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Serve un’Austerity Ecologista. E ci serve adesso

Abbiamo sopportato anni di manovre lacrime e sangue per salvare un sistema malato di Stato-finanza, ma ora che gli scienziati ci avvertono dei rischi del cambiamento climatico, che riguardano la sopravvivenza dell'umanità, nessuno fa niente: forse dovremmo essere tutti più responsabili

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La spiaggia abbandonata del lago di Urmia, in Iran: ex attrazione turistica, la spiaggia si è ristretta dell'80 per cento negli ultimi 30 anni a causa del riscaldamnto globale. Credit: Afp/Dominika Zarzycka/NurPhoto

Forse dovremmo essere tutti più responsabili. E non si parla del rapporto deficit/Pil né delle stime di crescita economia della zona euro. Si tratta della salvezza della razza umana.

Dal 2008 a oggi, e non è ancora finita, siamo stati infatti forzati ad accettare le misure lacrime e sangue di riassestamento dei conti dello Stato e lo abbiamo fatto tutti in Europa. Chi più, chi meno.

Abbiamo venduto beni pubblici, ridotto all’osso il welfare state e sofferto i sacrifici in silenzio, senza pretendere una regolamentazione che potesse arginare le enormi contraddizioni della finanza. Invece di disinnescare la bomba abbiamo preferito riavviare il timer, e abbiamo chiamato tutto questo “responsabilità”.

E mentre i cittadini europei passavano gli ultimi mesi con il naso puntato sui Btp, preoccupati dall’ascesa dello spread, nessuno si è seriamente occupato di un’altra salita sicuramente ben più pericolosa per la sopravvivenza globale: quella della colonnina di mercurio.

A colmare la mancanza di lungimiranza ci ha pensato pochi giorni fa il report 2018 dell’International Panel on Climate Change: è necessario mantenersi sotto l’incremento di 1,5 gradi entro il 2100 per poter gestire il cambiamento climatico e abbiamo solo un decennio per farlo. Se non faremo nulla, o se ci limiteremo ad una timida raccolta differenziata per sentirci a posto con la coscienza, saranno 3 i gradi di aumento previsti per il prossimo secolo: chiamarla catastrofe sarebbe riduttivo, più appropriato sarebbe il termine Apocalisse.

Si scioglieranno i ghiacci alzando i livelli del mare, si libererà anidride carbonica oggi intrappolata nel permafrost rendendo l’aria irrespirabile, la deforestazione avrà effetti devastanti e il concetto di “terra coltivabile” potrebbe diventare tanto fantasioso quanto quello di Atlantide. E questi sono solo alcuni degli effetti, per elencarli tutti non basterebbe un libro.

E mentre tutto va rapidamente a rotoli la risposta della politica e dell’opinione pubblica al tema è disarmante: una piatta e totale rassegnazione. È così, ci si limita ad accettarlo. Meglio aspettare la fine della Storia che provare un’inversione di rotta.

L’alternativa nemmeno si cerca più, timidamente si prendono iniziative accomunate da un unico mantra: siano il meno impattanti possibile con l’economia.

Come è possibile avere accettato per tutti questi anni un sistema di potere pronto ad affamare i popoli per salvare un sistema finanziario a dir poco malato e non ipotizzare nemmeno lontanamente misure economicamente invasive con l’unico scopo di salvare il solo pianeta sul quale sia compatibile la vita? Perché, a pochi anni dal punto di non ritorno, nessuno ha ancora proposto una Austerity in chiave ecologista?

Eppure il Pil, il debito e il mercato sono fenomeni umani, senza l’uomo scomparirebbero. Vi rendete conto della follia intrinseca nel voler salvare gli infissi di una casa senza prendersi cura delle fondamenta?

Non avremo un’altra opportunità se saremo pronti a immensi sacrifici che rivoluzioneranno per sempre il nostro modo di vivere e onestamente nemmeno il più fervido ottimista può aspettarsi che questa rivoluzione possa partire dal basso.

Serve un movimento transnazionale che si proponga come promotore di una “Green Austerity” e serve adesso. Serve polso con l’economia, con la finanza e con il commercio. Serve che ognuno di noi sia pronto a farsi imporre sacrifici epocali, serve mettere da parte l’egoismo e mettere da parte gli egoisti. Serve un passo indietro di tutta l’umanità, serve per non cadere una volta per tutte nel baratro. E probabilmente solo se la politica tornerà ad essere traino avremo qualche speranza.

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