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Primarie Pd 2019: tutti i candidati | Profili

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Il 3 marzo 2019 si sceglie il nuovo segretario del Partito Democratico. Una sfida a 3 tra i candidati che a febbraio avranno ottenuto più voti degli iscritti al partito. Le primarie del 3 marzo saranno aperte a tutti i simpatizzanti Pd. Qui abbiamo spiegato nel dettaglio quando e come si vota, qui invece gli ultimi sondaggi.

Ma chi sono i candidati alle Primarie del Pd? Al momento sono 7, dopo il ritiro della candidatura di Matteo Richetti. C’è tempo fino al 12 dicembre per presentare le candidature.

Nicola Zingaretti, Marco Minniti, Maurizio Martina, Francesco Boccia, Dario Corallo, Maria Saladino e Cesare Damiano sono i nomi dei candidati pervenuti ad oggi.

Maurizio Martina

Il segretario uscente Maurizio Martina ha annunciato la sua candidatura alle primarie del Partito democratico.

“Mi candido e ci candidiamo al plurale, con l’idea di portare al Pd una squadra di uomini e donne che hanno voglia di lavorare insieme e pensare al futuro dell’Italia, investendo sulla partecipazione”, ha detto il segretario uscente nel circolo di San Lorenzo a Roma.

“La nostra sarà una candidatura di squadra perché non riesco a pensare a questa sfida al di fuori del noi. L’io ci ha fatto male, il noi è il futuro”.

Marco Minniti

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti si candida alla segreteria del Partito Democratico. “Ho deciso di mettermi in campo perché considero la mia una candidatura di servizio. Di una persona che ha ricevuto tanto dal suo partito, dalla sinistra e che sente ora di dover restituire qualcosa”, spiega in una intervista a Repubblica. E sottolinea: “Io non sono lo sfidante renziano. In campo c’è solo Marco Minniti”.

Quanto all’ex presidente del Consiglio, Minnisti afferma: “Essendo stato tra chi non ha esagerato nel lodarlo quando era al potere, non ho alcun bisogno di prenderne le distanze. Renzi ha perso e si è giustamente dimesso assumendosi responsabilità che vanno anche oltre le sue. Il tema ora non è più questo, ma come salvaguardare il progetto riformista. Connettere il riformismo al popolo”.

Quanto a Nicola Zingaretti, il suo rivale nella corsa, Minniti afferma: “Non è un avversario, mai ne parlerò male. Serve un patto: chi vince avrà la collaborazione di tutti. Questa è la sfida del Congresso. Io non cerco scorciatoie”.

La sconfitta del nazionalpopulismo è possibile “solo si riesce a parlare con la società italiana. Va ricostruita una connessione. Serve un Congresso che parli all’Italia, non un regolamento dei conti interni”. Riferendosi ai 550 sindaci che hanno firmato un appello, Minniti afferma che la sua candidatura non rappresenta un “equilibrio torrentizio” e difende le politiche riformiste del Partito Democratico.

“Non abbiamo risposto a due grandi sentimenti: la rabbia e la paura. Non si può rispondere a chi ha perso il lavoro con la freddezza delle statistiche. Dicendogli che l’occupazione cresce. Così come non si può dire al cittadino che ha subito un furto in casa, che i reati diminuiscono”.

 “Un campo ampio. Con pezzi di società, con queste azioni di cittadinanza che abbiamo visto a nascere a Roma e a Torino”.

Una discussione su una possibile intesa con i Cinque Stelle può essere fatta “solo dopo che questa maggioranza nazionalpopulista verrà sconfitta nel paese. I grillini stanno vivendo un’eclisse”.

Cambiare nome al partito? “Non serve. Semmai dobbiamo unirlo, ricostruirlo e cambiarlo profondamente. Ora sembriamo una confederazione di correnti. E una confederazione di correnti non può vincere”.

Nicola Zingaretti

Il primo ad essersi candidato alle prossime primarie del gennaio 2019 è stato il governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha lanciato la sua candidatura a settembre.

“Dobbiamo avviare una ricollocazione politica e sociale della sinistra, riacquistando la capacità di stare dentro alla società e scommettendo su un grande movimento popolare unitario”, aveva detto il governatore lanciando la sua candidatura.

Zingaretti ha di recente criticato la cena organizzata da Calenda e ha lanciato una contro-cena che rappresenti l’idea di Partito che lui stesso ha.

“Per un congresso diverso, aperto e partecipato, la prossima settimana ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno di una piccola azienda, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un’associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di una azienda start up, una studentessa ed un professore di liceo”.

Qui l’intervista di TPI.

Campagna regione lazio

Dario Corallo

A sentirlo parlare sembra Renzi: non quello degli ultimi tempi, quello saccente o prevedibile degli anni del suo governo, ma il Renzi degli inizi: romantico verso le idee, attento, pulito da tutte le sovrastrutture del tempo, carismatico al punto giusto tra le frasi retoriche e quelle invece tutte sue.

Eppure, ci tiene a prendere da subito le distanze, Dario Corallo, il più giovane candidato alle primarie del Partito Democratico.

Qui l’intervista di TPI.

Francesco Boccia

Boccia ha annunciato la sua candidatura con una intervista pubblicata lunedì 8 ottobre 2018 sul Corriere della Sera.

Il Pd, “con qualche selfie di troppo, è riuscito a passare per il partito che era vicino ai potenti, alle banche, agli industriali, alle grandi organizzazioni”, ha osservato. “Io non sarò un nuovo segretario, sarò al limite un segretario nuovo. Non sono il candidato di nessuno”.

Boccia, legato sentimentalmente a Nunzia De Girolamo, ex parlamentare di Forza Italia, ha espresso nel recente passato posizioni molto critiche nei confronti dei vertici del Pd, auspicando l’apertura di un dialogo con il Movimento Cinque Stelle.

“Non è uno scandalo dialogare su alcune misure”, ha sottolineato. “Il Pd deve avere l’umiltà di dire ‘tornate a casa’ ai tanti elettori che si sentivano traditi e hanno votato per loro: al Sud è stato un plebiscito. Ma adesso che i Cinque Stelle al governo si sono messi nelle mani della destra di Salvini, la protezione e il futuro sono a rischio”.

Boccia ha indicato nella questione meridionale la “priorità assoluta”.

Il deputato ha poi ribadito la sua vicinanza umana e politica al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, che nel 2017 fu vicino a lasciare il Pd per contrasti con l’allora segretario Matteo Renzi.

Boccia, nato a Bisceglie, nella provincia di Barletta-Andria-Trani, in passato partecipò a due elezioni primarie per la candidatura per la presidenza della Regione Puglia, ma in entrambe le occasioni fu sconfitto da Nichi Vendola.

Nell’intervista al Corriere, Boccia ha spiegato quali sono, a suo avviso, le cause della crisi della sinistra: “Una gravissima responsabilità ce l’ha la nostra generazione. Pensavamo di spiegare a chi c’era prima come andava il mondo e invece abbiamo portato il Pd al 18 per cento, la dissoluzione del centrosinistra”, ha osservato.

Colpa di Renzi? “La rottamazione ha fallito clamorosamente, è stato un disastro culturale e politico”.

Secondo Boccia, il Pd deve ripartire “dai mercati rionali”. “Il Sud è la priorità assoluta e non si interviene con oboli e sussidi”, ha aggiunto.

Maria Saladino

Maria Saladino, 36 anni di Castrovillari, laureata ed esperta in relazioni internazionali, è l’unica candidata donna alle Primarie Pd.

“Parto dalle 26mila preferenze prese alle ultime elezioni europee del 2014 quando anche io contribuii al 40% del Pd, un risultato storico. Dopo la mia candidatura nacque un progetto, Piazza Dem, di cui sono presidente e attraverso il quale abbiamo fatto in questi anni tantissimi incontri sul territorio per parlare direttamente con la gente”, ha detto in un’intervista all’Huffington Post.

Cesare Damiano

Il candidato alle primarie Pd ha 70 anni, ed è un ex sindacalista, Dopo la maturità ha lavorato come impiegato in una società di Torino.

Nel 1970 si iscrisse alla Fiom-CGIL di cui fu rappresentante aziendale, responsabile del lavoro tra gli impiegati e funzionario (dal 1974); nel 1976 entrò nella segreteria della Fiom-CGIL di Torino e dal 1980 al 1989 fu segretario generale della stessa organizzazione in Piemonte.