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In Tanzania è caccia ai gay: formate squadre per scovarli anche sui social network

Una vera e propria caccia alle streghe. Alla popolazione è stato chiesto di partecipare segnalando i sospetti alle autorità

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Dopo aver chiuso le cliniche per la cura dell’Hiv perché “sospettate di promuovere l’omosessualità”, la politica repressiva del presidente della Tanzania John Mangufuli contro la comunità Lgbt prosegue per mano di un suo seguace. Paul Makonda, giovane governatore di Dar es Salaam, la regione più grande e più ricca del Paese, ha annunciato che il 5 novembre inizierà una vera e propria caccia ai gay.

Secondo le parole di Makonda, verrà costituita una squadra di sorveglianza composta da funzionari statali, poliziotti ed esperti di comunicazione che esaminerà i social network per rintracciare e arrestare gli omosessuali. Non solo: il governatore ha invitato la popolazione a segnalare eventuali sospetti alle autorità.

“Ho informazioni sulla presenza di molti omosessuali nella nostra provincia”, ha detto ai giornalisti Makonda “Questi omosessuali si vantano sui social network. Datemi i loro nomi e il mio team ad hoc inizierà a mettere le mani su di loro a partire da lunedì prossimo.” Il giovane politico lo “fa in nome di Dio”. “Mi aspetto critiche – ha aggiunto – Ma preferisco fare arrabbiare quei Paesi piuttosto che Dio. Il comportamento omosessuale calpesta i valori morali dei tanzaniani e delle nostre due religioni cristiane e musulmane”.

In Tanzania l’omosessualità è illegale secondo gli articoli 154-157, in vigore dall’era coloniale, con pena fino a 14 anni di prigione. Nel 2004 è stata introdotta una nuova legge che prolunga la prigionia fino a 25 anni. L’omosessualità femminile non viene menzionata, ma è comunque punita. L’anno scorso Magufuli ha detto che tutti dovrebbero condannarla, “anche le mucche”, e subito dopo il suo governo ha minacciato di arrestare o deportare gli attivisti stranieri che sostenevano i diritti Lgbt.

Tramite un comunicato stampa, il gruppo per i diritti umani Equality Now ha dichiarato che le parole di Makonda sono allarmanti. Tsitsi Matekaire, a capo del gruppo di End Sex Trafficking, ha commentato: “La dichiarazione del governatore si scontra con i diritti umani e viola i diritti umani internazionale”.