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Lavoro nero, M5S contro Renzi: “Lui e il padre gestivano lavoratori senza contratto”

Lo chef Andrea Santoni ha raccontato di aver lavorato in nero nella società Speedy Florence dei Renzi a fine degli anni Novanta

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Da giorni fa discutere il servizio delle Iene del 25 novembre 2018 che vede come protagonisti il padre del vicepremier Luigi Di Maio e un lavoratore di Pomigliano D’Arco, Salvatore Pizzo, che ha dichiarato di aver lavorato in nero nella ditta della famiglia del ministro del Lavoro.

Adesso le stesse accuse sono state mosse dal giornale La Verità al padre di Matteo Renzi dopo che lo chef Andrea Santoni, attualmente impiegato a Londra, ha raccontato di aver lavorato nella società Speedy Florence dei Renzi alla fine degli anni Novanta e di essere stato pagato in contanti e senza contratti e ricevute.

“Prendevo i giornali, raggiungevo la mia postazione e li vendevo. A casa facevo i conti e preparavo la busta con il denaro per i Renzi. Matteo prendeva le buste con i nostri nomi, ma non le apriva davanti a noi”, ha raccontato a La Verità Santoni.

“Contratti? Io non ho mai firmato nulla e non ho dovuto presentare alcun documento. Era tutto in nero”.

La risposta dei Renzi – Non si è fatta attendere la risposta di Tiziano Renzi: “I ragazzi che distribuivano i quotidiani erano pagati cash perché trattenevano il loro compenso da ciò che incassavano con la vendita dei quotidiani ma poi ovviamente l’azienda provvedeva al pagamento delle tasse come previsto dalla legge”, ha scritto su Facebook il padre dell’ex premier.

“Era pagamento in contanti, non in nero: una semplice differenza che in sede di tribunale sarà facilmente dimostrabile”.

“Ancora oggi un quotidiano ci ha diffamato sul lavoro nero, dicendo il falso, e il suo direttore ne risponderà in tribunale”, è stato invece il commento di Matteo Renzi, giunto sempre via social.

“Ogni accostamento dei guai dei Di Maio alla mia famiglia fa fioccare le azioni civili per risarcimento danni”.

L’attacco dei 5 Stelle – L’articolo pubblicato da La Verità è stato invece accolto con tutt’altro spirito dal Movimento 5 Stelle, che in una nota ha chiesto alla famiglia Renzi di scusarsi per le accuse mosse contro il padre del leader Di Maio.

“Per giorni gli esponenti del Pd, Renzi in testa nascondendo i propri scheletri nell’armadio, hanno dispensato lezioni di morale. Dall’alto della propria ipocrisia hanno tentato di infangare il nome di Luigi per un bidone, una carriola e qualche calcinaccio abbandonati nella proprietà del padre, coprendosi di ridicolo perché Luigi era totalmente estraneo alla vicenda”.