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Brexit, si dimette Shailesh Vara, il ministro britannico per l’Irlanda del Nord

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Shailesh Vara

Shailesh Vara, ministro britannico per l’Irlanda del Nord,  si è dimesso perché contrario alla bozza di accordo sulla Brexit raggiunta dal governo May, martedì 13 novembre, con i negoziatori di Bruxelles.

“Con molta tristezza e rammarico ho presentato la mia lettera di dimissioni da ministro dell’Irlanda del Nord al premier”, ha scritto il 58enne esponente dei Tories in un tweet.

“Siamo una nazione orgogliosa e ci siamo ridotti ad obbedire alle regole fatte da altri paesi, che hanno dimostrato di non avere a cuore i nostri migliori interessi. Possiamo e dobbiamo fare meglio di questo. Il popolo del Regno Unito merita di meglio”.

L’accordo sulla Brexit

Il 14 novembre 2018 il governo britannico ha approvato la bozza sull’accordo della Brexit raggiunta, martedì 13 novembre, con i negoziatori di Bruxelles. (Quiabbiamo parlato dei punti previsti dalla bozza dell’accordo con l’Unione Europea)

“L’accordo ha avuto il sostegno del governo dopo un dibattito lungo e appassionato”, ha affermato la May in un discorso alla fine della riunione convocata per esaminare il testo dell’accordo.

“È quanto di meglio abbiamo potuto negoziare, ma la decisione finale non è stata presa con leggerezza”.

Prima della riunione – Nel ‘question time’ che ha preceduto la riunione, la May ha affermato che “la bozza sulla Brexit è quanto di più vicino alla scelta degli elettori britannici” e che l’intesa tecnica “avvicina significativamente” il Regno Unito a “ciò per cui il popolo ha votato” nel giugno 2016.

Martedì 13 novembre, secondo quanto riferito dai media britannici, l’accordo tecnico tra il Regno Unito e l’Unione europea permetterà di superare i nodi principali relativi ai rapporti commerciali, all’immigrazione e alla giurisdizione della Corte di giustizia europea. Sarebbe stata trovata un’intesa anche sulla questione nordirlandese, in base alla quale l’Irlanda del Nord avrebbe in via temporanea un regime doganale simile a quello della Ue fino al raggiungimento di un successivo accordo definitivo.

“Penso che siamo abbastanza vicini”, aveva detto una fonte europea di alto livello al quotidiano britannico The Guardian.

La chiusura positiva dei negoziati era attesa con particolare attenzione dalla premier Theresa May, che deve fare i conti con le divisioni interne al Partito conservatore e con le istanze per un nuovo referendum.

A luglio David Davis, segretario di stato britannico con delega alla Brexit, si è dimesso in polemica con il piano di uscita soft dall’Unione europea sostenuto dalla premier. May lo ha sostituito con Dominic Raab, ex ministro per l’abitazione, noto per le sue posizioni euroscettiche.

Tuttavia i sostenitori di un divorzio più marcato da Bruxelles non sono riusciti a proporre un piano Brexit alternativo a quello ufficiale del governo May che l’Ue possa prendere in considerazione, in particolare una strategia che contenga una soluzione alternativa e soprattutto praticabile per il confine irlandese.

Posto che il termine ultimo per la permanenza del Regno Unito nell’Ue è il 29 marzo 2019, la Commissione europea aveva fatto sapere di non voler protrarre la successiva transizione oltre il 31 dicembre 2020, data che coincide con la scadenza del bilancio dell’Unione europea di durata settennale.

Il Regno Unito, da parte sua, puntava a ottenere un periodo transitorio di due anni, anche se negli ultimi giorni il capo-negoziatore di Londra, Davis, aveva aperto a un periodo più breve.

Il compromesso è stato trovato a 21 mesi: fino al 31 dicembre del 2020 il Regno Unito continuerà a essere soggetto alle norme europee.