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Milano, donna di origine somala cacciata da un ufficio postale: “Qui non può entrare”

Ne scrive l'Espresso

Immagine di copertina
Un ufficio postale italiano

Donna cacciata da ufficio postale a Milano: la storia

Una donna italiana di origine somala è stata cacciata da un ufficio postale a Milano.

Lo scrive Alessandro Gilioli su l’Espresso, raccontando la storia in prima persona in quanto a essere coinvolta è la badante di suo padre.

L’episodio è avvenuto venerdì 9 novembre 2018 a Corso di porta Ticinese, zona centrale della città.

La donna aveva il volto scoperto e riconoscibile ma il direttore l’avrebbe mandata via lo stesso con modi bruschi.

A nulla le è servito mostrare la carta d’identità del nostro paese.

Leggiamo dal pezzo online:

“È venerdì 2 novembre, sono le 2 del pomeriggio e la signora O. decide di passare all’ufficio postale durante la sua pausa pranzo, prima di andare da mio padre. È correntista, deve sbrigare delle pratiche. La signora O. è un’italiana di origine somala, da 25 anni nel nostro Paese. Nera, di religione musulmana, quando è fuori casa indossa un foulard che le copre i capelli e le spalle, lasciandole libera la fronte e libero il mento. Non è neppure un hijab, tecnicamente. È proprio un semplice e sobrio foulard sul capo. […]

“Il 2 novembre, appunto, in corso di porta Ticinese, nel pieno centro di Milano. O. è entrata nell’ufficio postale. Ha preso il numeretto. Si è seduta ad aspettare. Quando è arrivato il suo turno, è andata al bancone. L’impiegato stava per iniziare a sbrigare, quando dietro di lui è passato il direttore dell’ufficio postale […]. Un uomo di mezza età, con i capelli bianchi e gli occhiali. Ha guardato O. e ha preso a urlare che lei se ne doveva andare di lì – e anche subito. O., che è sempre e entrata senza problemi in tutti gli altri uffici postali, ha chiesto perché. Quello ha ricominciato a gridare che lì non ci poteva stare con il foulard che aveva: se ne andasse subito, non aveva visto il cartello all’ingresso? . Via via, fuori di qui”.