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Emanuela Orlandi, lo strazio della madre: “Vorrei far tornare a casa il corpo di mia figlia”

"Si può perdonare chi ti ha fatto tanto male. Persino queste persone malvagie che hanno distrutto la felicità di una famiglia serena"

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“Ho pensato al fatto che c’è gente che ha fatto una cosa bruttissima a tutti noi. Manuela da quel giorno non la abbiamo più vista. In questi anni siamo stati sostenuti da una grande fede. Spero che un giorno si possa far tornare il suo corpo a casa. Spero che chi sa qualcosa ascolti, ci aiuti”.

A parlare, in un’intervista al Messaggero, è Maria Pezzano, madre di Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa a Roma nel 1983 quando aveva 16 anni.

Nel pomeriggio di martedì 30 ottobre 2018 sono state ritrovate alcune ossa negli scantinati della sede della Nunziatura apostolica di via Po a Roma, un edificio di proprietà del Vaticano. Si ipotizza che le ossa possano essere proprio di Emanuela.

Da un primo esame, è emerso che si tratta di un corpo di donna.

“Se mi permette voglio dire che queste persone cattive (non so chi siano) le perdono. Vorrei però solo far tornare a casa mia figlia, il corpo di mia figlia – dice la madre di Emanuela – Si può perdonare chi ti ha fatto tanto male. Persino queste persone malvagie che hanno distrutto la felicità di una famiglia serena e noi eravamo una famiglia serena; forse queste persone avranno una coscienza e sicuramente sarà Dio a giudicarle e castigarle”.

La signora Pezzano, a distanza di tanti anni, non riesce a spiegarsi perché sua figlia venne rapita.

“Me lo sono chiesta. Signore, perché a noi? Noi non ci interessavamo a niente, la nostra vita era tranquilla, non sappiamo. Resta una incognita”.

“Manuela amava il canto e la musica, era veramente appassionata e così mio marito con un po’ di sacrifici a quei tempi riuscì a comprare un pianoforte. Le cose belle che facevamo assieme restano stampate in noi. Ridevamo assieme, e la nostra casa era piena di amore. Poi delle persone malvagie (e non so chi siano) ci hanno depredato del nostro tesoro”.

La denuncia dell’avvocato della famiglia Orlandi – In riferimento al ritrovamento delle ossa, si è espressa Laura Sgrò, legale della famiglia di Emanuela Orlandi. “Perché collegamenti con la scomparsa di Emanuela? Chiariscano”, ha dichiarato.  E ancora: “Chiederemo alla Procura di Roma e alla Santa Sede in che modalità sono state trovate le ossa e come mai il loro ritrovamento è stato messo in relazione con la scomparsa di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori. Il bollettino emesso ieri sera (martedì 30 ottobre, ndr) dalla Santa Sede fornisce poche informazioni”.

Sgrò ha parlato a nome della famiglia Orlandi, in queste ore trincerata nel silenzio. Pietro Orlandi, riferisce sempre Sgrò, preferisce non dire nulla almeno fino a quando elementi certi non saranno resi noti.

La ricostruzione del caso  Aveva 15 anni quando scomparve e aveva appena terminato il secondo anno del liceo.

La sera del 22 giugno 1983 Emanuela Orlandi finì la sua lezione di flauto presso la scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria in piazza Sant’Apollinare, nel centro di Roma, e chiamò sua sorella per dirle che le era stato proposto un lavoro come promotrice di prodotti cosmetici.

Fu l’ultima volta che la sua famiglia sentì la sua voce.

Secondo una delle ricostruzioni dei fatti, dopo quella chiamata, Emanuela incontrò un’amica e le raccontò della proposta appena ricevuta, confidandole che prima di tornare a casa sarebbe rimasta ad aspettare l’uomo che le aveva offerto il lavoro.

Un vigile urbano disse di averla vista salire su una Bmw. Da allora si persero le sue tracce.

Emanuela era cittadina dello Stato Vaticano ed era figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia.

Inizialmente si pensò a un tipico caso di ribellione adolescenziale e a un allontanamento volontario dalla famiglia, ma il caso Orlandi diventò presto uno dei più oscuri misteri della storia d’Italia.

Nel corso delle indagini sono state seguite numerose piste che hanno coinvolto lo Stato Vaticano, l’Istituto per le Opere di Religione (Ior), la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano, il governo italiano e i servizi segreti di diversi paesi.

Il suo caso si è intrecciato a quella di un’altra ragazza romana, Mirella Gregori, anche lei quindicenne, che scomparve il 7 maggio 1983.

Il 23 giugno il padre sporse denuncia ai carabinieri e i giornali diffusero la notizia della scomparsa. Iniziarono ad arrivare subito delle telefonate, principalmente di sciacalli e mitomani.

In seguito però si aprirono diverse piste. Per molti anni non ci sono state novità, fino al luglio del 2005, quando una telefonata anonima alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto riaccese l’interesse su una vicenda ormai considerata irrisolvibile.

“… Per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca”, disse una voce maschile anonima.

Con “Renatino” si riferiva a uno dei capi della Banda della Magliana, Enrico de Pedis. Successivamente si scoprì che in quella tomba – che fu aperta il 14 maggio del 2012 – furono ritrovati i resti di de Pedis ma non della Orlandi.

Secondo il fratello Pietro Orlandi, il sequestro è un “proseguimento dell’attentato a Giovanni Paolo II, avvenuto il 31 maggio 1981”, da parte di Mehmet Ali Ağca, un criminale turco responsabile di aver sparato due colpi di pistola contro il Papa.

Secondo l’avvocato Nicoletta Piergentili Piromallo, uno dei legali della famiglia Orlandi, Ali Ağca “da tempo continua a ripetere che sa dove è Emanuela Orlandi. Anche solo per fugare dubbi e interrogativi l’ex lupo grigio va ascoltato dalla magistratura italiana che da anni indaga sulla scomparsa della ragazza”.

“…stiamo parlando di una inchiesta che va avanti ormai da quasi 32 anni. È evidente che c’è la volontà da parte di qualcuno di non arrivare alla verità: il Vaticano ha ostacolato le indagini senza rispondere alle varie rogatorie e impedendo l’acquisizione di alcune telefonate”, ha detto Pietro Orlandi nel febbraio del 2015, in occasione di una manifestazione davanti al palazzo di Giustizia a Roma con cui si ricordava il caso di Emanuela.

Nonostante gli appelli della famiglia, il Vaticano non è mai intervenuto ufficialmente sul caso. Il 5 maggio del 2015 il capo della Procura della Repubblica di Roma, il Giudice Giuseppe Pignatone, ha chiesto l’archiviazione del caso, ritenendo che ormai non possano emergere nuovi elementi sulla vicenda.

La famiglia di Orlandi ha lanciato una petizione per impedire l’archiviazione del caso di Emanuela Orlandi e i legali che se ne occupano hanno presentato ricorso, chiedendo di approfondire alcune piste.

Finora alcuni esponenti della curia romana, che secondo gli avvocati della famiglia Orlandi potrebbero avere informazioni sul caso, non sono mai stati interrogati. La Procura ha inoltre chiesto l’archiviazione anche per il caso di Mirella Gregori.