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Che cos’è la pace fiscale e cosa prevede la manovra di governo

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La pace fiscale è stata inserita nel decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019, e l’obiettivo del Governo è di incassare circa 3,5 miliardi di euro. Qui tutto quello che c’è da sapere sulla manovra da 37 miliardi approvata, dopo giorni di tensioni, dal Consiglio dei ministri la sera di lunedì 15 ottobre e inviata alla Commissione europea.

Il decreto fiscale 2019 è una delle misure più importanti della Legge di Bilancio 2019 del governo Lega-M5s.

La pace fiscale, secondo quanto si legge nel contratto di governo firmato da Lega e M5S, consiste in una serie di misure volte a “rimuovere lo squilibrio economico delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”.

In un primo momento era stato previsto anche un condono per coloro che non avevano dichiarato i redditi attraverso una una dichiarazione integrativa fino al 30 per cento, con un tetto fissato a 100mila euro, e un’aliquota al 20 per cento sul maggiore imponibile Irpef dichiarato nei cinque anni precedenti.

In un vertice a Palazzo Chigi nella notte tra giovedì 15 e venerdì 16 novembre 2018 il Governo ha tuttavia cancellato questa possibilità.

Cosa prevede la pace fiscale contenuta nella manovra di governo 2019

È prevista un’aliquota al 20 per cento per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Al contrario di quanto stabilito inizialmente, non si potrà invece optare per la dichiarazione integrativa per far emergere somme non dichiarate.

Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20 per cento del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado o il 50 per cento in caso di vittoria in primo grado.

La rottamazione delle cartelle, che secondo le ultime notizie dovrebbe riguardare i debiti fino a 500mila euro, prevederebbe di pagare i propri debiti in 10 rate da poter dilazionare in 5 anni.

Per quanto riguarda le controversie pendenti con l’Agenzia delle Entrate, il decreto prevederebbe la possibilità di chiudere i contenziosi pendenti pagando un valore pari al valore della controversia, ridotto in caso di soccombenza in giudizio del Fisco.

I contribuenti che hanno debiti con l’Agenzia delle entrate possono beneficiare della pace fiscale pagando solo una piccola percentuale della cartella. L’importo specifico da pagare viene calcolato singolarmente su ciascun soggetto che aderisce alla procedura. Potrebbero essere previste tre diverse aliquote di pagamento: 25 per cento, 10 per cento e 6 per cento, in base al reddito.

Le cartelle ammesse alla nuova rottamazione sono quelle riferite al periodo che va dal 2000 fino al 31 dicembre 2017 mentre per quanto riguarda la definizione agevolata delle controversie tributarie saranno ammesse le liti fiscali in cui il ricorso di primo grado è stato notificato alla controparte entro il 30 settembre 2018.

Tra le norme contenute nel decreto fiscale c’è la possibilità di correggere gli errori formali nelle dichiarazioni dei redditi con 200 euro per ogni anno ed è previsto un incremento di 3 milioni di euro del Fondo nazionale per le politiche migratorie per la lotta al caporalato: lo stanziamento, a decorrere dal 2019, servirà anche a far funzionare un tavolo apposito al ministero del Lavoro.

In sostanza, ciò che prevede questo decreto fiscale, è la possibilità di pagare l’importo dovuto a condizioni più vantaggiose, senza sanzioni o interessi.

La pace fiscale partirà dal 2019, secondo le tempistiche che verranno specificate nel decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019.

Le entrate previste, circa 3,5 miliardi di euro secondo le previsioni del governo, serviranno per l’avvio della flat tax, che nel 2019 riguarderà partite IVA e imprese dal 2019 e dal 2020 sarà estesa alle famiglie.

Entro il 30 aprile 2019 bisognerà fare domanda di rottamazione delle cartelle e entro il 16 maggio bisognerà richiedere l’adesione alla definizione agevolata delle liti fiscali.