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Altro che Spelacchio, l’albero di Natale sopravvissuto al maltempo ora è una Star. La storia è virale

La sua seconda chance

Immagine di copertina
L'albero di Natale del comune di Canazei

L’albero di Natale che si trova nella piazza del comune di Canazei ha una storia molto speciale. Il piccolo paese in provincia di Trento è uno di quegli alberi abbattuti che sono stati colpiti dal maltempo che ha devastato le aree montane del Veneto, del Friuli, e del Trentino Alto Adige i primi giorni di novembre.

Quattordici milioni di alberi sono andati distrutti e l’equilibrio ecologico e ambientale è stato compromesso. Ma questo albero ce l’ha fatta e ha avuto una seconda chance. Risollevato da terra con i rami spezzati è ora il protagonista scelto per il Natale al centro della piazza del comune. Proprio come una star.

La giunta comunale ha deciso di pubblicare la storia di rivincita dell’albero su Facebook insieme alla sua foto. Tra i commenti si legge il paragone con l’albero di Roma, il famoso Spelacchio. Ma la gente di Canazei difende l’albero che definisce “uno schianto”, se non altro per il suo tragico passato e la forza di rialzarsi di oggi.

“La sua storia è iniziata sulle pendici della val di Fassa e finita in una notte di tempesta, quando, così maestoso, è stato scaraventato a terra come un fuscello. Adesso, più forte dell’ironia, fa bella mostra di sé, ed è davvero… uno schianto d’albero”.

Canazei è un comune italiano con meno di 2mila abitanti nella provincia autonoma di Trento ed è anche una località turistica molto frequentata delle Dolomiti.

Altro che Spelacchio, l’albero di Natale sopravvissuto al maltempo ora è una Star. La storia:

“Brutto, spelacchiato, uno scherzo di dubbio gusto. Sono qui solamente da qualche giorno e già ho sentito tanti commenti. Mi sono chiesto anche io perché abbiano scelto me per questo luogo, in questo momento… Vi racconto una storia, la faccio breve, prometto. Sono nato in un bosco qui vicino tanti anni fa, sono cresciuto con l’alternarsi delle stagioni, del sole, della pioggia della neve e del vento.

Ne ho viste tante passare accanto a me e ogni anno un anello in più sul mio tronco mi indicava che, nonostante tutto, la mia vita proseguiva. Ho visto cervi, caprioli, scoiattoli e tantissimi altri esseri che mi hanno tenuto compagnia in questi anni insieme ai miei simili in quel bosco; ho visto tante persone passeggiare vicino a me, qualcuno si è anche riparato sotto i miei rami; sono stato il sogno di un bambino che sulle mie braccia si è arrampicato e che su esse progettava la sua casetta; mi sono addormentato assistendo a tramonti e con la musica che solo questa terra è capace di regalare.

I miei anelli diventavano sempre più ma poi… una notte di quest’anno, a fine ottobre, tanta pioggia, tanto vento: ho avuto paura. Il mio orizzonte ha cambiato asse tutto in un colpo, non ho ben capito come ma mi sono ritrovato a terra: il vento non faceva più danzare i miei rigogliosi rami e tutto, in attimo, è cambiato.

Ricordo istanti concitati: ho vivissima la percezione di quella notte e dei giorni seguenti. La tristezza di chi si è ritrovato con la casa devastata ma la luce negli occhi dovuta alla consapevolezza di poterlo raccontare e il formicolio alle mani per la voglia di ricostruire, sistemare, andare avanti; le sirene, le luci e il ruggire dei mezzi al lavoro; le numerose divise militari e non, volontari, sportivi, gente comune, tutti con un disinteressato spirito di comunità e solidarietà a pulire, spostare, sistemare.

Ricordo le notti buie, senza luci come non mai avevo visto: tutto sembrava essersi fermato ma non era così. Tutto si muoveva, tutto andava il più veloce e il più ordinato possibile: comandanti e comandati, senza ranghi e gerarchie, con l’unico scopo di andare avanti. E io sdraiato non potevo fare nulla in attesa di un destino sconosciuto.

Adesso sono qui, porto su di me i segni di quella notte: ho i rami spezzati e malconci, non sono al meglio della mia rigogliosità ma mi è stata regalata una grande occasione, la hanno regalata a me anziché scegliere un mio fratello sano, a lui toccherà probabilmente l’anno prossimo, quando avrà un anello in più. Sono qui per raccontarvi una storia che io rappresento insieme a tutti i miei fratelli che sono ancora schiantati a terra: sono fortunato!

A pensarci bene rappresento molto bene questa gente, la mia storia la racconta: ero in piedi, rigoglioso e felice, sono caduto ma mi sono rialzato con l’aiuto di altri e adesso mi stanno regalando un vestito per queste Feste, luci e addobbi perché io possa raccontarvi quanto siamo fortunati e uniti anche in una disgrazia. Guardami bene adesso che hai idea: non sono un vero SCHIANTO?