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Milano, la famiglia di Alda Merini riceve una bolletta da 97 euro dopo 40 anni

La lettera era indirizzata al marito della Merini, Ettore Carniti e giaceva nel palazzo in Ripa di Porta Ticinese

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Dopo 40 anni, a Milano una bolletta da 97 euro dell’energia elettrica è finalmente giunta a destinazione. Il destinatario è Ettore Carniti, il panettiere che la poetessa Alda Merini sposò nel 1953, padre delle sue quattro figlie e deceduto nel 1981. Il mittente, la società A2A.

La lettera in cui si chiede di saldare i consumi elettrici risalenti a 40 anni fa era stata abbandonata tempo prima nel palazzo in Ripa di Porta Ticinese dove la coppia Carniti-Merini ha abitato a lungo, poggiata sulla cassetta delle lettere e ancora chiusa, anche se ormai piena di polvere e sgualcita.

La sua presenza aveva attirato la curiosità dei vicini, che si domandavano come mai nessuno l’avesse presa.

A prendere l’iniziativa, alla fine, è stato quell’inquilino che Alda Merini aveva tante raccontato nelle sue opere, il signor F., “l’uomo cui attribuiva, un po’ per scherzo, tutte le catastrofi del dopoguerra”, ricorda al Corriere uno degli amici storici della Merini, Arnoldo Mosca Mondadori.

Che le bollette alle volte arrivino in ritardo non è una novità, a causa di errori di registro, omonimie, errori nell’indirizzo o altre piccole disattenzioni che rimandano l’arrivo della posta al giusto destinatario.

In questo caso, però, il ritardo è arrivato a 40 anni e ha costretto l’azienda A2A a fornire una spiegazione al disguido protrattosi per così tanto tempo.

“Nel weekend non riusciamo ad entrare nei server e dunque a risalire alla causa del disguido”, hanno comunicato da corso di Porta Vittoria, specificano però che, in linea generale, in caso di decesso dell’intestatario di un contratto per un servizio, bisogna comunicarlo agli erogatori di tutte le forniture.

Come spiega l’azienda, loro non possono, per motivi di privacy, avere accesso al registro dell’Anagrafe.

Chi è Alda Merini

Alda Merini è stata una delle figure più importanti della letteratura italiana del Novecento.

Nata a Milano nel 1931, a 16 anni le venne diagnosticato un disturbo bipolare e venne più volte reclusa in manicomio.

L’esperienza dell’isolamento, il tema della solitudine, della malinconia e dell’amore irrisolto furono centrali nella sua produzione letteraria.

Una delle sue frasi più celebri è: “Quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”.

Nella poesia Piccoli Canti, usa l’espressione “solitudine mia”, quasi a identificarne una compagna di vita.

Più volte candidata al Premio Nobel e vincitrice del premio Montale, Merini è morta il primo novembre 2009.