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Perché la Chiesa non pagava l’Ici?

Come funziona la tassazione e l'esenzione

Immagine di copertina
Una vista del Vaticano

Ici e Imu Chiesa Cattolica: come funziona la tassazione, l’esenzione e il calcolo

ICI CHIESA CATTOLICA – Prima l’Ici, poi l’Imu: un tema ricorrente quando si parla di Chiesa è la tassazione e le esenzioni di cui gode in Italia.

Se ne torna a parlare in occasione della sentenza Ue per cui il Vaticano non può essere esentato dal pagamento dell’Ici e lo Stato italiano è autorizzato a recuperare i contributi non versati.

Questo è quanto hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea che hanno annullato la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 che avevano sancito “l’impossibilità di recupero dell’aiuto a causa di difficoltà organizzative nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi”.

Ici e Imu Chiesa Cattolica, le leggi vigenti

Ma come funziona?

L’Ici, poi sostituita dall’Imu, era stata introdotta nel 1992 e inizialmente esentava solo gli enti non commerciali appartenenti alla Chiesa e al mondo non profit in generale. Nel 2005 il governo Berlusconi però ampliò l’esenzione, allargandola anche agli immobili con fini commerciali.

Nel 2012, l’allora governo Monti che aveva abbandonato la vecchia Ici per l’Imu, stabilì che l’esenzione doveva riguardare solo quegli immobili della Chiesa dove non venivano svolte attività economiche.

Dal 2012 vengono esentati dall’Imu e dalla Tasi solo i fabbricati e per le loro pertinenze destinate esclusivamente “all’esercizio del culto e alla cura per le anime, alla formazione del clero e dei religiosi a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana”.

Scrive il sito specializzato Finanzaterritoriale.it:

“Ai fini dell’esenzione ICI/IMU/TASI per le attività di religione e di culto, la normativa IMU riproduce quella precedente dell’ICI. Con l’ICI (art. 7 commi d, i dlgs 504/1992) e poi con l’IMU (art. 9 co. 8 Dlgs 23/2011) si e’ sempre prevista l’esenzione – tra gli altri – per i fabbricati e pertinenze destinati esclusivamente all’esercizio del culto ed alle attività di cui all’art. 16 lett. “a” L 222/1985. Il legislatore e’ poi intervenuto per definire la tassazione ed i criteri di esenzione in base a criteri di proporzionalità (DM 200/2012) per gli enti non commerciali (anche religiosi) che svolgono queste attività (art. 7 comma i, decr.legisl. n. 504/1992). Le esenzioni previste ai fini IMU/TASI quindi si applicano per i fabbricati e per le loro pertinenze destinati esclusivamente all’esercizio del culto e alla cura per le anime, alla formazione del clero e dei religiosi a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana (art. 7, c. 1, lett. d decr.legisl. 504 /1992, comma 8 dell’articolo 9 del decr. Legisl. n. 23 del 2011)”.

Ecco cosa scriveva Famiglia Cristiana nel 2012:

“Autorevoli giornali e apprezzati giornalisti hanno contribuito ad alimentare nell’opinione pubblica un’autentica “bufala”: la Chiesa, finalmente, pagherà l’Imu sui propri immobili. Ma la Chiesa ha sempre pagato le tasse su tutte le attività commerciali! Nessuno, con un minimo di onestà intellettuale, può affermare il contrario. Era esentata, come tanti altri organismi ed enti laici, solo per le attività solidali ed educative. Le polemiche e gli attacchi finiti sui giornali, alimentati soprattutto dai radicali, riguardavano situazioni “miste” (culto e commercio), su cui ora s’è fatta chiarezza. La Chiesa, anzi, ha invitato a procedere nei casi ove la legge è stata violata. Ci aspetteremmo altrettanta chiarezza in altre istituzioni”

Ici Chiesa cattolica, la sentenza Ue e le altre sentenze

L’avvocato generale della Corte europea, Melchior Wathelet, ha spiegato che l’Ici non pagata dalla Chiesa, che era stata ritenuta in passato un aiuto di Stato illegale nel 2012, deve essere recuperata.

Il ricorso accolto dalla Corte Ue sull’Ici è stato promosso dalla scuola elementare Montessori di Roma contro la sentenza del Tribunale Ue del 15 settembre 2016 che in primo grado aveva ritenuto legittima la decisione di non recupero della Commissione nei confronti di tutti gli enti non commerciali (come gli istituti scolastici o religiosi).

Respinto invece il ricorso sull’Imu per cui la Chiesa continua ad essere esentata dal pagamento.

L’Ue aveva affermato che il “sistema italiano di esenzioni all’Ici concesse a enti non commerciali per scopi specifici tra il 2006 e il 2011 era incompatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato”, in quanto conferiva di fatto “un vantaggio selettivo alle attività commerciali svolte negli immobili di proprietà della Chiesa rispetto a quelle portate avanti da altri operatori”.

Nel 2012, l’allora governo Monti aveva reagito abbandonando la vecchia Ici per l’Imu, le esenzioni riguardarono solo quegli immobili della Chiesa dove non venivano svolte attività economiche.

In quell’occasione, la Commissione europea riconobbe all’Italia le ragioni sulla “assoluta impossibilità” di recuperare il dovuto per il 2006-2011, che stando alle stime dell’Anci, sarebbe pari a circa 4-5 miliardi di euro.

Ici Chiesa Cattolica, le cifre da pagare

“Dedichiamo questa vittoria da Marco Pannella e al Partito radicale, che deve continuare a vivere attraverso gli iscritti per poter portare avanti le battaglie di civiltà in questo Paese”: a parlare è il fiscalista radicale Carlo Pontesilli, promotore della causa della Montessori insieme all’ex deputato Maurizio Turco.

Pontesilli e Turco si dichiarano pronti a sollecitare con una memoria la Commissione a recuperare gli importi non pagati fin dal 1992, anno di istituzione dell’Ici, per una somma che si aggirerebbe tra i 13 e i 14 miliardi di euro.

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