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Tonno in scatola: fa bene o male?
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tonno in scatola

Tonno in scatola: fa bene o male?

Il tonno è tra i prodotti più consumati dagli italiani. Ecco tutto quello che c'è da sapere sul tonno in scatola

18 Ott. 2018
tonno in scatola

L’Italia è tra i primi paesi consumatori di tonno insieme alla Spagna.

Dati sulla produzione e sul consumo di tonno

Secondo gli ultimi dati dell’Ancit (Associazione Nazionale dei Conservieri Ittici e delle Tonnare), nel nostro paese il mercato del tonno vale 1,3 miliardi di euro e la produzione nazionale è di oltre 75mila tonnellate.

Il consumo è in crescita, e si stima sia sulle 150mila tonnellate (+3 per cento rispetto al 2016), pari a circa 2,5 chilogrammi pro capite.

L’Assemblea Generale dalle Nazioni Unite ha istituito questa ricorrenza per riconoscere l’importanza della gestione sostenibile della pesca del tonno, praticata in più di 80 Stati.

A guidare la produzione è il tonno in scatola, presente nel 94 per cento delle dispense italiane. Quasi 1 italiano su 2 (43 per cento) lo mangia ogni settimana (dati Doxa/ANCIT).

Il tonno in scatola è scelto soprattutto dai giovani o tra i meno esperti in cucina per la sua praticità e velocità.

L’insalata con il tonno o la pasta al tonno in scatola sono solo due tra le innumerevoli varianti di consumo di questo prodotto.

Secondo quanto riportato nel comunicato dell’associazione Nazionale dei Conservieri Ittici e delle Tonnare riguardo le sette specie di tonno più consumate negli ultimi due anni, i pescatori sono stati retribuiti con somme tra i 10 e i 12 miliardi di dollari l’anno.

Le specie

Il tonnetto striato

Il tonnetto striato primeggia tra quelle consumate, in ragione del suo utilizzo da parte dell’industria conserviera mondiale.

Il tonno a pinne gialle

Il tonno a pinne gialle è la tipologia prediletta dall’industria di conservazione ittica italiana.

Pinna gialla (Thunnus albacares) è il tonno più utilizzato per la variante in scatola ed è anche tra i più pregiati.

Secondo ANCIT (Associazione Nazionale Conservieri ittici) “il pinna gialla o yellowfin, insieme con il tonnetto striato, costituisce il 90 per cento della materia prima dell’industria conserviera mondiale. Non si tratta di una specie in via di estinzione o sovrasfruttata”.

Il tonno rosso

Il tonno rosso del Mediterraneo è la specie più a rischio di estinzione.

In qualità di specie protetta si trova generalmente in piccole quantità e viene prevalentemente prodotto da aziende artigianali.

Il valore del tonno rosso oscilla tra i 2 e 2,5 miliardi di dollari all’anno.

Tonno in scatola: fa bene?

Valori nutrizionali 

“Il tonno è un alimento estremamente nutriente e una risorsa importante per il benessere e la sussistenza dell’organismo” sostiene il professore Migliaccio, Presidente Emerito della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione (SISA).

“Oltre ad essere parte integrante della dieta mediterranea, consente di ottimizzare tutte le funzioni vitali, anche nella versione in scatola che, grazie alle tecniche di conservazione, mantiene caratteristiche nutrizionali simili a quelle del tonno fresco”.

Sia la variante in scatola che quella fresca “sono ricche di proteine nobili; addirittura il tonno in scatola ne contiene una quantità maggiore rispetto a quello fresco”.

Entrambi contengono acidi grassi omega 3. Il tonno in scatola come quello fresco, è ricco di iodio, potassio, ferro, fosforo e vitamine del gruppo B.

“Inoltre, il tonno in scatola, a parità di apporto nutrizionale con quello fresco, è più economico e offre numerosi vantaggi in relazione alla sua facile reperibilità, conservabilità e versatilità in cucina”, continua Migliaccio.

Tra gli italiani che praticano sport, il tonno in scatola risulta essere tra gli alimenti più apprezzati: 7 su 10 lo consumano regolarmente e lo considerano tra i cibi più sani.

Inoltre, il 60 per cento crede che nelle scatolette di tonno ci siano conservanti. Ma non è così: il tonno in scatola si conserva senza additivi conservanti.

Tonno in scatola: fa male?

Il tonno in scatola è sconsigliato alle donne in gravidanza, a quelle che allattano e anche ai bambini piccoli.

Il motivo che spinge gli esperti a consigliarne un consumo moderato è legato al problema dei metalli pesanti ingeriti dai pesci.

Il tonno infatti è tra i pesci particolarmente soggetti a ingerire in grandi quantità metalli pesanti come il mercurio, sostanza tossica sul piano neurologico.

Oltre al mercurio, il tonno, essendo un grande predatore, ingerisce anche tossine algali nel momento in cui si nutre di altri pesci e molluschi.

Inoltre, il problema del tonno in scatola è legato anche all’olio che viene adoperato per conservarlo, spesso di scarsa qualità.

Si consiglia infatti di prediligere il tonno in scatola naturale e di aggiungere olio e condimenti in seguito.

Tra le altre cose il tonno in scatola, a causa della presenza di mercurio, può compromettere il sistema cardiovascolare e portare problemi ai reni.

Il consiglio è quello di variare l’alimentazione e non eccedere nel consumo di tonno in scatola.

Per prestare maggiore attenzione, si può considerare l’etichetta del prodotto acquistato: il più alto livello di inquinamento è stato rilevato nei tonni dell’emisfero boreale, quindi quelli del Golfo del Messico.

I tonni provenienti invece dalle isole dell’oceano Pacifico sono invece più puliti.

Le marche di tonno migliori sul mercato 

Greenpeace ha stilato una classifica sui marchi di tonno in scatola più conosciuti e più consumati in Italia.

Tra gli undici marchi di tonno più diffusi sugli scaffali dei supermercati italiani, Greenpeace si è posta come obiettivo quello di portare il consumatore a compiere un’acquisto consapevole anche in termini di tutela ambientale per la pesca sostenibile.

“Quanto è sostenibile la tua scatoletta di tonno preferita?” Fonte: Greenpeace

Ecco la classifica stilata da Greenpeace

Classifica marchio tonno. Fonte: Greenpeace

Qui abbiamo pubblicato la nostra inchiesta sui rifiuti come microplastiche che entrano prepotentemente nella catena alimentare di pesci e molluschi. Quali sono gli effetti sulla fauna marina? E quali rischi per i consumatore? Quanta plastica c’è nel pesce che mangiamo?

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