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Migranti, il messaggio di Javier Bardem all’Ue: “Salvare vite non è un crimine”

L'attore, da sempre attivo nel campo dei diritti umani, ha chiesto ai governi europei di smettere di ostacolare le Ong impegnate nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo

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L’attore Javier Bardem ha inviato un messaggio forte ai governi dell’Unione europea contro l’odio e la discriminazione che dilaga sempre più nel continente: smettere di ostacolare le Ong che cercano di salvare i migranti nel Mediterraneo.

“Salvare vite non è un crimine”, ha dichiarato Bardem a Euronews. “Salvare vite umane è un diritto umano e le Ong stanno dando a quei migranti che annegano nel mare il diritto di vivere”.

Bardem ha deciso di sostenere in particolare la Ong spagnola Proactiva Open Arms, dedita alla ricerca e al salvataggio in mare dei migranti che cercando di attraversare il Mediterraneo per raggiungere le coste dell’Europa.

Javier Bardem è anche una delle star che hanno partecipato a un evento organizzato a Madrid, in Spagna, nel maggio 2018 per sostenere la Proactiva Open Arms.

L’attore ha detto che alcuni “governi europei molto conservatori” stanno cercando di dare la colpa delle migrazioni alle operazioni di salvataggio condotte dalle Ong. Bardem ha anche ammonito questi stessi governi, chiedendo loro di smetterla con questo comportamento distruttivo.

L’impegno dello spagnolo nei confronti dei diritti umani non è una novità: nel 2012, insieme a sua moglie Penelope Cruz e al regista Pedro Almodovar, ha firmato una lettera aperta in cui denunciava le azioni militari condotte contro Gaza dalle forze armate israeliani.

Proactiva open arms

La Ong spagnola è impegnata attivamente nel salvataggio dei migranti nelle acque del Mediterraneo ed è stata spesso accusata di favorire l’immigrazione in Europa.

La nave era stata anche sottoposta a sequestro dalle autorità italiane nel marzo del 2018: il capitano ed altre due persone sono stati indagati con l’accusa di traffico di esseri umani dopo essere sbarcati a Pozzallo con 216 dei 218 migranti che avevano recuperato in acque internazionali a largo della Libia.

Il caso si era concluso con il dissequestro dell’imbarcazione. Il giudice Giampiccolo nel decreto di rigetto del sequestro della Open Arms aveva anche spiegato che “le operazioni Sar di soccorso non si esauriscono nel mero recupero in mare dei migranti, ma devono completarsi e concludersi con lo sbarco in un luogo sicuro come previsto dalla Convenzione Sar siglata ad Amburgo il 1979”.

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