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“No comment su un ministro che twitta su indagini in corso”: quando Salvini si scagliava contro Alfano

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Il botta e risposta tra il procuratore di Torino Armando Spataro e il vicepremier Matteo Salvini ha fatto ampiamente discutere. Salvini oggi, 4 dicembre, ha pubblicato un tweet: “15 mafiosi nigeriani sono stati arrestati a Torino dalla polizia, che poi ha ammanettato altri 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano. Grazie alle Forze dell’ordine!”.

Il pm Spataro non ha preso bene la cosa: “Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica  al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso”.”Basta parole a sproposito. Inaccettabile dire che il ministro dell’Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti. Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato”, ha replicato il ministro.

Immediata la replica di Salvini: “Basta parole a sproposito. Inaccettabile dire che il ministro dell’Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti. Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il Procuratore Capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato”, ha detto il vicepremier Salvini rispondendo al pm Armando Spataro.

Ma lo stesso Matteo Salvini qualche anno fa la pensava in maniera diversa. Quando il suo predecessore Angelino Alfano aveva fatto un errore simile al suo, facendo dichiarazioni pubbliche su un’operazione su cui erano ancora in corso le indagini, Salvini si era subito scagliato contro l’allora ministro.

Era il 2014 quando Alfano, dopo l’arresto di Massimo Bossetti nell’inchiesta sull’omicidio di Yara Gambirasio, aveva detto senza freni: “Individuato l’assassino di Yara Gambirasio”.

In quel caso Salvini definì “pazzesco” il gesto di Alfano, e in una intervista a Panorama dichiarò: “Un ministro dell’interno che twitta su indagini in corso non merita neppure un commento. Il fatto in sé la dice tutta sul quel personaggio lì”.

Oggi le accuse sul muratore di Mapello sono state confermate, ma allora era presto per fare dichiarazioni simili, considerate le indagini in corso. La procura di Bergamo anche in quel caso andò su tutte le furie. “Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo, questo anche a tutela dell’indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza”, disse il procuratore Francesco Dettori.