Me

Un libro rivela l’influenza del Cristianesimo nella vita e nel pensiero di Sigmund Freud

È uscita in questi giorni l'edizione italiana del libro di Paul Vitz "L'inconscio cristiano di Sigmund Freud"

Immagine di copertina
Sigmund Freud

Sigmund Freud è stato descritto dal suo biografo Ernest Jones come “un ateo di natura”, ossia come un individuo che “non vede la ragione di credere nell’esistenza di un Essere soprannaturale, e non prova alcun bisogno emotivo di una tale fede”.

Tale visione di Freud, unita alle critiche esplicite che egli ha posto alle credenze religiose in alcuni dei suoi scritti più noti, ha contribuito a identificare il padre della psicoanalisi come uno dei più celebri e influenti intellettuali atei della storia.

Paul C. Vitz, professore emerito di psicologia presso la New York University e docente presso la Divine Mercy University, nel suo libro L’inconscio cristiano di Sigmund Freud mette in discussione tale visione del fondatore della psicoanalisi, identificando ed esaminando numerose circostanze in cui quest’ultimo ha manifestato vicinanza, interesse o coinvolgimento in relazione a certi aspetti della religiosità cristiana.

Il libro è stato pubblicato da Guilford Press negli Stati Uniti: in questi giorni è uscita per Alpes l’edizione italiana (curata da Francesco Saverio Bersani e Flavio Keller). Senza negare l’esplicito ateismo di Freud né la grande importanza che l’Ebraismo rivestì per lui sul piano culturale, Vitz sostiene che Freud abbia avuto con il Cristianesimo un rapporto di profonda ambivalenza, in cui elementi di forte ostilità coesistevano con elementi di forte attrazione.

Molti sono gli interrogativi che Vitz solleva e a cui cerca di dare una risposta nel saggio. Quanto importante è stata l’influenza del filosofo cristiano Franz Brentano, docente e amico di Freud ai tempi dell’università, nella formazione intellettuale di quest’ultimo? È possibile che Freud sia stato avviato al Cattolicesimo, e forse addirittura battezzato, dalla bambinaia che lo allevò nei primi tre anni di vita?

Come mai i libri preferiti di Sigmund, in cui questi si immerse con passione per tutto il corso della vita, erano regolarmente incentrati su tematiche religiose di ambito cristiano (ad esempio La tentazione di sant’Antonio di Flaubert, il Faust di Goethe, Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, il Paradiso perduto di Milton, Gli ultimi giorni di Hutten di Meyer, il Lazzaro di Heine, la Divina Commedia di Dante)?

E ancora: se Freud era un materialista e un “ateo di natura”, perché si è così spesso interessato a questioni collegate all’occulto e alla figura del diavolo? Da dove derivano la profonda amicizia del fondatore della psicoanalisi con il pastore cristiano protestante Oskar Pfister e la vicinanza di alcune posizioni di Freud a quelle dell’eminente filosofo cattolico Jacques Maritain?

Vitz analizza le motivazioni che spinsero Freud a interessarsi a tematiche di ordine religioso in maniera così corposa e reiterata nel tempo, la sua passione per l’arte cristiana (espressa, ad esempio, negli scritti su opere quali Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino di Leonardo, la Madonna Sistina di Raffaello e molti altri), nonché l’amore del fondatore della psicoanalisi per la città di Roma, in cui si recò numerose volte.

Vitz fornisce un’interpretazione originale del rapporto personale e intellettuale di Freud con il Cristianesimo. Sebbene l’autore azzardi talvolta ipotesi difficili da dimostrare, L’inconscio cristiano di Sigmund Freud è un testo che offre spunti di riflessione di interesse scientifico e valore culturale, che permette una maggiore comprensione di alcuni aspetti rilevanti della personalità di Freud e che fornisce un nuovo contesto in cui inscrivere la psicologia della religione secondo il suo pensiero.