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Caso Cucchi, quando Salvini diceva: “La sorella si dovrebbe vergognare, fa schifo”

Nel 2016 lo stesso carabiniere che con la sua confessione ha imposto una svolta al processo era finito al centro di una polemica tra il leader della Lega e la sorella del giovane morto, Ilaria Cucchi

Immagine di copertina
Ilaria Cucchi e Matteo Salvini

Svolta nel processo sulla tragica morte di Stefano Cucchi, il giovane romano morto nel 2009 nell’ospedale penitenziario Pertini, sei giorni dopo essere arrestato per detenzione di droga: il carabiniere Francesco Tedesco, uno  dei cinque imputati, ha ammesso e confessato il pestaggio l’11 ottobre e ha accusato i colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Bernardo di essere gli autori dell’aggressione. (Qui la ricostruzione dell’intera vicenda)

Il carabiniere ha anche rivelato dell’esistenza di una nota scritta da lui stesso in cui spiegava che cosa era successo a Stefano Cucchi. (Qui il suo racconto)

Lo stesso Francesco Tedesco a gennaio del 2016 è finito al centro di una polemica sul web con la sorella della vittima, Ilaria Cucchi, che ha coinvolto anche l’attuale vicepremier e ministro degli Interni Matteo Salvini.

La polemica ebbe inizio quando la sorella di Cucchi decise di ripostare sui social una foto di Francesco Tedesco in costume da bagno. La foto era stata pubblicata sul profilo Facebook del carabiniere.

“Volevo farmi del male – scriveva la sorella di Stefano Cucchi – volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo. Le facce di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene”.

In quell’occasione l’allora segretario della Lega Nord Matteo Salvini aveva commentato: “Ilaria Cucchi? Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma mi fa schifo. È un post che mi fa schifo. Mi ricorda tanto il documento contro il commissario Calabresi”.

“La sorella di Cucchi –diceva Salvini a La Zanzara su Radio 24 – si deve vergognare. La storia dovrebbe insegnare. Qualcuno nel passato fece un documento pubblico, erano intellettuali sdegnati contro un commissario di polizia che poi fu assassinato. I carabinieri possono tranquillamente mettere una foto in costume da bagno sulla pagina di Facebook. O un carabiniere non può andare al mare? E’ assolutamente vergognoso. I legali fanno bene a querelare la signora e lei dovrebbe chiedere scusa”.

“Io sto sempre e comunque con polizia e carabinieri – aggiungeva ancora il leader della Lega – Se l’un per cento sbaglia deve pagare, anche il doppio. Però mi sembra difficile pensare che ci siano poliziotti o carabinieri che hanno pestato per il gusto di farlo”.

Svolta nel processo del caso Cucchi

Ilaria Cucchi dopo la svolta nel processo dell’11 ottobre ha commentato la notizia su Facebook: “Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato”, ha scritto.

“Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi”.

Su Facebook Riccardo Casamassima, il carabiniere che con la sua testimonianza ha fatto riaprire l’inchiesta sul caso, ha scritto un post, poi cancellato: “Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d’oca nell’apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti. Signora Ministro io sono un vero carabiniere. L’Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l’incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest’oggi ti sei ripreso la tua dignità”.

Su Twitter è intervenuto anche Alessandro Borghi, l’attore che ha interpretato proprio Stefano Cucchi nel film ‘Sulla mia pelle’.”La giustizia è lenta ma ariva pe tutti”, ha scritto Borghi.

Le ultime dichiarazione di Matteo Salvini sul caso Cucchi

Il vicepremier ha commentato la svolta nel processo sulla morte di Stefano Cucchi: “Sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l’eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell’ordine”.