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No Tap, gli attivisti bruciano la bandiera M5S: “Salvini mantiene la parola e voi no”

Un corteo si è tenuto stamattina nel Salento contro l'annuncio di ripresa dei lavori del gasdotto, osteggiato da M5S in campagna elettorale

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La mattina di oggi, domenica 28 ottobre, gli attivisti No Tap hanno tenuto a San Foca, frazione di Melendugno, in provincia di Lecce, un corteo contro l’imminente ripresa dei lavori per la costruzione del gasdotto (qui cos’è il Tap).

“Salvini ha rispettato la parola sullo stop ai migranti, M5s ha tradito quella sul Tap”, è il passaparola che corre tra gli attivisti, che rimproverano al Movimento Cinque Stelle di essere venuto meno a una promessa elettorale.

Gli attivisti anti gasdotto hanno diffuso sui social network alcuni video in cui strappano per protesta le tessere elettorali.

Durante il corteo, i manifestanti hanno anche dato fuoco a una bandiera del Movimento di Beppe Grillo, come riporta il quotidiano Repubblica.

Ieri il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio aveva dichiarato:  “Da ministro dello Sviluppo economico ho studiato le carte del Tap per tre mesi. Vi posso assicurare che non è semplice dovere dire che ci sono delle penali per quasi venti miliardi di euro. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente”.

San Foca, nel Salento, è il punto d’approdo definito nel progetto di costruzione del gasdotto.

Il sit-in era stato annunciato nei giorni scorsi, dopo le dichiarazioni degli esponenti pentastellati del governo sulla legittimità dell’opera e l’ormai imminente avvio dei lavori per il posizionamento della condotta sottomarina.

Alla manifestazione ha partecipato anche Marco Potì, il sindaco di Melendugno, che ha dichiarato: “Il ministro Salvini, che fa parte di questo governo ha preso l’impegno di non fare entrare le navi nei porti italiani e lo ha mantenuto violando Trattato di Dublino, e in quel caso non ci sono soldi ma vite umane in gioco, mentre Di Maio e Conte non hanno il coraggio e la volontà di fermare quest’opera, definita giustamente una follia ingegneristica”.

A questo punto, ha proseguito il sindaco Poti’, “non so che tipo di trattativa si possa instaurare con il governo, ma noi continueremo a ricorrere in sede giudiziaria, sia amministrativa che penale. Ci sono tre o quattro indagini aperte su questo progetto da parte della Procura di Lecce, visto che si parla di legittimità dell’opera. Quindi, indagini in corso e incidente probatorio per la pericolosissima centrale di Melendugno. Noi faremo ciò che ci consente di fare la Costituzione italina, cioé manifestare, ricorrere alla magistratura e fare comprendere a che deve prendere decisioni che quest’opera è una follia e uno stupro per il Salento”.

Il movimento “No Tap” esprime in un comunicato “il proprio sdegno, non solo per la decisione in sé per sé di autorizzare politicamente il gasdotto Tap, ma soprattutto per le argomentazioni insostenibili che vengono portate per giustificare tale decisione”.

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha inviato al premier Giuseppe Conte negli scorsi giorni le sue valutazioni, nelle quali si considera l’opera legittima sul piano formale.

Il presidente del Consiglio, a sua volta, ha spiegato come la costruzione del gasdotto destinato a portare fino in Italia il metano estratto nei giacimenti dell’Azerbaijan, non può essere interrotta perché ciò comporterebbe “costi insostenibili pari a decine di miliardi di euro”.

Ma i “No Tap” non accettano a questa spiegazioni e vanno all’attacco degli esponenti del Movimento 5 Stelle, a cominciare da quelli locali, come la pugliese Barbara Lezzi, ministro per il Sud, che in campagna elettorale, si era impegnata a contrastare la realizzazione dell’opera.