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Chi è Silvia Costanza Romano, la volontaria rapita in Kenya

Immagine di copertina
Silvia Costanza Romano

Si chiama Silvia Costanza Romano la ragazza di 23 anni rapita il 21 novembre 2018 nel sud est del Kenya, a Chakama.

La ragazza è originaria di Milano e lavora come volontaria per Africa Milele Onlus, con sede a Fano, nelle Marche: l’associazione si occupa di progetti di sostegno all’infanzia nel paese africano.

Sul suo profilo Facebook, si legge che Silvia Costanza Romano ha studiato presso la Unimed CIELS di Milano e ha lavorato come istruttrice di ginnastica artistica presso la S.G. Pro Patria, sempre a Milano.

Ad agosto ha pubblicato un post in cui scriveva di trovarsi in Kenya come volontaria in un orfanotrofio per conto della ORPHANS’s Dreams Onlus.

Nella notte tra il 20 e il 21 novembre 2018 la volontaria italiana Silvia Costanza Romano è stata rapita nel villaggio di Chamaka, in Kenya.

La ragazza è originaria di Milano e lavora per Africa Milele Onlus, con sede a Fano, nelle Marche: l’associazione si occupa di progetti di sostegno all’infanzia nel paese africano.

Silvia Romano news | Cosa sappiamo finora

Silvia Romano, la volontaria italiana rapita in Kenya, “è stata costretta a indossare un niqab” che lascia scoperti solo gli occhi, e i rapitori “le mettono sul viso e sulle mani” del fango per non farla riconoscere. Lo hanno detto all’Ansa alcune fonti. I sequestratori le hanno tagliato le treccine con un coltello. I suoi capelli sono stati ritrovati domenica scorsa nella foresta a nord di Malindi.

“È naturale che i rapitori abbiano fatto questo, perché si trovano in una zona a prevalenza musulmana caratterizzata dalla presenza di tribù di origini somale, tra cui gli ‘Orma’ a cui appartengono i sequestratori”, ha specificato la fonte. (qui tutti gli aggiornamenti)

“Silvia Romano è viva”

“Silvia Romano è viva”. A riferirlo a Repubblica è il responsabile della polizia kenyana per tutti i distretti della costa Noah Mwivanda, che si dice convinto che la ventenne milanese stia bene. L’uomo descrive la caccia ai sequestratori che nella notte tra il 20 e il 21 novembre 2018 hanno rapito la giovane volontaria.

Il responsabile della polizia parla di un commando di otto rapitori che si sarebbero poi divisi e Silvia sarebbe stata affidata a un gruppo di tre persone. La certezza arriverebbe dalle rilevazioni degli “apparati tecnologici” utilizzati per le ricerche.

Il rapimento 

Nella notte tra il 20 e il 21 novembre 2018 la giovane volontaria italiana di 23 anni Silvia Costanza Romano è stata rapita a Chakama, nel sud est del Kenya. (qui il suo profilo)

Alcuni uomini armati hanno fatto irruzione nel villaggio in cui la ragazza viveva aprendo il fuoco contro i residenti.

Cinque persone, tra cui due bambini di 10 e 12 anni, sono rimaste ferite nell’attacco terminato con il sequestro della volontaria italiana.

Secondo quanto riferito ai media internazionali da alcuni residenti, gli uomini che hanno attaccato il villaggio di Chakama erano pesantemente armati e parlavano tra di loro in somalo.

Per far luce sul rapimento, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona a scopo di terrorismo ed è in contatto con il governo del Kenya per ritrovare la volontaria italiana.

Gli arrestati 

Tre persone sono state arrestate il 23 novembre 2018 dalla polizia del Kenya per il rapimento di Silvia Costanza Romano, la ragazza italiana di 23 anni sequestrata a Chakama, in Kenya.

La notizia dell’arresto è stata data dal capo della polizia Joseph K. Boinnet, che scrive così su Twitter: “Ci hanno fornito informazioni molto importanti, siamo ottimisti”.

Il giorno prima, le forze dell’ordine hanno arrestato altre 14 persone. Gli uomini fermati dalle forze dell’ordine locali non sarebbero parte del gruppo che ha rapito la volontaria, ma avrebbero avuto dei contatti con i sequestratori.

A denunciare il gruppo sono stati i residenti del villaggio in cui viveva Silvia Romano: alcuni di loro sono stati anche linciati dagli abitanti perché ritenuti veri e propri complici del rapimento della giovane.

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Inizialmente si sospettava che i responsabili del sequestro della ragazza italiana fossero i miliziani di al Shaab, un gruppo islamico molto attivo nella vicina Somalia e anche nello stesso Kenya.

Adesso però gli inquirenti stanno seguendo anche la pista della criminalità comune. Il capo della polizia locale ha dichiarato che dietro il rapimento potrebbe esserci “dei banditi” e non i jihadisti somali, anche se non si esclude nessuna pista.

Il presunto rapitore

Il 22 novembre polizia del Kenya ha identificato il presunto rapitore di Silvia Costanza Romano: secondo quanto riferito dal quotidiano keniota Daily Nation, che cita a sua volta fonti locali, si tratterebbe di  Said Abdi Adan.

Malik Said Gasambi, un abitante del villaggio di Chakama in cui viveva Silvia Romano, ha raccontato ai giornalisti che Adan ha preso in affitto una casa nel villaggio insieme ad altre due persone qualche giorno prima del rapimento.

“Ho dato loro due stanze in cui hanno passato le notti a masticare Qat (pianta classificata come droga, nrd)”, ha raccontato l’uomo.

“Se ne sono andati a tutti, a sorpresa, dopo l’attacco, senza avvertire nessuno e senza fare rumore”, ha aggiunto.

Gli attacchi sui social 

Sono stati decine gli insulti sui social rivolti a Silvia Romano, la ragazza che da tempo svolgeva attività di volontariato nel continente africano.

“Non dico che se la è cercata, ma sapeva e doveva sapere che i rischi ci sarebbero stati. Nella vita ogni scelta ha una conseguenza e bisogna capirlo in tempo, se si è in grado”, si legge in un commento.

“Quanto ci costerà farla tornare a casa sua per sempre ma con obbligo di dimora e firma?”, scrive l’ennesimo utente mentre altri commentano: “Lasciatela lì, se è lì che è voluta andare”.

Nonostante le critiche negative di molti utenti, che hanno anche chiesto che non ci sia alcun intervento della Farnesina per salvare la ragazza, non sono mancate parole di solidarietà.

“Oramai tra i nostri cittadini è prevalso il senso di odio per ogni senso di carità cristiana. Questa ragazza è da ammirare perché mette al servizio di chi soffre la propria gioventù spero che venga rilasciata subito senza conseguenze”.