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Conferenza per la Libia: iniziano i lavori per cercare una soluzione al caos libico

Continuano a rincorrersi le voci di una possibile defezione del maresciallo Haftar, mentre il presidente egiziano al Sisi annuncia la sua presenza a Palermo

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Il premier Conte e l'inviato speciale dell'Onu Salamé

Dalla nostra inviata – Sono iniziati i lavori della conferenza di Palermo a villa Igiea. Nella mattinadel 12 novembre sono arrivate le prime delegazioni e si è già tenuto il primo tavolo sul tema dell’economia, a cui farà seguito un secondo sulla sicurezza.

Mentre gli invitati continuano a varcare la soglia della villa che affaccia sul Mediterraneo, continuano a rincorrersi le voci sulla presenza o meno del maresciallo Haftar. Sembra infatti che l’uomo forte della Cirenaica abbia deciso di arrivare a Palermo, ma solo per prendere parte al tavolo sulla sicurezza, senza partecipare ufficialmente alla conferenza.

Un incontro a margine, quindi, che consentirebbe al maresciallo di dettare le sue regole sulla questione libica senza doversi trovare faccia a faccia con altri leader a lui non graditi come il presidente del Consiglio di Stato, Khaled al Mishri, dei Fratelli Musulmani.

Nella mattina del 12 novembre è anche arrivata la notizia dell’arrivo a Palermo del presidente egiziano al Sisi: questa decisione dell’ultimo minuto avrà probabilmente influito sulla partecipazione di Haftar, il cui potere dipende anche dall’appoggio dell’Egitto.

Sia il maresciallo che al Sisi sono contrari ad un aumento del potere dei Fratelli Musulmani in Libia e possono contare sul sostegno di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Il programma – Nel pomeriggio del 12 novembre, intorno alel 18.45, il premier Conte accoglierà i capi delle diverse delegazioni, mentre per la sera è attesa la prima cena di lavoro.

I lavori riprenderanno il 13 novembre alle 11 con la sessione di lavoro plenaria dei capi delegazione, che analizzeranno le conclusioni presentate dai comitati, e si concluderanno alle 13.30 con la conferenza stampa del premier Conte.

Cosa aspettarsi? – Pensare che la Conferenza di Palermo si concluderà con un accordo di pace e la fine dei problemi in Libia è un grande errore. Come lo stesso Conte ha ammesso, l’obiettivo è ” creare una sostenibile occasione di incontro per superare lo stallo del processo politico, con elezioni da tenersi il prima possibile, mantenendo saldo il principio dell’assunzione di responsabilità”.

Ci saranno foto di famiglia, strette di mano, accordi presi a voce e promesse da mantenere, ma il fallimento degli accordi di Skhirat ha già dimostrato che neanche apporre una firma su un documento ufficiale è abbastanza per arrivare alla pace.

La conferenza resta comunque un’occasione per l’Italia per dare prova delle sue capacità diplomatiche e affermare il suo ruolo in Libia, ma molto dipende da cosa succederà una volta che i leader dei due centri di potere libici faranno ritorno in patria.

Perché si giunga ad una pace in Libia, però, ci sono anche altri attori da considerare. Prima di tutto le milizie, di numero variabile e lealtà ancora più incerta, assenti alla Conferenza ma troppo rilevanti per non essere prese in considerazione. Indispensabile anche il sostegno degli altri paesi esteri che operano sul territorio libico, primi tra tutti Francia, Usa e Russia. Senza il loro appoggio qualsiasi accordo esca dalla Conferenza di Palermo è destinato a rimanere lettera morta.