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Alberto Angela si racconta: “Ho scoperto una donna pazzesca, intelligentissima”

Il popolare conduttore ha parlato del successo di "Ulisse" e del suo rapporto con televisione e politica in un'intervista a Repubblica

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Alberto Angela

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Alberto Angela ha tracciato un bilancio della stagione di Ulisse. Il piacere della scoperta, il programma che conduce su Rai Uno, alla vigilia dell’ultima puntata, che andrà in onda sabato 20 ottobre.

Il popolare conduttore ha spaziato anche su altri argomenti, dalle sue scoperte su Pompei al rapporto con la televisione e la politica, fino ai progetti in cantiere per il futuro.

“Sono sempre in giro, faccio le tre di notte per scrivere. Ho scoperto una donna pazzesca, intelligentissima: non ce ne sono altre come lei”, ha detto Angela alla giornalista Silvia Fumarola.

“Parlo di Cleopatra, protagonista del mio nuovo libro. Una donna con la capacità di interloquire con Cesare, Marco Antonio, Ottaviano, che vive in un momento cruciale a Roma dalla Repubblica all’Impero, moderna in tutto, di cui si conoscono scene di gelosia magnifiche. Unica. O forse no… Anche Elisabetta d’Inghilterra ha una bella personalità”.

Quanto al successo di Ulisse, Angela ha lodato il coraggio della Rai, che ha programmato la trasmissione nella prima serata del sabato: “Ha aperto questa oasi di cultura in una serata da sempre destinata ad altro. Si è fidata degli italiani, il merito è tutto del pubblico”.

Interrogato su eventuali intenzioni di dedicare una puntata ad un tema politico, il figlio di Piero Angela ha spiegato che tende a “stare lontano il più possibile dalla politica e dai politici. A me interessa diffondere la cultura”.

Angela afferma di sentirsi “onorato di poter portare la cultura agli italiani nel sabato sera che una volta era di Walter Chiari e di Mina. Mi sento piccolo rispetto ai giganti”.

Il conduttore ha parlato anche del suo lavoro su Pompei: “Non ho scoperto niente – ha voluto precisare – Nel mio libro scritto quattro anni fa, parlavo dell’eruzione e della data anticipata perché condividevo umilmente l’opinione di molti studiosi. Ma niente a Pompei è definitivo”.

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