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L’allarme dell’Istat, il Pil è sceso per la prima volta dopo 14 trimestri di crescita

Si tratta del primo calo dopo 14 trimestri di crescita. La variazione acquisita per l'anno arriva quindi allo 0,9 per cento, contro il +1,2 per cento che era stato stimato dal governo nella Nota di aggiornamento al Def

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Nel terzo trimestre dell’anno il Pil dell’Italia, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,7 per cento se paragonato al terzo trimestre del 2017.

Questi i dati pubblicati il 30 novembre 2018 dall’Istat che segnano il primo calo dell’attività economica del paese dopo un periodo di espansione andato avanti per 14 trimestri.

Il dato provvisorio aveva invece previsto una crescita zero e di un +0,8 per cento tendenziale.

La diminuzione del Pil fa seguito a una fase di progressivo rallentamento della crescita del paese e, secondo l’Istat, è stata causata soprattutto dalla contrazione della domanda interna.

A influire sull’attuale situazione economica è stato il lieve calo dei consumi da una parte e la netta diminuzione degli investimenti dall’altra. L’unico settore in crescita è stato quello delle esportazioni.

Stando ai dati appena diffusi dall’Istat, la variazione acquisita per il 2018 è del +0,9 per cento, in calo rispetto al +1 per cento presentato nei dati provvisori: il dato però potrebbe cambiare se dovessero intervenire ulteriori variazioni nell’ultimo periodo dell’anno.

Il governo, nella Nota di aggiornamento al Def, prevedeva di chiudere il 2018 con una crescita dell’1,2 per cento, ma se la spinta economica dovesse risultare inferiore nel mese di dicembre, ci sarebbero delle ripercussioni anche sull’abbrivio per il 2019.

L’obiettivo del governo è di chiudere con una crescita dell’1,5 per cento, visione che molti osservatori internazionali e italiani avevano già definito ottimistica: in audizione sulla manovra, l’Istat aveva anticipato che per arrivare ad una crescita dell’1,2 per cento nel 2018 sarebbe stato necessario un balzo nel trimestre finale dell’anno di 0,4 punti.

Dal lato dell’offerta di beni e servizi, si registra un andamento congiunturale positivo soltanto per il valore aggiunto dell’agricoltura. Il settore infatti è cresciuto dell’1,6 per cento, mentre quelli dell’industria e dei servizi hanno registrato una diminuzione rispettivamente, dello 0,1 per cento e dello 0,2 per cento.