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Cosa contiene il testo del condono fiscale contestato da Di Maio

Il vicepremier sostiene che una "manina" avrebbe cambiato il testo del decreto fiscale collegato alla Manovra, nella parte relativa alla pace fiscale, rendendo la misura un condono tombale con tetto a 2,5 milioni di euro

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Una “manina” avrebbe modificato il decreto fiscale, nella parte relativa alla pace fiscale. Il vicepremier e ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, mercoledì 17 ottobre durante la registrazione del programma Porta a Porta, ha dichiarato che sarebbero state inserite norme sul condono e sullo scudo fiscale per i capitali all’estero prima dell’invio del testo al Quirinale.

Il vicepremier sostiene che il testo approvato dal Consiglio dei Ministri sarebbe diverso da quello poi effettivamente circolato. Di Maio allude all’articolo 9 contenuto nelle “disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria e per esigenze indifferibili”, composto da 26 articoli, e datato il 16 ottobre, quindi successivamente all’approvazione del Cdm.

Secondo Di Maio, il testo dell’articolo 9 del decreto fiscale sarebbe stato manipolato in quanto prevede, nell’ultima bozza del decreto, una sanatoria estesa ai contributi previdenziali, alle imposte sostitutive, all’Iva, con un tetto di 100mila euro per singolo tributo e per ogni periodo di imposta.

In questo modo, il condono fiscale assumerebbe proporzioni molto più ampie di quanto prospettato in un primo momento dall’esecutivo: il tetto potrebbe raggiungere i 2,5 milioni di euro.

L’altro punto controverso dell’articolo riguarda l’esclusione della punibilità penale di un eventuale riciclaggio o autoriclaggio connesso alla presentazione di una dichiarazione infedele o fraudolenta. E l’allungamento di tre anni dei termini entro i quali l’Agenzia può eseguire gli accertamenti, ma solo nei confronti dei contribuenti che non si avvalgono delle sanatorie.

Il condono infatti prevede la non applicazione delle sanzioni penali per dichiarazione infedele, occultamento di documenti contabili, dichiarazione fraudolenta e soprattutto l’esclusione “delle condotte previste dagli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale”, commesse in relazione all’evasione fiscale, ovvero l’esclusione della punibilità penale dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio, che da codice prevedono pene che vanno dai 2 a 8 anni di carcere. Questi due reati resterebbero perseguibili solo se connessi ad altre fattispecie diverse dall’evasione fiscale.

Il Quirinale ha smentito che il testo sia arrivato sul suo tavolo. Il decreto fiscale, hanno spiegato fonti di palazzo Chigi, è stato anticipato al Quirinale solo in via meramente informale. “Non c’è nessuna frattura tra Lega e M5s, controllerò il testo articolo per articolo e sarà inviato al Quirinale”, ha detto il premier Conte in visita a Bruxelles per il Consiglio europeo.

“L’accordo politico raggiunto martedì a Palazzo Chigi era un altro: nessuno scudo fiscale o non punibilità per gli evasori. Noi non aiutiamo i capitali mafiosi”, hann detto fonti del Movimento Cinque Stelle all’Adnkronos. “Non è più questione di ‘manina’ dei tecnici per noi un testo così finisce dritto nella pattumiera”.