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Come funziona la pensione di cittadinanza: a chi spetta. Ecco i requisiti

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Come funziona la pensione di cittadinanza

Pensione di cittadinanza, a chi spetta? Le ultime news

PENSIONE DI CITTADINANZA – Dal reddito alla pensione di cittadinanza. Nella legge di bilancio del governo gialloverde guidato dal premier Conte ci sarà anche la misura per sostenere i pensionati che al momento incassano assegni inferiori a 750 euro al mese.

Secondo le prime stime le persone coinvolte sarebbero oltre 4 milioni: “Ci sono dei pensionati che in questo momento prendono 400 euro di pensione. A questi noi stiamo dicendo: tutti coloro che vivono sotto la soglia di povertà e prendono la pensione, devono avere almeno 780 euro al mese. Qualcuno ha il coraggio di opporsi a questa cosa?”, ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio Di Maio solo qualche giorno fa.

Ma come funzionerà? Per Il Messaggero “i titolari dell’integrazione introdotta dalla futura pensione di cittadinanza saranno all’incirca 700.000, raggruppati in 550.000 nuclei familiari”.

Pensione di cittadinanza | Come funziona | I requisiti

L’erogazione dell’eventuale integrazione non dovrebbe essere automatica bensì potrà essere richiesta dietro presentazione della dichiarazione Isee.

Sui requisiti fa il punto TgCom24:

“Solo se il reddito familiare sarà sotto i 9.360 euro annuali, e non si avranno immobili di valore superiore a 30mila euro oltre la casa di abitazione, si avrà diritto al sussidio. In secondo luogo dall’assegno dovrà essere scomputato un affitto simbolico nel caso in cui l’anziano abbia una casa di proprietà. Sarebbero quindi scontati 280 euro, e l’integrazione sarebbe di massimo 500 euro, cifra di fatto inferiore all’assegno minimo attuale di 507 euro”.

Aggiunge Il Messaggero:

“Insomma, nei fatti chi ha una casa di proprietà rischia di non avere nessuna integrazione. Anzi. Sarà necessaria una clausola di salvaguardia per evitare che qualcuno ci perda addirittura qualcosa. […] Non è chiaro se anche per i pensionati saranno valide le norme che incentivano a spendere e disincentivano a risparmiare i soldi distribuiti dal governo con il programma di assistenza. La regola base prevede un taglio del 4% del sussidio nel caso in cui i soldi spesi siano inferiori al 70% di quelli messi a disposizione dallo Stato. Per chi spende invece oltre questa soglia varrebbe la regola contraria, ossia un incentivo del 4% su quanto erogato”.