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Omicidio Regeni: la Procura Roma indaga cinque ufficiali dei servizi segreti egiziani

L'accusa è di concorso in sequestro di persona per cinque ufficiali appartenenti al Dipartimento Sicurezza nazionale e all'Ufficio dell'investigazione giudiziaria del Cairo

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La Procura di Roma ha iscritto i nomi di cinque persone nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa, sulle torture e sulla morte di Giulio Regeni. Si tratta di Sabir Tareq, del maggiore Magdi Abdlaal Sharif, del capitano Osan Helmy, del suo stretto collaboratore Mhamoud Najem, e del colonnello Ather Kamal. (qui i loro profili)

Il 28enne ricercatore di origine friulana era sparito il 25 gennaio 2016 al Cairo e il suo corpo senza vita era stato trovato il 3 febbraio lungo la strada che collega la capitale egiziana e Alessandria.

Il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco hanno iscritto per concorso in sequestro di persona cinque ufficiali appartenenti al Dipartimento Sicurezza nazionale e all’Ufficio dell’investigazione giudiziaria del Cairo.

Il ruolo dei cinque era stato già confermato nell’informativa di un anno fa di Ros e Sco.

L’indagine della Procura di Roma – Alcuni giorni prima la stessa Procura di Roma aveva deciso di formalizzare l’iscrizione nel registro degli indagati di alcuni dei nove soggetti, tra poliziotti egiziani e agenti del servizio segreto civile, ritenuti coinvolti nell’omicidio di Giulio Regeni.

Secondo gli investigatori di Ros e Sco, gli indagati avevano avuto un ruolo nel sequestro del 28enne ricercatore di origine friulana e nelle attività di depistaggio che hanno fatto seguito al ritrovamento del cadavere.

La risposta dell’Egitto – Il Cairo però aveva respinto la richiesta  dei pm italiani. Secondo i magistrati del Cairo “non ci sono abbastanza prove per indagare le persone indicate” dai pm italiani e inoltre una richiesta simile era già stata respinta nel dicembre 2017  perché “nel sistema giudiziario egiziano non esiste un registro dei sospettati”.

Per gli inquirenti del Cairo non è sufficiente il fatto che le persone indicate dalla procura di Roma pedinassero Giulio Regeni prima del suo omicidio, perché questo “rientra nel loro lavoro”.

La Procura egiziana aveva invece chiesto ai magistrati romani di indagare sul “perché Giulio Regeni sia entrato in Egitto con un visto turistico e non con un visto dedicato per le ricerche accademiche”.