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Alta tensione tra Gaza e Israele: colpiti 150 obiettivi della Striscia, uccisi cinque palestinesi e feriti tredici israeliani

Circa 400 razzi sono stati lanciati da Gaza su Israele, che ha risposto bombardando 150 obiettivi della Striscia.

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CREDIT: Bashar TALEB / AFP

Riprendono i bombardamenti tra Israele e Gaza. Quattro palestinesi sono stati uccisi sulla Striscia e un palestinese ha perso la vita ad Askhelon, nel sud di Israele.

Secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, lunedì 12 novembre circa 400 razzi sono stati lanciati da Gaza su Israele, tra cui una settantina dopo la mezzanotte. Un centinaio di razzi, secondo media locali, sono stati intercettati dal sistema Iron Dome. Il corpo senza vita di un uomo di 40 anni, la prima vittima ufficiale dei razzi lanciati da Gaza, è stato estratto dalle macerie di un edificio ad Askhelon e i servizi di emergenza sono  intervenuti per salvare una donna sui trent’anni, gravemente ferita dall’esplosione di un razzo che aveva colpito il suo appartamento.

All’offensiva di Gaza, Israele ha risposto bombardando circa 150 obiettivi della Striscia.

La ricostruzione della tensione – I bombardamenti tra Hamas e Israele sono iniziati lunedì 12 novembre. Dalla Striscia sono stati lanciati circaa 300 razzi, di cui uno ad ampia gittata ha colpito un pullman in territorio israealiano.

I lanci sono avvenuti  in risposta a un’operazione israeliana, che è costata la vita a un comandante dell’ala militare di Hamas, ucciso domanica 11 novembre in un’incursione di soldati israeliani in territorio palestinese, che è costata anche la vita a un soldato israeliano. “In risposta al crimine di ieri, il comando unificato delle fazioni palestinesi annuncia l’inizio di bombardamenti su insediamenti del nemico con salve di razzi”, aveva annunciato Hamas, che governa la Striscia di Gaza, mentre si tenevano i funerali dei sette miliziani che hanno perso la vita.

Un portavoce dell’esercito israeliano aveva definito l’operazione “un’azione importante per la sicurezza di Israele”.

Le sirene di allarme hanno suonato dal confine con Gaza fino all’area del Mar Morto: in particolare, gli insediamenti sotto attacco dei palestinesi sono stati quelli di Shaar Hanegev, Netivot, Sderot e Ashkelon. Israele ha risposto con attacchi aerei a postazioni di Hamas e almeno tre palestinesi sono rimasti uccisi nei raid. Secondo i media locali, almeno due delle tre vittime palestinesi erano membri delle Brigate Ali Mustafa, braccio armato del Fronte popolare per la liberazione della Palestina.

In Israele, secondo quanto riferito dalla Croce Rossa, un 19enne israeliano è ricoverato in gravissime condizioni nell’ospedale Hospital Soroka, a Bersheva. Il giovane è rimasto ferito dopo che un razzo anticarro ha colpito un autobus. Edifici sono stati colpiti anche Sderot e a Netivot, nel Neghev.

L’accusa delle Brigate di Ezzedin al Qassam – Le Brigate di Ezzedin al Qassam hanno accusato le forze speciali israeliane di essere penetrate a Gaza domenica 11 novembre, percorrendo tre chilometri a bordo di un’auto civile per uccidere Barakeh. Il commando israeliano ha intercettato e ucciso l’uomo che comandava le Brigate nella zona est di Khan Younis, a sud dell’enclave, insieme ad altri sei palestinesi.

I soldati, hanno riferito fonti locali, indossavano abiti usati comunemente dai palestinesi e alcuni erano travestiti da donne. Barakeh era ritenuto responsabile dello scavo di tunnel, lanci di razzi, e di aver dato istruzione ai cecchini sparare e sequestrare militari israeliani. Quando i soldati sono stati scoperti, ne è nato uno scontro a fuoco che ha richiamato i caccia che hanno cominciato a bombardare la zona per coprire il ritiro del commando. L’operazione mirata e lo scontro a fuoco sono stati confermati da un portavoce militare israeliano.