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Le migliori serie tv del 2018
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serie tv 2018
Una scena di Maniac.

Le migliori serie tv del 2018

22 Ott. 2018 10 ore
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Una scena di Maniac.

Stare a casa a guardare una serie tv è una delle pratiche più amate dagli italiani. Dimenticate le uscite pazze: la nuova vita vera è quella sul divano, davanti alla tv. Popcorn alla mano, una bella serie tv è capace di risolvere le serate.

Siamo arrivati agli sgoccioli del 2018, quali sono state le migliori serie tv, quelle che ci hanno tenuti incollati allo schermo ore e ore? Ne abbiamo selezionate sette.

American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace

Il secondo capitolo della serie antologica di Ryan Murphy ha portato in tv la storia della morte dello stilista italiano Gianni Versace. La serie non è catalizzante come la prima stagione, quella dedicata al caso O.J. Simpson, ma riesce a coinvolgere lo spettatore spostando il focus dalla vittima al carnefice.

L’attenzione di Murphy si si focalizza sull’assassino: Andrew Cunanan, interpretato da un eccellente Darren Criss. È un viaggio indietro nel tempo nella mente di un giovane gigolò tossicodipendente negli Stati Uniti degli anni ’90 segnati dall’omofobia.

La serie è stata una delle più attese del 2018 e riesce a ricostruire le vicende che ruotano attorno alla morte dello stilista italiano, ucciso a Miami il 15 luglio 1997, all’età di 50 anni, con grande talento. Il tutto impreziosito da musica dance, paillettes e moda che si fondono e danno vita una serie decisamente riuscita.

The Americans

Stati Uniti, inizio degli anni Ottanta. Philip ed Elizabeth Jennings sono due agenti segreti del KGB spediti negli Stati Uniti per una missione, sotto le spoglie di una giovane coppia statunitense. Un matrimonio fittizio, il loro, dietro il quale si nasconderà un amore sincero che li metterà a dura prova.

È lo spy drama meglio riuscito degli ultimi anni. La prima stagione è del 2013 e questo 2018 ci ha regalato l’ultima, la sesta. I protagonisti Keri Russell e Matthew Rhys, sempre impeccabili nelle interpretazioni, hanno contribuito a rendere la serie di altissimo livello.

Una trama intricata unita a un racconto magistrale hanno fatto di The Americans una delle serie più premiate e apprezzate. Malinconia e amarezza caratterizzano gli ultimi episodi della storia di due spie russe cresciute negli ideali del comunismo che prendono coscienza di un mondo che va da un’altra parte. Un finale difficile da digerire, ma assolutamente all’altezza di tutte e sei le stagioni.

Westworld

Jonathan Nolan dà vita a una delle serie tv di fantascienza meglio riuscite di sempre. È tutt’altro che una serie semplice da seguire. Non vi aspettate di poterla guardare con leggerezza, perché Westworld vi catapulterà in un mondo confuso e oscuro, incomprensibile per la maggior parte del tempo. Vi ritroverete a rincorrere personaggi e fatti, ad arrovellarvi il cervello per stare dietro alla narrazione.

È la seconda stagione, ma non può essere l’ultima. L’ultimo episodio ci lascia col fiato sospeso in un’attesa straziante dei prossimi. Ci sono due approcci a Westworld: o vi prenderà talmente tanto da costringervi a rimanere svegli per vedere come andrà a finire o cambierete serie dopo dieci minuti.

Maniac

È sbarcata da pochissimo su Netflix, ma Maniac ha già ammaliato tanti. Nella miniserie – dieci episodi da trenta minuti – relazioni e medicina si fondono in un viaggio tra realtà e follia.

Protagonista della serie è una biondissima Emma Stone, affiancata da un sempre impeccabile Jonah Hill. I due, nella storia, sono particolarmente attratti da una sperimentazione farmaceutica che li trasporterà lontano dalla realtà, in mondi fantastici e remoti.

Dramma, commedia e fantascienza si fondono magistralmente nella miniserie diretta da Cary Fukunaga. Regista di serie del calibro di True Detective e Jane Eyre, Fukunaga promette di consegnarci l’ennesimo gioiello da divorare tutto d’un fiato.

Altered carbon

C’è stato un periodo in cui non si parlava d’altro. Altered carbon ha fagocitato l’attenzione di migliaia e migliaia di utenti Netflix e li ha portati nel 2384. La trama si svolge attorno alla storia di Takeshi Kovacs, un guerriero centenario che si risveglia nella pelle di un altro dopo due secoli e mezzo.

Infatti nella società futuristica immaginata di Morgan la morte non è la fine. I ricordi come l’identità vengono immagazzinati in dispositivi inseriti nelle testa di esseri umani “custodie”. Già questo basta per incuiriosire e farsi proiettare in un mondo distopico e lontano in una trama complessa che non delude.

Sharp Objects

Il dark è donna e lo si scopre guardando questo preziosissimo prodotto tv. La storia si basa su un romanzo di Gillian Flynn. Sharp Objects è un mix perfetto e inquietante di ansia e traumi. La storia è quella di una giornalista che fa ritorno nella sua piccola città natale per indagare sull’omicidio di una ragazzina e la scomparsa di un’altra adolescente. Si ritrova, invece, sbattuta indietro nel suo passato, vittima di un famiglia vendicativa e di un’infanzia infelice.

Marti Noxon ha dato vita a un thriller riuscitissimo. Il romanzo di Flynn è la base, ma a fare grande la miniserie HBO è anche il cast di attori magistrali, da Amy Adams a Patricia Clarkson.

The end of this fuck***ing world

Sulla scia delle miniserie, il 2018 e Netflix ci hanno regalato un altro gioiellino. The End of The F***ing World è la storia di due ragazzini al limite della psicopatia che si innamorano (più o meno) e si cacciano nei guai nel corso degli otto episodi. Solo venti minuti a puntata, in cui siamo stati col fiato sospeso dal primo secondo all’ultimo. The End of The F ing World seconda stagione

Abbiamo sofferto con loro e abbiamo sperato – inutilmente – che non facessero stupidaggini. Li abbiamo odiati a tratti, ma li abbiamo adorati infinitamente negli ultimi minuti della prima stagione.

L’abbiamo vista tutta d’un fiato, ansiosi – più dei due protagonisti – di capire come andasse a finire. Poi l’ultima scena, quella spiaggia, il rumore sordo di un colpo esploso, il viso di James. Ora Netflix ha annunciato la seconda stagione e noi aspettiamo ansiosi.

 

 

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