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Mantova, 15enne manda all’ospedale la madre perché non le fa caricare un video su Youtube

La ragazza ha colpito al volto e all'addome la donna, che è stata ricoverata e medicata in ospedale. A chiamare la polizia, un vicino che ha sentito le urla

Immagine di copertina
La ragazza è stata denunciata per lesioni e segnalata alla procura dei minori di Brescia

Una mamma vieta alla figlia di caricare un video sul suo canale YouTube, e la 15enne la picchia violentemente. È successo a Mantova, e non sono bastate le cure dei sanitari: la donna è stata ricoverata in ospedale, e poi dimessa con una prognosi di alcuni giorni.

Il motivo della lite: è domenica sera, l’adolescente ha appena finito di registrare e montare un video in cui danzava per il suo canale pubblico sulla piattaforma.

Prima di caricarlo però decide di chiedere il permesso alla madre. Dopo aver visto le immagini della figlia, la mamma le dice di non ritenere la pubblicazione opportuna, con un semplice “no”.

È a quel punto che la 15enne dà in escandescenza, inizia a urlare e si scaglia contro la madre, ferendola al volto e all’addome.

Un vicino di appartamento sente le grida e decide di chiamare la polizia, che interviene poco dopo e a sua volta chiede l’intervento dei 118.

La ragazzina, non nuova a litigate furiose con la madre, è stata denunciata per lesioni e segnalata alla procura dei minori di Brescia e ai servizi sociali del Comune. Ora il tribunale dei minori di Brescia deciderà il destino della ragazza.

Social – Qui vi abbiamo raccontato di come un altro social, Instagram, sia diventata una comunità in cui l’odio, il bullismo e le molestie circolano libere quasi senza barriere.

Il social, acquistato da Facebook nel 2012, è stato a lungo considerato una sorta di isola felice della rete, all’avanguardia nelle strategie di contrasto all’odio e alle molestie online.

Una lunga inchiesta di The Atlantic ha però messo in luce come i media abbiano sostanzialmente assecondato la narrazione ufficiale veicolata dal social senza mai scavare a fondo.

The Atlantic ha raccolto le testimonianze di diversi moderatori di contenuti su Instagram, che sotto la garanzia dell’anonimato hanno spiegato come la distanza tra la propaganda del social e la realtà sia enorme.

“Ci sono dei programmi mirati a ridurre il bullismo e le molestie – ha riferito uno di loro – ma ci lavorano pochissime persone. Sono iniziative pensate solo per migliorare l’immagine della compagnia”.