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L’Etna sta scivolando in mare, allarme degli scienziati: “Rischio tsunami”
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etna rischio tsunami
I ricercatori del team Geomar nell'aprile 2016. Credits: Felix Gross

L’Etna sta scivolando in mare, allarme degli scienziati: “Rischio tsunami”

Pubblicato uno studio sui movimenti del vulcano: "Il fronte sud-orientale si è spostato di 4 centimetri in 8 giorni"

12 Ott. 2018
etna rischio tsunami
I ricercatori del team Geomar nell'aprile 2016. Credits: Felix Gross

Il fianco sud-orientale del vulcano Etna sta scivolando progressivamente verso il mare e gli scienziati lanciano l’allarme tsunami. “Avrebbe effetti devastanti per tutta la regione”, avvertono in una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Science advances.

Un team di scienziati ha mostrato per la prima volta il movimento del fianco sommerso dell’Etna usando una nuova tecnologia di monitoraggio geodetico basata sul suono. In otto giorni, il fianco è scivolato di circa 4 centimetri, un movimento lento ma sensibile

I ricercatori avvertono che se il movimento dovesse accelerare, o se dovesse esserci un crollo improvviso del fianco, questo potrebbe causare uno tsunami che avrebbe conseguenze terribili per la Sicilia.

L’Etna viene monitorato con molta attenzione sia dagli scienziati sia dalle autorità italiane. Finora le rilevazioni via satellite avevano mostrato uno smottamento lento della parete sud-est del vulcano, ma non era chiaro cosa stesse accadendo sott’acqua.

Lo studio dimostra che questo movimento interessa anche il fianco subacqueo, con movimenti orizzontali e verticali, confermando che lo spostamento interessa tutto il fronte sud orientale.

A causarlo, molto probabilmente, è la gravità e non l’ascesa del magma come precedentemente ipotizzato.

Nell’aprile 2016 il team di Geomar, del centro Helmoholtz per la ricerca negli oceani di Kiel, ha posizionato 5 transponder in grado di monitorare il movimento della terra: 3 sul fronte “debole”, due sui lati stabili.

I transponder hanno inviato per 15 mesi un segnale acustico ogni 90 minuti. Conoscendo la velocità a cui viaggia il segnale nell’acqua, è possibile registrare eventuali spostamenti dei transponder.

Nel maggio del 2017 è stato registrato uno spostamento pari a un lento terremoto, 4 centimetri in 8 giorni. Nello stesso periodo il satellite ha registrato dati identici in superficie, confermando che il movimento riguarda la parete intera.

“È possibile che collassi in maniera catastrofica, ha spiegato il professore Heidrun Klopp, coordinatore del team e con autore della ricerca, fino a provocare uno tsunami che interesserebbe tutto il Mediterraneo. Ma fare previsioni in merito è impossibile”.

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