimo di 18 mesi (rinnovabili per ulteriori sei) che va dai 190 euro per i nuclei di una sola persona fino a 490 per nuclei familiari di cinque o più persone.

Il Rei si compone di due parti: un beneficio economico, erogato ogni mese con una carta di pagamento elettronica, e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa per uscire dalla condizione di povertà.

Anche al reddito di inclusione, come a quello proposto da M5s, si accede solo se si hanno determinati requisiti economici. E anche il Rei è destinato al nucleo familiare e non al singolo membro.

Il beneficio è concesso dall’INPS a partire dal 1 gennaio 2018, per un periodo massimo di 18 mesi, trascorsi i quali non può essere rinnovato se non sono trascorsi almeno sei mesi.

La grossa differenza tra i due strumenti, quello già esistente approvato nella scorsa legislatura e quello promesso dal M5s, simili nei meccanismi, è l’ammontare dell’assegno previsto.

Perché parlare di reddito di cittadinanza è improprio

La proposta del Movimento Cinque Stelle, tecnicamente non è un vero e proprio “reddito di cittadinanza”, dal momento che questo implicherebbe che tale reddito venga elargito a ciascun cittadino senza distinzione di condizioni economiche e occupazione.

Per quanto abbia preso questo nome e sia definita da tutti i media in questo modo, tecnicamente si tratterebbe di un reddito minimo garantito, ovvero di un’elargizione economica totale o parziale che permetta alle fasce più deboli di raggiungere un reddito considerato superiore alla soglia di povertà.