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Migranti, la denuncia di Mediterranea: “Le forze libiche hanno fatto irruzione sulla nave Nivin. Ci sono feriti”

Sull'imbarcazione si trovano 71 migranti, soccorsi nel Mediterraneo, che da più di dieci giorni si rifiutano di sbarcare. Ci sarebbero feriti, secondo quanto riportato dalla ong che con la nave Mare Jonio in un'azione di monitoraggio su quanto si verifica davanti alle coste della Libia

Immagine di copertina
Foto di repertorio

Secondo quanto riportato dalla missione Mediterranea, le forze armate libiche sarebbero salite, intorno alle ore 11.40, sulla Nivin, la motonave ferma nel porto di Misurata con 71 migranti a bordo soccorsi nel Mediterraneo che da dieci giorni si rifiutano di sbarcare.

“Dalle 11.41 non si hanno notizie dei profughi a bordo. Italia ed Unione europea non permettano violenza su persone che lottano per non essere ancora torturate”, ha detto Mediterranea, che sta seguendo la vicenda, l’ong che con la nave Mare Jonio è impegnata in un’azione di monitoraggio su quanto si verifica davanti alla Libia.

Secondo l’Ong, decine di persone sarebbero rimaste ferite e portate all’ospedale della città mentre altre sarebbero tornate nel centro di detenzione di Kararim. Alle Ong non sarebbe consentito l’accesso all’area.

La storia – Più di 70 migranti sono bloccati su una nave panamense ferma al porto libico di Misurata e si rifiutano di scendere.

Secondo quanto riferito da Amnesty International, l’8 novembre 2018 il“Nivin”, un mercantile battente bandiera panamense, ha soccorso nel Mediterraneo centrale un gruppo di migranti che cercava di raggiungere l’Europa.

Il “Nivin”, dopo aver soccorso i profughi, si è diretto verso la Libia, violando secondo la Ong il diritto internazionale: il paese africano infatti non è considerato un porto sicuro.

I migranti però si sono rifiutati di lasciare il mercantile temendo di essere spediti nei centri di detenzione presenti in Libia.

Alcuni di loro infatti hanno raccontato ai giornalisti che preferirebbero morire piuttosto che essere costretti a sbarcare nel paese africano, dove temono di essere fatti prigionieri e torturati dai contrabbandieri. “Siamo disposti ad andare ovunque, ma non in Libia”.

La maggior parte di loro sono originari dell’Africa sub-sahariana e dall’Asia meridionali.

Dopo essere arrivati nel porto di Misurata il 10 novembre, 14 persone, tra cui minori non accompagnati, una madre e un bambino hanno lasciato la nave e sono stati inviati dalle autorità nei centri di detenzione ufficiali in Libia ma a bordo della nave ci sarebbero ancora 79 migranti.

Gli operatori di Medici senza Frontiere si sono occupati delle condizioni di salute delle persone rimaste sul mercantile, mentre Amnesty International ha denunciato la situazione in cui versano i migranti.

“Le proteste a bordo del mercantile, ora ancorato nella rada di Misurata, dà una chiara indicazione delle condizioni terribili dei centri di detenzione libici per migranti e rifugiati, in cui torture, stupri, pestaggi, estorsioni e ulteriori violenze sono all’ordine del giorno”, ha affermato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“È davvero ora che le autorità libiche pongano fine alla brutale prassi di porre illegalmente in detenzione migranti e rifugiati. Nessuno dovrebbe essere respinto in Libia per essere sottoposto a condizioni di prigionia inumane e alla tortura”.

Le persone soccorse, continua Amnesty, non dovrebbero essere “costrette a sbarcare per essere portate in un centro di detenzione libico dove potrebbero subire torture e altri abusi”.