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Caso Emanuela Orlandi, ossa nella sede della Nunziatura: “Sono di una donna di 25-35 anni”

Resti umani in un edificio di proprietà della Santa Sede a Roma: la Procura capitolina ha aperto un'indagine per omicidio

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Emanuela Orlandi

Martedì 6 novembre 2018 sono state trovate altre ossa nella sede della Nunziatura apostolica di via Po a Roma, un edificio di proprietà del Vaticano. Il ritrovamento, avvenuto durante un sopralluogo organizzato dalla Procura di Roma, si è reso necessario perchè allo scheletro trovato una settimana fa, martedì 30 ottobre, mancavano gli arti inferiori. Gli investigatori hanno recuperato oggi parte di un cranio e di una mandibola.

Nel pomeriggio di martedì 30 ottobre 2018, alcune ossa erano state trovate negli scantinati della sede della Nunziatura. Si ipotizza che si tratti dei resti di Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa a Roma nel 1983 quando aveva 16 anni, o di Mirella Gregori. Da un primo esami dei resti, e in particolare dalle ossa del bacino, è emerso che si tratta di un corpo di donna.

La Procura di Roma ha aperto un’indagine per omicidio e anche da parte del Vaticano sono in corso accertamenti.

Laura Sgrò, avvocato della famiglia Orlandi, aveva affermato: “Chiederemo alla Procura di Roma e alla Santa Sede in che modalità sono state trovate le ossa e come mai il loro ritrovamento è stato messo in relazione con la scomparsa di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori. Il bollettino emesso ieri sera dalla Santa Sede fornisce poche informazioni”.

Le analisi sul Dna – L’analisi medico-legale, in corso presso il Polo Tuscolano, stabilirà anzitutto il sesso anche se da un primo esame sui resti si è pensato subito a una donna di piccola corporatura. Per la datazione della morte e l’individuazione, laddove possibile, del Dna i tempi di analisi sui frammenti ossei saranno più lunghi.

“Le analisi sulle ossa sono cominciate, ce lo ha confermato poco fa il procuratore aggiunto. È ancora presto per avere certezza sul Dna, saranno necessari almeno otto-dieci giorni”, ha detto Pietro Orlandi che, lunedì 5 novembre, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Laura Sgrò, ha avuto un incontro con i magistrati che indagano sul ritrovamento ossa nella Nunziatura Apostolica di via Po a Roma.
“Mi piacerebbe tanto capire chi per primo ha associato questa vicenda del ritrovamento a quella di mia sorella. Anche su questo attendiamo risposte dagli inquirenti”, ha aggiunto il fratello di Emanuela.

Il medico legale: “Le ossa potrebbero appartenere a una donna di più di 25 anni” – Secondo quanto dichiarato all’Agi da Giovanni Arcudi – direttore di Medicina Legale all’università di Tor Vergata, nominato consulente dal Vaticano nell’ambito dell’indagine della procura capitolina – le ossa trovate il 30 ottobre nella Nunziatura potrebbero appartenere a una persona adulta, approssimativamente tra i 25 e i 35 anni di età.

“Ovviamente dobbiamo aspettare l’esito delle analisi di laboratorio ma la mia impressione sulla base di un primo esame è che si tratti di una persona di età relativamente avanzata, non giovanissima, diciamo trentenne”, ha detto Arcudi, spiegando che la conclusione di evince “da una serie di elementi relativi alla struttura ossea, il cui sviluppo in questo caso ci dice che questa persona molto probabilmente aveva più di 25 anni”.

L’analisi farebbe cadere l’ipotesi Orlandi, scomparsa nel 1983 all’età di 5 anni: “Io per la verità non ho mai avuto la sensazione che si trattasse di lei”.

La reazione del Vaticano – Alla notizia del ritrovamento, martedì 30 ottobre, non si è fatta attendere la risposta della Santa Sede, che ha chiesto alla magistratura di Roma un aiuto nell’analisi delle ossa ritrovate lunedì sera negli scantinati ma senza fare alcun riferimento al nome della Orlandi o di Mirella Gregori. La magistratura possiede il Dna di entrambe le ragazze romane scomparse e sta procedendo con le verifiche del casi. Al momento non sembrano esserci altri elementi.

Non è la prima volta che durante lavori di ristrutturazione sono trovati resti umani in edifici antichi di proprietà del Vaticano. In passato era prassi seppellire i morti sotto i pavimenti delle chiese o nei sotterranei.

La denuncia dell’avvocato della famiglia Orlandi – In riferimento al ritrovamento delle ossa, si è espressa Laura Sgrò, legale della famiglia di Emanuela Orlandi. “Perché collegamenti con la scomparsa di Emanuela? Chiariscano”, ha dichiarato.  E ancora: “Chiederemo alla Procura di Roma e alla Santa Sede in che modalità sono state trovate le ossa e come mai il loro ritrovamento è stato messo in relazione con la scomparsa di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori. Il bollettino emesso ieri sera (martedì 30 ottobre, ndr) dalla Santa Sede fornisce poche informazioni”.

Sgrò ha parlato a nome della famiglia Orlandi, in queste ore trincerata nel silenzio. Pietro Orlandi, riferisce sempre Sgrò, preferisce non dire nulla almeno fino a quando elementi certi non saranno resi noti.

La ricostruzione del caso  Aveva 15 anni quando scomparve e aveva appena terminato il secondo anno del liceo.

La sera del 22 giugno 1983 Emanuela Orlandi finì la sua lezione di flauto presso la scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria in piazza Sant’Apollinare, nel centro di Roma, e chiamò sua sorella per dirle che le era stato proposto un lavoro come promotrice di prodotti cosmetici.

Fu l’ultima volta che la sua famiglia sentì la sua voce.

Secondo una delle ricostruzioni dei fatti, dopo quella chiamata, Emanuela incontrò un’amica e le raccontò della proposta appena ricevuta, confidandole che prima di tornare a casa sarebbe rimasta ad aspettare l’uomo che le aveva offerto il lavoro.

Un vigile urbano disse di averla vista salire su una Bmw. Da allora si persero le sue tracce.

Emanuela era cittadina dello Stato Vaticano ed era figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia.

Inizialmente si pensò a un tipico caso di ribellione adolescenziale e a un allontanamento volontario dalla famiglia, ma il caso Orlandi diventò presto uno dei più oscuri misteri della storia d’Italia.

Nel corso delle indagini sono state seguite numerose piste che hanno coinvolto lo Stato Vaticano, l’Istituto per le Opere di Religione (Ior), la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano, il governo italiano e i servizi segreti di diversi paesi.

Il suo caso si è intrecciato a quella di un’altra ragazza romana, Mirella Gregori, anche lei quindicenne, che scomparve il 7 maggio 1983.

Il 23 giugno il padre sporse denuncia ai carabinieri e i giornali diffusero la notizia della scomparsa. Iniziarono ad arrivare subito delle telefonate, principalmente di sciacalli e mitomani.

In seguito però si aprirono diverse piste. Per molti anni non ci sono state novità, fino al luglio del 2005, quando una telefonata anonima alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto riaccese l’interesse su una vicenda ormai considerata irrisolvibile.

“… Per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca”, disse una voce maschile anonima.

Con “Renatino” si riferiva a uno dei capi della Banda della Magliana, Enrico de Pedis. Successivamente si scoprì che in quella tomba – che fu aperta il 14 maggio del 2012 – furono ritrovati i resti di de Pedis ma non della Orlandi.

Secondo il fratello Pietro Orlandi, il sequestro è un “proseguimento dell’attentato a Giovanni Paolo II, avvenuto il 31 maggio 1981”, da parte di Mehmet Ali Ağca, un criminale turco responsabile di aver sparato due colpi di pistola contro il Papa.

Secondo l’avvocato Nicoletta Piergentili Piromallo, uno dei legali della famiglia Orlandi, Ali Ağca “da tempo continua a ripetere che sa dove è Emanuela Orlandi. Anche solo per fugare dubbi e interrogativi l’ex lupo grigio va ascoltato dalla magistratura italiana che da anni indaga sulla scomparsa della ragazza”.

“…stiamo parlando di una inchiesta che va avanti ormai da quasi 32 anni. È evidente che c’è la volontà da parte di qualcuno di non arrivare alla verità: il Vaticano ha ostacolato le indagini senza rispondere alle varie rogatorie e impedendo l’acquisizione di alcune telefonate”, ha detto Pietro Orlandi nel febbraio del 2015, in occasione di una manifestazione davanti al palazzo di Giustizia a Roma con cui si ricordava il caso di Emanuela.

Nonostante gli appelli della famiglia, il Vaticano non è mai intervenuto ufficialmente sul caso. Il 5 maggio del 2015 il capo della Procura della Repubblica di Roma, il Giudice Giuseppe Pignatone, ha chiesto l’archiviazione del caso, ritenendo che ormai non possano emergere nuovi elementi sulla vicenda.

La famiglia di Orlandi ha lanciato una petizione per impedire l’archiviazione del caso di Emanuela Orlandi e i legali che se ne occupano hanno presentato ricorso, chiedendo di approfondire alcune piste.

Finora alcuni esponenti della curia romana, che secondo gli avvocati della famiglia Orlandi potrebbero avere informazioni sul caso, non sono mai stati interrogati. La Procura ha inoltre chiesto l’archiviazione anche per il caso di Mirella Gregori.