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‘Zecca di merda’, svastiche e insulti al professore antifascista del Montale di Roma: “Adesso ho paura”

Le svastiche e gli insulti rivolti all'insegnante hanno scatenato la reazione degli studenti del Montale. Cancellate le scritte dai muri della scuola, ma l'angoscia del prof rimane.

Immagine di copertina
Le scritte intimidatorie sul muro del liceo Montale di Roma

“Sono spaventato. Ho paura a tornare a casa da solo la sera dopo le svastiche e le scritte violente sul muro del mio Liceo. Gesti del genere sono violenti: vogliono essere dimostrativi e intimidatori. Ma non mi arrendo, continuerò a portare la Costituzione nelle scuole”.

A parlare è Andrea Barbetti, 50 anni, professore di latino e italiano al Liceo Montale di Roma, che il 23 novembre 2018 è stato minacciato con scritte intimidatorie e croci naziste sui muri della sua scuola. Antifascista e presidente della sezione dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) “Ragazze della Resistenza”, l’insegnante ha raccontato a TPI di non voler arrendersi e di essere “Pronto a continuare tutte le battaglie civili necessarie nelle scuole”.

svastiche professore antifascista

Il professore antifascista Andrea Barbetti

  • L’editoriale: “Dimenticate il post-fascismo, quello che stiamo vivendo è il pre-fascismo”

Ci può raccontare l’episodio intimidatorio che ha subito?

“Zecca di merda e Andrea Balbetti Merda”: queste le scritte, con numerose svastiche intorno e un “Hi, Hitlel” vicino. Entrambe con un L al posto della R, sia nel mio cognome che in quello di Hitler, quello che forse è il loro idolo. Trovarsi davanti agli occhi il chiaro simbolo nazista, le confesso, fa effetto. Non ci volevo credere. Quando sono arrivato a scuola, molto in anticipo come sempre, c’era un manipolo riunito di studenti nel cortile. Dietro di loro, sul muro d’entrata, le scritte. Si trovano dentro al cortile, quindi per farle queste persone hanno ripetutamente violato la legge.

Perché le hanno fatto questa minaccia?

Perché anche se sono un comune insegnante, dico le cose molto chiaramente sul mio territorio. Facendo nomi e cognomi, nella letteratura come nell’attualità. Una delle mie ultime iniziative, cinque anni fa, è stata quella di fondare una sezione dell’Anpi. Insieme ad ex alunni dell’istituto e cittadini del quartiere abbiamo fatto questa azione politica dal forte valore sociale. E hanno deciso di farmi presidente della sezione. Le attività che facciamo sono cineforum, dibattiti, spettacoli. Ma dove parliamo senza peli sulla lingua di fascismo e antifascismo. Evidentemente a tante persone non sta bene.

Chi sono i responsabili secondo lei?

Di sicuro non i miei alunni. Ci metterei le mani sul fuoco. I miei ragazzi, al contrario di quello che si dice di tanti giovani, sono impegnati nella società: fanno volontariato, si informano, hanno una coscienza politica.
Domani incontrerò l’ispettore di Polizia. Stanno indagando sui responsabili di questo atto, ma mi dicono che non si è trattata di una bravata. Sicuramente sono delle persone che sanno bene dove colpirmi: in quella che definisco la mia casa, il mio liceo da vent’anni a questa parte. Se era uno scherzo, l’hanno fatto talmente bene da renderlo serio.

I ragazzi hanno dato una bella risposta però…

Nello stesso muro delle minacce, già lo scorso anno avevano scritto “Anna Frank”. Quella frase è stata ricoperta dalla poesia “Primavera Hitleriana” di Eugenio Montale da un writer per un’ammirabile iniziativa degli alunni della scuola stessi. Alla violenza quella volta i ragazzi avevano risposto con la bellezza, avevano fatto una colletta e avevano pagato le vernici, e la cattiveria si è trasformata in una lezione all’aperto del writer. Questa volta è più pesante invece. Ma i ragazzi sono forse più coraggiosi di me: si sono rimboccati le maniche a hanno ripulito il muro.

svastiche professore antifascista

I ragazzi ripuliscono il muro incriminato

Lei è un professore e un cittadino di parte: cosa trasmette ai suoi studenti?

Con altri colleghi abbiamo preso la decisione di lavorare sulla Costituzione. Una scelta poetica di cui c’è bisogno. Nelle classi, nelle ore curricolari, spiego gli articoli della Costituzione e li leghiamo all’attualità. Leggiamo i giornali: faccio così sviluppare il pensiero critico e il dubbio. Cerco di portare l’educazione civica all’interno dell’italiano e del latino. È obbligatorio riflettere sul presente. Quando si parla di Dante, Manzoni o Montale o tutti gli autori italiani in programma, è difficile trovarne uno che non tocchi il tasto di appartenenza alla società. Cerco di entusiasmare i ragazzi e farli diventare dei cittadini migliori.

Perché è importante oggi, in questo particolare momento storico, insegnare la Costituzione e i valori dell’antifascismo?

Perché i ragazzi non restino solo nel mondo virtuale, e imparino invece dalla storia. L’insegnante infondo è un intellettuale, in quanto tale cerco di capire il nostro tempo. Non mi sentirei apposto con la coscienza a non insegnare i valori dell’antifascismo ai miei alunni che si stanno formando, che sono delle spugne, forse più a scuola che a casa in questi anni del liceo. E, non dimentichiamolo, che presto voteranno! Nell’Italia di oggi ci sono troppi esempi violenti, conditi da un linguaggio volgare e fascista. Essenziale è affrontare in classe i temi delle fake news, del bullismo digitale e del populismo. Saper riconoscere il fascismo nelle cose quotidiane è importante per interpretare il mondo.

Cosa la spaventa di più dopo questo atto che lei stesso definisce “fascista”? 

Sono ancora stupito, devo dire la verità. Quando la sera, al buio rientro a casa mia, mi guardo le spalle. Ho il pensiero di poter essere aggredito. Cerco di non pensarci, ma ci penso. Fortunatamente ho molte persone vicino e l’Anpi Roma mi ha dimostrato tutta la solidarietà possibile, organizzando anche un incontro presso”Ragazze della Resistenza” a Marconi, venerdì 30 novembre.
Se volevano spaventarmi, ci sono riusciti purtroppo. Ma più di questo, sono spaventato dei tempi che stiamo vivendo. Tempi in cui vengono colpiti gli insegnanti, i giornalisti, gli attivisti o anche i singoli cittadini che si impegnano sui loro territori. E non solo da piccoli bulli a cui si potrebbe non dare importanza, ma anche dai politici, dalle nostre classi dirigenti.