Me

La madre della senatrice 5S Paola Taverna occupa una casa popolare ma non ne ha diritto

La sindaca Virginia Raggi: "La senatrice mai si è permessa di chiamare questa amministrazione o me. Si faranno tutte le indagini e si seguirà la legge esattamente come per le altre persone"

Immagine di copertina

La mamma di Paola Taverna, senatrice del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Senato, vive in una casa popolare nel quartiere Prenestino a Roma. Ma per il Campidoglio, che ha analizzato la sua situazione economica familiare, la signora ottantenne non ne avrebbe diritto.

Un situazione difficile da sciogliere per la sindaca Virginia Raggi, compagna di partito della senatrice, che aveva annunciato una politica di “tolleranza zero” nei confronti di chi occupa senza titoli case e appartamenti di proprietà del Comune.

“Faccio una premessa: questo caso l’ho appreso dalla stampa”, ha detto la prima cittadina a margine di un’inaugurazione.

“La senatrice Taverna mai si è permessa di chiamare questa amministrazione o me, e lo sottolineo perché da quanto mi risulta in passato le assegnazioni delle case non avvenivano in questo modo. Si faranno tutte le indagini e si seguirà la legge esattamente come per le altre persone”.

Secondo quanto analizzato dal Campidoglio, e riportato da Repubblica, alla signora Graziella Bertolucci l’appartemento Ater era stato assegnato nel 1994. Per anni la donna ha goduto di un affitto agevolato (la media per questo tipo di alloggio è di 100-150 euro al mese) giustificato dalla sua condizione economica.

Ma, se al momento dell’assegnazione la donna aveva diritto all’appartamento, il nuovo reddito della sua famiglia non giustificherebbe più la sua presenza nella casa popolare.

Sarebbe quindi un’occupante abusiva perchè il Comune avrebbe potuto assegnare l’appartamento a chi è ancora inserito nelle liste d’attesa per ricevere una casa popolare.

In particolare, la famiglia Taverna è in una situazione di “esubero di reddito”: paga un affitto irrisorio anche se le sue condizioni economiche imporrebbero l’obbligo di trovare un’altra sistemazione.

In particolare, la famiglia – stando a un documento di quattro pagine, la Determinazione dirigenziale del 23 gennaio 2018, firmata da Aldo Barletta, il direttore dell’Ufficio Erp e Decadenze – avrebbe diversi immobili, tra cui “un alloggio sito nel Comune di Roma adeguato alle esigenze del nucleo familiare”.

Non solo. Nel 2014 l’Azienda territoriale che gestisce il patrimonio pubblico di Roma ha aperto un procedimento di cadenza del diritto d’alloggio “per perdita dei requisiti”. Analizzando il censimento dei redditi dal 2007 al 2009, si è accorta che la famiglia Taverna ha superato il valore limite imposto dalla legge regionale.

La signora Bartolucci, infatti, possiede un terzo di un’abitazione di sei vani ad Olbia e, fino al 2010, è stata proprietaria di 4/6 di un fabbricato nella stessa zona di Roma dove ha la casa Ater.

La senatrice cinque stelle, oltre a due quote negli stessi immobili della madre, risulta proprietaria con il marito di un locale commerciale di 28 metri quadri sempre al Prenestino, e di una casa di quattro vani nel quartiere Torre Angela. Come riporta Repubblica, le contestano che la madre avrebbe potuto trasferirirsi in quest’ultimo appartamento.

La famiglia Taverna, che si è da subito opposta all’idea di lasciare la casa, si era difesa nel 2015 in Comune sostenendo che le case non appartengono alla signora Bertolucci ma alla figlia, che non abita più con lei.

Ma il Campidoglio aveva respinto tutto: “La legge regionale indica chiaramente che i requisiti devono esssere posseduti dal richiedente e da tutti i componenti del gruppo familiare presenti nell’alloggio”. E avendo la Taverna manenuto la residenza Ater fino al 2012, non ci sarebbe margine di manovra.

“Mi dispiace per mamma, ha ottant’anni ed è malata. Non so come fare a dirglielo, temo per la sua salite”, ha detto a Repubblica la senatrice pentasellata.

E su Facebook ha scritto: “Credo che mia madre stia agendo bene e credo che mia madre a 80 anni abbia tutto il diritto di desiderare di morire nella stessa casa nella quale è vissuta. Mia madre ha 8o anni, percepisce una pensione minima e vive in un a casa popolare dove ho vissuto anche io per tanti anni”.

“Qual è la notizia che voleva dare la Repubblica? Forse che la mia famiglia è una famiglia povera? O che io non mi sono arricchita con il mio lavoro e che potevo utilizzare 200mila euro che ho scelto di restituire per la casa di mia madre?. Ma, sapete, per noi del M5s il ruolo che stiamo svolgendo serve per risolvere i problemi di tutti e non i nostri problemi personali”, ha aggiunto.