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Lady Diana, storia della principessa del popolo

Dal matrimonio con il principe Carlo all'incidente d'auto del 1997, la vita della principessa amata dai cittadini britannici

Immagine di copertina
Lady Diana in uno scatto del 1987

Era il 31 agosto del 1997 quando la Mercedes nera su cui viaggiavano Lady Diana e il compagno Dodi Al-Fayed, si schiantò contro il tredicesimo pilastro del tunnel del Pont de l’Alma a Parigi. Dodi Al-Fayed e l’autista Henri Paul morirono sul colpo, la principessa del Galles morì qualche ora dopo all’ospedale parigino Pitié-Salpêtrière.

Nonostante non fosse più Altezza reale dopo il divorzio dal principe Carlo, a Lady Diana furono riservate le pubbliche esequie, in seguito alle reazioni del popolo britannico, fortemente legato alla principessa. A Londra, in quell’occasione, si riversarono quasi tre milioni di persone per renderle omaggio.

Il funerale, celebrato nell’abbazia di Westminster, passò alla storia anche per l’omaggio di Elton John, che cantò Candle in the Wind, la canzone scritta in onore di Marilyn Monroe e riadattata per la principessa Diana.

Lady D, la principessa del popolo

Diana Spencer, nata nel 1961 e figlia del conte di Spencer, ottenne il titolo di Lady nel 1975. Due anni dopo conobbe il principe Carlo a una battuta di caccia, quando il figlio della regina Elisabetta era fidanzato con Sarah, la sorella di Diana. Diana sposò l’erede al trono britannico nel 1981. Pochi mesi dopo venne annunciato che Lady Diana era incinta del primo figlio, William.

Durante la sua vita da consorte dell’erede al trono della Monarchia britannica, la principessa, sia per doveri reali che per inclinazione personale, fu molto attiva nell’ambito del sociale e della filantropia, interessandosi a cause umanitarie come l’Aids e la lebbra, e alla campagna anti-mine.

La principessa attirò da subito l’interesse della stampa e del pubblico, diventando uno dei personaggi britannici più amati dal popolo, molto più di altri membri della famiglia reale, e un simbolo della cultura pop degli anni Ottanta e Novanta.

La pressione costante che subiva, in particolare dalla stampa, per il suo ruolo di consorte dell’erede al trono di una delle monarchie più importanti d’Europa, e le difficoltà nel suo matrimonio, accrebbero i disturbi mentali di cui soffriva, in un periodo in cui questi erano visti con sospetto. Ebbe problemi di bulimia e tentò più volte il suicidio.

Il divorzio

All’inizio degli anni Novanta il principe e la principessa del Galles ammisero pubblicamente il fallimento del loro matrimonio, che però iniziava a incrinarsi già nel 1985. In quegli anni la principessa di Galles iniziò una relazione con il suo istruttore di equitazione, il maggiore James Hewitt, e il principe continuò la relazione, probabilmente mai interrotta, con Camilla Parker-Bowles, la sua attuale moglie.

Nel 1992 venne pubblicato il libro di Andrew Morton, Diana – La sua vera storia, in cui si narrano i tradimenti di Carlo, l’infelicità di Diana e i suoi tentativi di suicidio. Quel libro fece grande scalpore.

Il popolo britannico e l’opinione pubblica in generale non nascosero la loro predilezione nei confronti della principessa, anche dopo il divorzio da Carlo. Diana Spencer perse il titolo di Altezza Reale, rimanendo Diana, Principessa di Galles. Ma essendo madre del secondo e terzo in linea di successione al trono, rimase membra della Famiglia Reale.

Dopo il divorzio formale con Carlo, Diana frequentò il cardiochirurgo di origine pakistana Hasnat Khan, con cui ruppe il rapporto nel giugno 1997. Poche settimane dopo Diana iniziò a frequentare Dodi Al-Fayed, figlio di Mohamed Al-Fayed, imprenditore egiziano proprietario del celebre Hôtel Ritz di Parigi. Fu mentre era in sua compagnia durante un soggiorno a Parigi, che la principessa, insieme ad Al-Fayed e all’autista, morì.

La morte

Sulla morte di Lady D furono fatte pesanti speculazioni mediatiche e non furono pochi quelli che gridarono al complotto, secondo cui l’incidente fu in realtà un omicidio, ordinato dalla Casa reale ed eseguito dai servizi segreti britannici. In una lettera scritta pochi mesi prima del decesso e consegnata all’ex maggiordomo, la principessa accusa Carlo di volerla uccidere simulando un incidente d’auto.

La notte della morte, il 31 agosto 1997, Lady Diana e Al-Fayed, per sfuggire all’assalto dei paparazzi, uscirono da una porta secondaria dell’Hotel Ritz dove si trovavano, per dirigersi in un appartamento di Dodi. Le inchieste portate avanti dalla polizia francese e da quella britannica giunsero alla stessa conclusione, cioè che la causa dell’incidente fu la guida dell’autista, sotto effetto di alcol e psicofarmaci. Lady D e Dodi Al-Fayed non indossavano le cinture di sicurezza.

Lady Diana, la principessa triste, aveva soltanto 36 anni quando morì.

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