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Chi è Jacline Mouraud, la donna che guida la protesta dei gilet gialli in Francia

Madre di tre figli, musicista, ipnosi-terapeuta, ogni tanto lavora come agente di sicurezza "per arrotondare nei fine mese difficili"

Il 17 novembre è iniziata in Francia la protesta dei ‘gilet gialli’ contro l’aumento del costo del carburante deciso dal governo Macron.

Per protestare contro il caro carburanti, da Digione a Rennes, da Parigi a Bordeaux, almeno 50mila manifestanti hanno indossato i gilet catarifrangenti gialli e organizzato migliaia di blocchi stradali.

Il movimento è nato a seguito di un video contro l’esecutivo francese pubblicato online da Jacline Mouraud, una donna di 51 anni che vive in un villaggio del Morbihan, in Bretagna. Il video di 4 minuti è stato visto più di 6 milioni di volte.

Jacline Mouraud è sposata, alle spalle ha un primo divorzio, è madre di tre figli, musicista, ipnosi-terapeuta e ogni tanto lavora come agente di sicurezza “per arrotondare nei fine mese difficili”.

Nel video, racconta di vivere con meno di mille euro al mese e di possedere solo il suo Suv diesel comprato 10 anni fa per 11 mila euro.

“La gente comune non ne può più delle revisioni obbligatorie” delle auto, dice la pasionara, “tanto lei, signor Macron, viaggia con l’auto blu”.

La donna, diventata simbolo della protesta in Francia, accusa il governo Macron di aver dato vita a “una caccia contro gli automobilisti” attraverso un aumento delle tasse e “l’inasprimento dei controlli di tipo tecnico e l’introduzione di pedaggi all’ingresso delle principali città”.

“Dove sta andando la Francia, signor Macron? Certamente non dove hai detto che l’avresti portata”, conclude Jacline Mouraud.

Parlando della protesta dei ‘gilet gialli’ la donna assicura che “è un movimento spontaneo di cittadini, apolitico e senza legami con i sindacati, né un’organizzazione centrale”.

“Ci sono disoccupati, ma anche tante persone che lavorano. C’è chi ha un impiego ma non i soldi per affittare un appartamento e dorme in macchina. Ci sono imprenditori che non riescono a pagare i contributi dei dipendenti e non si prendono neanche uno stipendio, altrimenti chiudono la baracca”.

“Da ora in poi vogliamo agire per corporazione. Lunedì mattina (17 novembre, ndr) cominciano già i camionisti a protestare. Dopo, gli infermieri. E altri ancora”.