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Eurodeputata 5 Stelle lascia il Movimento: “Casaleggio controlla tutto, ci chiedono le password, entrano nelle nostre vite”

Daniela Aiuto ha deciso di lasciare il Movimento dopo essersi autosospesa e ha denunciato lo strapotere di Casalleggio e l'eccessiva importanza data alla comunicazione

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L’europarlamentare 5 Stelle, Daniela Aiuto, ha lasciato il Movimento 5 Stelle. Già autosospesasi dopo che alcuni giornali avevano scritto che aveva chiesto rimborsi al parlamento europeo per uno studio che sarebbe stato invece copiato da Wikipedia, la Auto ha deciso di lasciare il movimento “senza aspettare fantomatiche espulsioni, e nell’impossibilità anche solo di difendersi, come capitò a Federico Pizzarotti”.

La donna ha anche denunciato in una lunga intervista a La Stampa l’eccessiva centralità della comunicazione nel movimento e il controllo a cui i pentastellati sono sottoposti da Casaleggio o da persone a lui vicine.

Sullo strapotere di Casaleggio, la Aiuto non risparmia le critiche: “Gli eletti sono al servizio della comunicazione, e non il contrario. Comunicazione fatta di persone di solito provenienti dalla Casaleggio, o scelte lì, e diventate il gestore delle nostre esistenze, non della comunicazione soltanto”.

Il reparto comunicazione del movimento decide “il successo o l’affossamento mediatico del singolo eletto”.

L’europarlamentare ha spiegato che gli addetti alle comunicazioni in certi momenti avevano anche fornito specifiche indicazioni ad alcuni membri su come vestirsi o truccarsi, mettendo così in secondo piano la meritocrazia.

“Io metto in discussione la subalternità di tutti alla comunicazione, cioè alla Casaleggio. Con me sono arrivati, per dire, a mettermi in pausa, come dicono loro, per due settimane per una foto uscita in un quotidiano locale accanto ad una Miss regionale”, ha raccontato la Aiuto.

L’Europarlamentare ha anche spiegato al quotidiano che le fu chiesto di non indossare una maglia con il simbolo del suo gruppo locale durante la marcia di Perugia per il reddito di cittadinanza, dopo la sua autosospensione.

Da quel momento, il movimento ha anche smesso di sostenere le sue iniziative sul territorio, e questo “mi creava disagio perché si preferiva arrecare un danno al territorio”.

“I boicottaggi avvenivano per mezzo e bocca dei leader locali benvoluti dai vertici. Un sistema piramidale che vige a Roma e si ripete in tutte le regioni, col ‘capetto’ e il ‘vicecapetto’ di turno”, ha rivelato la Aiuto.

L’europarlamentare ha raccontato un particolare episodio che dimostra quanto forte sia il controllo esercitato dalla comunicazione sui singoli membri del movimento: “La Belotti chiese a tutti noi eletti di consegnare la password di accesso alle nostre pagine Facebook. Lei voleva avere il potere di cancellare qualunque post ritenesse poco opportuno. Io ovviamente non gliela diedi, ma tanti altri sì”.

Il successo stesso del movimento, ha raccontato la donna, è stato costruito grazie all’uso sapiente delle pagine Facebook ed in generale dall’uso dei social network. “Chi gestiva i profili di Di Maio e di Di Battista era un’unica mente, che poi adattava il tenore dei post alle caratteristiche dei singoli esponenti”.