Me

In una settimana uccide una donna e ne aggredisce altre due: incastrato dal libro della figlia

L'uomo, 34 anni, viveva nel modenese: è stato arrestato dai carabinieri e condotto in carcere

Immagine di copertina

Un uomo di 34 anni, R.E., di professione cuoco è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di diversi episodio di violenza contro le donne: una violenza sessuale, un tentativo di sequestro e un omicidio con distruzione del cadavere carbonizzato.

Tutti fatti avvenuti nell’arco di una settimana nel modenese dove l’uomo era residente.

“Un personaggio sadico, che sicuramente non si sarebbe fermato”, hanno spiegato il procuratore di Modena Lucia Musti e i carabinieri del comando provinciale che sono riusciti a dare un volto all’incubo che per giorni ha terrorizzato tutta la provincia.

Il 34enne, con problemi di tossicodipendenza e precedenti per reati contro il patrimonio, ora si trova in carcere con ben due ordinanze di custodia cautelare, confermate dal Gip, a suo carico.

“Tutto fa pensare che non si sarebbe fermato, vista anche la spregiudicatezza con la quale ha aggredito la donna del tento sequestro, in pieno giorno e a volto scoperto”, le parole degli investigatori.

“Il comportamento che emerge è quello di un vero e proprio criminale seriale capace di arrivare sino all’omicidio”.

I crimini 

Tutti i reati sono stati commessi nel giro di una settimana nella zona del modenese: il 24 agosto la violenza sessuale in un garage di Zocca, il 30 agosto l’omicidio a Modena e il successivo ritrovamento nelle campagne di San Donnino (alle porte del capoluogo) del corpo carbonizzato e il 2 settembre il tentativo di sequestro a Savignano sul Panaro.

Proprio l’ultimo episodio ha permesso ai carabinieri di indirizzare le indagini e fermare l’uomo. Quel tentativo di sequestro è infatti stato filmato da una telecamera.

Le immagini mostrano l’uomo e una donna litigare, e poi una macchina bianca diventata la traccia per rintracciare il responsabile.

Quindi l’intuizione degli investigatori, che hanno collegato l’aggressione ai fatti avvenuti qualche giorno prima: in particolare all’omicidio del 30 agosto di Vasilita Nicoleta Neata, una prostituta 31enne romena, identificata grazie a un chiodo endomidollare che le era stato impiantato: unico elemento salvato dal fuoco appiccato dall’uomo dopo l’omicidio.

Ed è proprio dalla cenere che è stata estrapolata un’altra importante prova: per alimentare il fuoco l’uomo ha infatti usato un libro della figliastra. I frammenti di quella carta hanno permesso di risalire al nome della figlia e conseguentemente a collegarla al padre.

Ad incastrare l’uomo poi i rilievi tecnici sul gps e i tabulati telefonici: ci sarebbe infatti stata una chiamata il 30 agosto sera tra il 34enne e la prostituta uccisa.