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Reddito di cittadinanza: come funziona, a chi spetta, i requisiti, quando parte
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Reddito di cittadinanza: come funziona, a chi spetta, i requisiti, quando parte

17 Ott. 2018 11 ore

Reddito di cittadinanza | Il reddito di cittadinanza nella nota di aggiornamento al Def | Coperture finanziarie | A chi spetta e i requisiti | Come funziona e come viene erogato | Reddito di cittadinanza: le altre esperienze nel mondo | Perché parlare di reddito di cittadinanza è improprio | Le critiche

Reddito di cittadinanza. È la proposta simbolo del Movimento Cinque Stelle, il cavallo di battaglia in campagna elettorale e una delle priorità dell’agenda del governo giallo-verde.

A settembre 2018 il reddito di cittadinanza è entrato ufficialmente nella nota di aggiornamento del Def. (Qui tutti le ultime notizie sul reddito di cittadinanza). 

Il reddito di cittadinanza potrebbe vedere la luce da marzo o aprile 2019. Qui tutto quello che c’è da sapere sulla manovra da 37 miliardi approvata, dopo giorni di tensioni, dal Consiglio dei ministri la sera di lunedì 15 ottobre e inviata alla Commissione europea.

Il reddito di cittadinanza e le pensioni di cittadinanza partiranno nei primi tre mesi del 2019. Il contributo da 780 euro, secondo quanto è stato annunciato, verrà caricato sul bancomat e ci sarà un monitoraggio degli acquisti. La misura costa 9 miliardi a cui si aggiunge un miliardo per il rafforzamento dei centri per l’impiego.

Il reddito di cittadinanza nella nota di aggiornamento al Def

Il 27 settembre 2018 il reddito di cittadinanza era stato inserito nel Nodef, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.

Nei giorni precedenti grandi polemiche si erano scatenate intorno al tetto del deficit da fissare. Il ministro Tria voleva mantenerla al di sotto dell’1,9 per cento, mentre i Di Maio e Salvini hanno insistito per portarla al 2,4 per cento.

Nella manovra sono stati inseriti i punti principali del contratto di governo firmato da Lega e M5S: il reddito di cittadinanza, il superamento della legge Fornero sulle pensioni e la flat tax, con un’aliquota al 15 per cento “per più di un milione di lavoratori” (la manovra punto per punto).

La nota di aggiornamento del Def è il passo preliminare del ciclo di bilancio, che presuppone la presentazione da parte del governo del disegno di Legge di Bilancio che poi dovrà essere approvato dal Parlamento.

Nei giorni precedenti all’annuncio del governo il clima era teso tra Palazzo Chigi e il Ministero dell’Economia, come testimonia l’audio di Casalino, portavoce del premier Conte: “O ci trovano i 10 miliardi del c… per il reddito di cittadinanza, oppure dedicheremo il 2019 a far fuori tutti questi pezzi di m… del ministero dell’Economia”. Secondo quanto riferisce Casalino al giornalista nell’audio, tuttavia, a frenare sui piani di riforma M5S non è tanto il ministro, quanto i funzionari del ministero.

Reddito di cittadinanza: le coperture finanziarie

Come previsto dalla Nota di aggiornamento al Def, inizialmente saranno stanziati 10 miliardi, che riguarderanno circa 6,5 milioni di persone che attualmente si trovano sotto la soglia di povertà.

Altri 2 miliardi serviranno alla riforma dei centri per l’impiego, che dovranno gestire le pratiche amministrative.

Reddito di cittadinanza: a chi spetta e i requisiti

L’assegno previsto copre fino a 780 euro mensili, in presenza di specifici requisiti.

Coloro che hanno un reddito pari a zero hanno diritto all’importo per intero, mentre per gli altri rappresenterà un’integrazione al reddito per raggiungere i 780 euro. La quota del reddito di cittadinanza cambia a seconda del numero di componenti del nucleo familiare. Ad esempio in una famiglia con i genitori disoccupati e figli a carico il sussidio sale fino a 1.630 euro, per una famiglia con due genitori e un solo figlio la quota è di 1.014 euro.

Chi ha una casa di proprietà non ha diritto all’intera quota ma a questa viene detratta una quota definita “affitto imputato”, che ammonta a 380 euro.

I requisiti per accedere alla misura economica sono stringenti, e anche quelli per mantenerla nel tempo.

Se si è in possesso dei requisiti, si può fare domanda ai centri per l’impiego. Questi uffici gestiranno le richieste e monitoreranno la persistenza delle condizioni necessarie.

Domenica 14 ottobre 2018 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che il governo sta vagliando anche di “modulare” il reddito di cittadinanza in base alla zona geografica, ma non ha fornito ulteriori indicazioni.

Per evitare che il reddito di cittadinanza si trasformi in un incentivo alla inoccupazione o al lavoro nero, i disoccupati dovranno iscriversi ai centri per l’impiego, frequentare corsi di qualificazione professionale e non potranno rifiutare tre offerte di lavoro consecutive. Ecco i requisiti:

  • Essere maggiorente (avere cioè più di 18 anni)
  • Essere disoccupati o inoccupati
  • Avere un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà in Italia, stabilita dall’ISTAT
  • Percepire una pensione inferiore alla soglia di povertà.
  • Essere residenti in Italia da almeno 10 anni

Non solo, però. Perché una volta ottenuto il reddito di cittadinanza, sarà necessario rispettare alcune regole per mantenere il diritto a percepirlo, proprio per evitare che le persone decidano furbescamente di non lavorare o lavorare in nero al fine di percepire questa elargizione economica.

  • I disoccupati, per poter conservare il reddito di cittadinanza, dovranno iscriversi a un centro per l’impiego
  • Offrire circa 8 ore settimanali alla comunità per progetti e lavori socialmente utili
  • Sarà inoltre previsto frequentare corsi di qualificazione o riqualificazione professionale
  • Comunicare tempestivamente ogni variazione di reddito
  • Sarà obbligatorio accettare una delle prime tre offerte di lavoro pervenute.
  • Effettuare la ricerca di un lavoro per almeno due ore al giorno
  • Infine, è anche necessario non recedere da un contratto senza giusta causa due volte in un anno.

Il reddito di cittadinanza sarà erogato per massimo 3 anni a persona.

Reddito di cittadinanza: come funziona e come viene erogato

L’assegno ricevuto non può essere speso in contanti. Si tratta di una sorta di social card su cui viene caricato l’importo, che sarà spendibile per via elettronica.

La card si può usare attraverso un bancomat, il tesserino sanitario o un’apposita applicazione per smartphone. Non è possibile prelevare l’importo in contanti da uno sportello bancario.

Questo vincolo è volto a tracciare gli acquisti. Solo alcuni beni potranno essere acquistati. Tra questi ci sono i beni di prima necessità, capi di abbigliamento o affitti immobiliari. Sono esclusi beni superflui come prodotti elettronici ecc.

L’importo è spendibile solo in Italia e non all’estero, “per far crescere l’economia e limitare le spese fuori dall’Italia”, come ha specificato il vicepremier Di Maio.

Alla fine della giornata lo Stato paga i commercianti presso cui sono stati effettuati gli acquisti.

Reddito di cittadinanza: le altre esperienze nel mondo

Attualmente esistono diversi paesi nel mondo che si sono dotati (o stanno tentando a dotarsi) di strumenti economici di questo tipo, come ad esempio l’Iran e la Finlandia. La Svizzera invece ha respinto il reddito di cittadinanza.

La Francia, ad esempio, elargisce fino a 483 euro mensili per una persona singola senza figli idonea a richiedere il reddito minimo, mentre la Germania  382 euro e il Regno Unito 348 euro.

Reddito di cittadinanza: le differenze con il reddito di inclusione

L’Italia ha già però una norma simile a quella che impropriamente il Movimento Cinque Stelle chiama reddito di “cittadinanza”. E si chiama Reddito di Inclusione (REI), una misura nazionale di contrasto alla povertà, approvata dal governo Gentiloni nel 2017.

Si tratta di un’elargizione erogata per un massimo di 18 mesi (rinnovabili per ulteriori sei) che va dai 190 euro per i nuclei di una sola persona fino a 490 per nuclei familiari di cinque o più persone.

Il Rei si compone di due parti: un beneficio economico, erogato ogni mese con una carta di pagamento elettronica, e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa per uscire dalla condizione di povertà.

Anche al reddito di inclusione, come a quello proposto da M5s, si accede solo se si hanno determinati requisiti economici. E anche il Rei è destinato al nucleo familiare e non al singolo membro.

Il beneficio è concesso dall’INPS a partire dal 1 gennaio 2018, per un periodo massimo di 18 mesi, trascorsi i quali non può essere rinnovato se non sono trascorsi almeno sei mesi.

La grossa differenza tra i due strumenti, quello già esistente approvato nella scorsa legislatura e quello promesso dal M5s, simili nei meccanismi, è l’ammontare dell’assegno previsto.

Perché parlare di reddito di cittadinanza è improprio

La proposta del Movimento Cinque Stelle, tecnicamente non è un vero e proprio “reddito di cittadinanza”, dal momento che questo implicherebbe che tale reddito venga elargito a ciascun cittadino senza distinzione di condizioni economiche e occupazione.

Per quanto abbia preso questo nome e sia definita da tutti i media in questo modo, tecnicamente si tratterebbe di un reddito minimo garantito, ovvero di un’elargizione economica totale o parziale che permetta alle fasce più deboli di raggiungere un reddito considerato superiore alla soglia di povertà.

Reddito di cittadinanza: alcune critiche

Muhammad Yunus – L’economista bengalese premio Nobel per la pace nel 2006, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, aveva criticato fortemente il reddito di cittadinanza.

“Il reddito di cittadinanza rende più poveri, non è utile a chi è povero e a nessun altro, è una tipica idea di assistenzialismo occidentale e nega la dignità umana”, ha detto Yunus.

Muhammad Yunus ha vinto il Nober per la pace per aver creato la Gremeen Bank, la cosiddetta “banca dei poveri” specializzata nel microcredito, un sistema di piccoli prestiti erogati a persone che non possono permettersi i prestiti della banche tradizionali. Il premio Nobel ha detto che “è la negazione dell’essere umano, della sua funzionalità, della vitalità, del potere creativo. L’uomo è chiamato a esplorare, a cercare opportunità, sono queste le cose che vanno create, non i salari sganciati dalla produzione, che per definizione fanno dell’uomo un essere improduttivo, un povero vero”.

Carlo Cottarelli – L’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli ha boccia la politica economica del Governo Conte. Intervistato dal Corriere della Sera, Cottarelli sottolinea che l’aumento del deficit pubblico, ossia della differenza tra quanto lo Stato incassa e quanto spende, farà perdere la fiducia degli investitori nella capacità dell’Italia di rimborsare i prestiti.

Interpellato su flat taxreddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero, le tre priorità indicate da Di Maio, l’ex commissario alla spending review risponde così: “Queste tre cose purtroppo non ce le possiamo permettere e dunque io non ne farei nessuna”.

Fabrizio Celestini – Commento. Sembra evidente che il progetto del reddito di cittadinanza sia politicamente di stampo sovietico, quando il regime comunista controllava e condizionava i consumi del popolo.

Con la differenza però che l’URSS era un paese socialista e il lavoro non dipendeva dalle leggi della domanda e dell’offerta.

Pertanto al comunismo non si può negare il merito di essere stato infallibile nella “distribuzione” ma di essere crollato proprio perché non lasciava posto alle scelte individuali e, soprattutto, alla libertà di mercato.

Questo provvedimento oltre ad essere un danno economico per un paese con 2.350 miliardi di debiti, è un pericoloso esperimento per appropriarsi della vita delle persone.

Si comincia dagli indigenti che non hanno nulla da perdere: cosa mangi? Cosa bevi? Come ti vesti? Cosa leggi? Dove vai? Fai sesso (preservativi)?… E dopo?

Quello che passa poi per un responsabile controllo delle spese del “povero”, è di fatto il Grande Fratello di un elettorato sempre più condizionato e indirizzato verso uno stile di vita del Regime che ha scelto.

Gli diranno cosa potranno comprare, quali marche, in quali negozi e non per mezzo della dissuasione pubblicitaria ma per opera di uno Stato che sceglie al posto suo.

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