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Piero Angela: “Insegniamo ai giovani il senso dello Stato”

Per il conduttore di "Superquark" è necessario partire dalla scuola

Immagine di copertina
Il divulgatore televisivo Piero Angela

“Ai ragazzi direi che in Italia troppo spesso confondiamo Stato e Governo. Lo Stato siamo noi e ne abbiamo tutta la responsabilità”. Piero Angela, divulgatore scientifico e conduttore televisivo, in un’intervista al Messaggero ha spiegato come, secondo lui, è possibile trasmettere il senso dello Stato ai giovani.

“Se la strada è sporca, con i rifiuti a terra, la colpa è nostra che abbiamo lasciato lì la spazzatura. Inutile prendersela con chi ci governa. I ministri sono solo i rappresentanti temporanei dello Stato, non sono lo Stato. E anche loro dovrebbero ricordarselo. I due poteri devono essere nettamente distinti per evitare corruzione e favoritismi”.

Piero Angela sulla Costituzione italiana

Per lo scrittore gli italiani sanno pochissimo di Stato. Un concetto che dovrebbe, per prima cosa, essere insegnato nelle scuole. L’educazione civica è spesso prevista come insegnamento, ma non sempre studiata davvero.

“È sempre bene conoscere la Costituzione, ma io andrei oltre la conoscenza degli articoli a memoria altrimenti diventa una semplice poesia – ha dichiarato Piero Angela – Bisogna far capire ai ragazzi le implicazioni e le conseguenze del trasgredire le regole. Esistono i diritti ma prima ancora dobbiamo pensare ai nostri doveri. Vorrei scrivere un libro per le scuole su questo tema, penso che lo farò”.

Piero Angela e i giovani

Il conduttore di Superquark, parlando ai microfoni dei Lunatici – trasmissione di Rai Radio 2 – si è soffermato sui giovani di oggi: “Dovrei valutarli uno alla volta. Non sono per le categorie. Io, per esempio, non mi sento vecchio, anche se ho 90 anni. Di solito si parla male dei ragazzi di oggi, ma io invece ne incontro tantissimi in gamba”.

Il rapporto con Alberto Angela

Piero Angela ha confermato l’ottimo rapporto che lo lega a suo figlio Alberto, anche lui divulgatore scientifico e paleontologo: “Alberto è sempre stato molto curioso. Curioso quanto me di leggere, di capire, di parlare, anche di scienza. Anzi, forse soprattutto di scienza. Avevamo un linguaggio comune, questa è stata una fortuna”.