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Global Compact sull’immigrazione, Salvini annuncia la sospensione della firma | VIDEO

Il ministro dell'Interno, davanti alle contestazioni delle opposizioni: "Faremo come gli svizzeri che hanno indetto un referendum"

Il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato la decisione del governo di sospendere la firma del Global Compact sull’immigrazione. Del tema, ha spiegato, dovrò occuparsene il Parlamento.

Inoltra ha annunciato che l’Italia non parteciperà al summit Onu di Marrakech, in Marocco, che tra il 10 e l’11 dicembre adotterà il documento.

La conferma ufficiale della sospensione della firma dell’accordo è arrivata con una nota del premier Giuseppe Conte:

“Il Global Migration Compact è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini. Per questo è opportuno parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all’esito di tale discussione, come pure è stato deciso dalla Svizzera”.

Global Compact | I principi centrali

Principi centrali del Global Compact for Migration sono:

  • la lotta alla xenofobia
  • la lotta allo sfruttamento
  • il contrasto del traffico di esseri umani
  • il potenziamento dei sistemi di integrazione
  • assistenza umanitaria
  • programmi di sviluppo
  • procedure di frontiera nel rispetto del diritto internazionale, a iniziare dalla Convenzione sui rifugiati del 1951

Global Compact | “Gli apporti positivi dei migranti”

Uno dei principi più invisi alle forze politiche di destra, a partire dagli Usa di Donald Trump, è quello che chiede “il riconoscimento e l’incoraggiamento degli apporti positivi dei migranti e dei rifugiati allo sviluppo sociale”. Il Patto prevede inoltre un maggiore sostegno ai Paesi e alle comunità che ospitano il maggior numero di rifugiati.

Global Compact | I Paesi contrari

Resistenze, però, soprattutto con i vari cambi di colore dei governi, sono arrivate da diversi Paesi che hanno firmato il documento nel 2016. Dagli Stati Uniti di Donald Trump ai cosiddetti Paesi del Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblia Ceca, Slovacchia, Ungheria). A questi si sono aggiunti Austria, Bulgaria, Svizzera e Polonia.