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Perché Trump ha vinto le elezioni di midterm anche se le ha perse

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Donald Trump

“Trump può sorridere”: possiamo sinterizzare così tante analisi politiche successive al voto della scorsa settimana per le elezioni di midterm. La narrazione mediatica è stata questa: i Democratici riconquistano la maggioranza al congresso, ma i repubblicani tengono più del previsto e trionfano al Senato.

Eppure, se guardiamo i dati, queste elezioni sono state molto negative per Trump. I repubblicani hanno perso quasi 40 seggi al Congresso, mentre al Senato guadagneranno probabilmente un solo seggio. Ma perché Trump è uscito così bene mediaticamente da un voto che non l’ha premiato?

Le ragioni sono almeno tre. La prima è legata alle aspettative: Trump è stato dipinto, sia in patria che all’estero, come un presidente ridicolo, con indici di fiducia al minimo storico. La stampa, nei suoi confronti, non è mai stata benevola, e questa opposizione a Trump, in parte, si è rivelata un boomerang, abbassando le aspettative sul suo risultato.

Sebbene gli indici di gradimento del magnate siano bassi, rimane comunque apprezzato da più del 40 per cento degli americani, ma la percezione che si ha di lui è quella di un presidente ripudiato dagli elettori: è evidente che, con l’asticella puntata così in basso, a Trump bastasse poco per sorprendere.

La seconda è legata agli orari degli scrutini. Come ha sottolineato Lorenzo Pregliasco in alcuni tweet di analisi, il fatto che i primi stati chiave a chiudere i seggi e contare i voti siano stati Indiana e Florida, tra i pochi stati decisivi a premiare i repubblicani, ha agevolato fortemente il GOP nel comunicare un esito del voto favorevole, e ha trasmesso questo messaggio a molti americani.

Chi ha seguito i risultati solo distrattamente all’inizio della “maratona elettorale” ha assistito alla vittoria dei candidati trumpiani in questi due stati chiave.

Infine, il presidente ci ha messo del suo, confermandosi abilissimo stratega e comunicatore. Non ha atteso gli esiti del voto per commentarlo. Gli sono bastati gli scrutini dei primissimi stati per annunciare con un tweet una “grande vittoria”.

Chi ha commentato il voto successivamente, è partito dal suo intervento, rimanendo intrappolato nel frame vittorioso del presidente. Un tweet tempisticamente perfetto, scritto con l’unico fine di orientare la lettura del voto. Missione riuscita.