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Stupra e filma 30 volte una bambina di 2 anni: il giudice guarda il video e abbandona il tribunale

Il magistrato ha chiesto di visionare i filmati per decidere sulla pena da infliggere, poi ha sospeso per 3 giorni il processo per poter emettere una sentenza oggettiva

Immagine di copertina

Le terribili immagini dello stupro di una bambina di 2 anni, proiettate in aula durante il processo contro l’autore delle violenze, hanno scosso così tanto il giudice da farle decidere di abbandonare l’aula e di ritardare il pronunciamento sul caso per rimanere il più oggettiva possibile.

L’episodio è avvenuto nella corte distrettuale di Brisbane, Australia. L’imputato è Jason Daron Mizner, 44 anni, autore di oltre 60 violenze sulla bambina di 2 anni della sua compagna e reo confesso.

L’uomo, all’epoca 31enne, ha compiuto gli abusi nel corso di diversi mesi dei primi anni 2000, senza che la partner se ne accorgesse. Fino a quando, mentre erano in vacanza in Thailandia, la donna ha scoperto i filmati delle violenze subite da sua figlia.

Mizner, all’epoca 31 enne si è ripreso in video almeno 30 volte mentre commetteva le violenze. Una volta smascherato, la compagna lo ha denunciato ma Mizner si è rifiutato di tornare in Australia.

Ha continuato a vivere in Thailandia e ha iniziato una relazione con una donna del posto. Ma non è passato molto prima che tornasse a colpire, abusando della giovane figlia della nuova compagna.

È stato quindi arrestato e condannato a 35 anni di carcere in Thailandia. Dopo 11 anni, è stato rilasciato su cauzione ed è tornato in Australia, dove è stato arrestato appena ha messo piede nel paese.

Durante il processo, il giudice ha chiesto di visionare i filmati per stabilire la condanna contro l’uomo, che ha già confessato di aver commesso i reati, ma le immagini erano troppo disturbanti.

Il giudice Leanne Clare ha quindi deciso di posporre di 3 giorni il pronunciamento della sentenza. “Sono scossa e incapace ora di infliggere una condanna oggettiva, penso sia giusto far trascorrere qualche giorno per non farmi condizionare troppo da quanto visto”, ha detto i giudice prima di abbandonare l’aula e ritardare il giudizio di 72 ore.

L’accusa ha chiesto per Mizner il carcere a vita, ma i suoi avvocati sostengono che nei precedenti 11 anni nelle carceri thailandesi il loro assistito abbia subito percosse e “torture” dagli altri detenuti.

Per questo motivo, i suoi legali hanno chiesto una condanna più lieve dell’ergastolo, sostenendo inoltre che Mizner ha un ritardo mentale per una lesione cerebrale per la caduta da una moto all’età di 21 anni.

Il giudice ha assicurato che terrà in considerazione gli anni di carcere già scontati, chiarendo però che definirli “tortura” è un’esagerazione.

Secondo il giudice poi ci sarebbe ancora un rischio medio-alto di recidiva se l’imputato tornasse in libertà. “Anche un rischio basso, quando si tratta di violenze contro dei bambini, sarebbe inaccettabile”, ha concluso.