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Berlusconi, niente sentenza della Corte di Strasburgo: caso chiuso

La Corte europea sui diritti umani ha deciso sul ricorso dell'ex premier, decaduto dalla carica di senatore secondo quanto previsto dalla Legge Severino

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Silvio Berlusconi. Credit: Getty Images

Caso chiuso senza sentenza. Accolta la richiesta dell’ex premier di non entrare in giudizio sul ricorso presentato dai suoi legali contro la decadenza da senatore dovuta all’applicazione della legge Severino.

La Corte europea dei diritti umani (CEDU) poteva scegliere tra quattro “ipotesi”: assoluzione o condanna dell’Italia, totale o parziale; inammissibilità del ricorso di Silvio Berlusconi; il non pronunciamento sul caso.

In una lettera presentata a Strasburgo lo scorso 27 luglio dopo la riabiliazione dell’ex premier stabilita dal tribunale di Milano i legali di Silvio Berlusconi hanno dichiarato di non avere più interesse alla sentenza perché, anche una condanna dell’Italia, non avrebbe prodotto “alcun effetto positivo” per il leader di Forza Italia.

Secondo la tesi difensiva dei legali dell’ex premier la “Severino” non poteva essere applicata nel caso di Silvio Berlusconi in quanto i reati per i quali era stato condannato erano stati commessi prima dell’entrata in vigore della legge.

Da sottolineare che proprio a causa della legge Severino Silvio Berlusconi non è stato candidabile alle ultime elezioni politiche, quelle del 4 marzo 2018.

“Non c’era più necessità di portare avanti il ricorso” perché “nel frattempo Silvo Berlusconi era tornato nella pienezza dei propri diritti politici”. Così in un una nota i legali del leader di Forza Italia hanno commentato la (non) sentenza.

Non solo. “Una condanna dell’Italia” hanno chiarito gli avvocati Franco Coppi, Bruno Nascimbene, Andrea Sacucci e Niccolò Ghedini, “avrebbe comportato ulteriori tensioni nella già più che complessa vita del Paese, circostanza che il Presidente Berlusconi ha inteso assolutamente evitare”.

Nell’aprile di quest’anno l’intervenuta riabilitazione ha infatti anticipatamente cancellato gli effetti della predetta legge. Per questo secondo la difesa non c’era più la necessità di proseguire nel ricorso.

La decadenza di Silvio Berlusconi

La decadenza di Silvio Berlusconi è stata stabilita il 27 novembre 2013 con il voto del Senato a scrutinio palese come conseguenza della sentenza definitiva nel processo sui diritti tv Mediaset. La notizia ebbe ovviamente una vasta eco sulla stampa internazionale.

Quel giorno le parlamentari di Forza Italia si presentarono al Senato vestite di nero per protesta contro quella che ritenevano una legge “contra personam”.

Dopo il voto il Movimento 5 Stelle mostrò in Aula uno striscione con su scritto: “Fuori uno, tutti a casa!”.

La condanna di Silvio Berlusconi

La condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione è stata decisa il 1° agosto 2013. L’accusa: frode fiscale in merito alla compravendita dei diritti televisivi Mediaset.

Decadenza di Silvio Berlusconi, cosa dice la Legge Severino

La legge Severino regolamente alcune aree della politica italiana e della Pubblica Amministrazione. La Legge numero 190 del 6 novembre 2012 prende nome di “Legge Severino” dall’ex Ministro della Giustizia, Paola Severino all’epoca del governo di Mario Monti.

I principi della Legge Severino

Temi centrali della Legge Severino sono: anticorruzione, concussione, ineleggibilità, sospensione, decadenza e incandidabilità.

  • Anticorruzione: l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) attua le sue competenze per la prevenzione alla corruzione in Italia.
  • Concussione: chi viene condannato per questo reato sarà non idoneo per eventuali cariche nella Pubblica Amministrazione e per le cariche politiche.
  • Ineleggibilità: ineleggibili e non candidabili coloro che sono stati condannati a più di due anni di reclusione per i reati punibili almeno fino a quattro anni.
  • Sospensione: ha valore retroattivo e prevede, anche a nomina avvenuta regolarmente, la sospensione di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina.
  • Incandidabilità: regola l’incandidabilità per le cariche nel Parlamento italiano, nel Parlamento Europeo e negli enti locali per tutti coloro che hanno condanne legate alla corruzione.