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Di Maio si confessa in tv: “Vorrei un figlio. Ma in questo momento non sarei un buon padre” | VIDEO

Di Maio vuole un figlio. Il vicepremier del Movimento 5 stelle, ospite a Stasera Italia, programma Mediaset condotto dalla giornalista Barbara Palombelli, ha confessato il suo desiderio, “un giorno” di diventare padre.

A precisa domanda della conduttrice – “Lei è giovane, del 1986. Ma ci pensa mai a fare un figlio” – mentre spiegava l’importanza delle nuove politiche messe in campo per la scuola e la famiglia, il vicepremier ha confessato il suo desiderio di diventare padre.

Ma non ora. Perché ora non sarebbe un buon padre. “Un figlio? Certo che lo vorrei, ma ora non avrei il tempo di seguirlo e mi sentirei in colpa”.

Così, dopo aver rotto due relazioni importanti a causa degli impegni politici il vicepremier deve mettere in un cassetto il sogno di diventare papà.

Perché ora, Di Maio, non avrebbe il tempo di fare il padre. Almeno di essere un padre presente. “Spero un giorno di avere un figlio, ma in questo momento il tempo è davvero poco e mi sentirei in colpa a fare il ministro tutto il giorno e il papà solo la sera”.

Scuola e famiglia, le nuove norme del governo

Bonus asili nido: sale da mille a 1.500 euro l’anno il bonus per l’iscrizione agli asili nido pubblici o privati ed è esteso fino al 2021. A partire dal 2022 il buono sarà determinato, nel rispetto del limite di spesa programmato e comunque per un importo non inferiore a 1.000 euro su base annua, con Dpcm, su proposta del ministro per la famiglia, da adottare entro il 30 settembre 2021, tenuto conto degli esiti del monitoraggio previsto per la misura.

Congedo di maternità: con nuovo congedo si potrà lavorare fino al parto. Le lavoratrici potranno scegliere di lavorare fino al parto e godere dei cinque mesi di maternità direttamente dopo la nascita del bambino, a condizione che ci sia l’ok del medico. Lo prevede un emendamento della Lega contenuto nel pacchetto dedicato alle politiche delle famiglia e approvato dalla commissione Bilancio della Camera. La norma si pone come alternativa a quanto previsto dall’attuale congedo maternità che vieta alle neomamme di lavorare durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, durante i tre mesi dopo il parto e durante i giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. “È riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro”.