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Chi è Denis Mukwege, il ginecologo attivista congolese che ha vinto il Nobel per la pace 2018

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Denis Mukwege, premio Nobel per la pace 2018. Credit: AFP

Il medico e attivista congolese Denis Mukwege è stato insignito del premio Nobel per la pace 2018 insieme all’attivista Nadia Murad, 25enne irachena yazida, ex schiava sessuale rapita dai miliziani dell’Isis nel 2014.  (Qui abbiamo spiegato cosa sono gli stupri di guerra e che diffusione hanno)

Specializzato in ginecologia e ostetricia, Mukwege ha fondato nel 1998 il Panzi Hospital, ospedale in cui è diventato il massimo esperto mondiale nella cura di danni fisici interni causati da stupro. Nel 2014 era stato insignito dal Parlamento europeo con il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

“Quando si sono registrati i primi casi di violenze, noi medici eravamo impreparati. Vedevamo donne, ragazze e anche bambine arrivare in ospedale con gli organi totalmente distrutti. I loro corpi non solo erano stati vittime di violenze carnali, ma anche di torture. Alcune donne erano state mutilate e altre erano state abusate con l’introduzione di oggetti taglienti nella vagina. È stato osservando certi casi che ho deciso di intervenire”. Così dichiarava Denis Mukwege a TPI, in un reportage di Daniele Bellocchio. 

Il chirurgo Denis Mukwege, medico congolese, è stato già candidato al Nobel per la pace nel 2014 e nello stesso anno ha vinto il premio Sakharov. In tutto il mondo è conosciuto come “il medico che ripara le donne” e è uno dei simboli della lotta alla violenza sessuale.

“Sono come un fazzoletto strappato: si devono riprendere i fili e riallacciarli uno a uno”, ha detto, parlando delle sue pazienti.

Mukwege ha curato più di 50mila donne dall’apertura del suo ospedale a Panzi, vicino alla città di Bukavu sul confine col Rwanda. La struttura è nata dalle ceneri dell’ospedale che si trovava prima nella stessa zona, a Lemera, abbattuto durante la guerra civile congolese.

Il dottore aveva creato l’ospedale per regalare alle donne del posto un luogo sicuro dove poter partorire, con una sala operatoria sterilizzata.

La sua prima paziente, però, non era una donna incinta, ma una ragazza che aveva subito violenze così gravi da perdere incontrollatamente urina e feci.

“Credo che fare una cosa del genere all’apparato genitale della donna non c’entri nulla col desiderio sessuale: è un desiderio di distruzione” racconta Mukwege. Secondo lui, un atto di tale violenza può essere perpetrato soltanto per umiliare e distruggere del tutto una persona pur senza ucciderla.

Gli stupri durante la guerra civile, che fece 5 milioni di vittime e decine di migliaia di sfollati dal 1996 alla sua fine ufficiale del 2002, avevano spesso luogo davanti alla famiglia e alla comunità della donna. Secondo il ginecologo costituivano un simbolo, da parte dei soldati responsabili delle violenze, che manifestasse la loro intenzione di togliere addirittura la possibilità di un futuro alle popolazioni, impedendo alle donne di partorire.

Mukwege però è riuscito a “riparare” diverse donne e a permettere loro di sposarsi e procreare di nuovo.

Nato nel 1955 nella Repubblica Democratica del Congo da un pastore protestante, Mukwege si è laureato in medicina in Burundi e specializzato in Francia. Dopo la seconda laurea ha deciso di tornare in Africa per aiutare le donne del proprio Paese.

Nel settembre 2012 Mukwege ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite nel quale ha condannato i gruppi di ribelli responsabili degli stupri, affermando che ignorare le violenze significa rendersi corresponsabili di quei crimini.

A causa delle sue parole, al suo ritorno nella Repubblica Democratica del Congo, ha subito un attentato da parte di un gruppo di uomini armati, che è costato la vita a una delle guardie che lo accompagnavano. Le minacce alla sua famiglia che sono seguite all’aggressione lo hanno spinto a un esilio forzato in Svezia e a Bruxelles.

“L’uomo che riparava le donne” è, però, tornato al lavoro, nella sua patria, mosso dal coraggio delle donne che aveva curato in passato, che per averlo di nuovo tra loro non solo gli hanno acquistato un biglietto di ritorno, ma si erano dette disponibili a creare dei turni di guardia per proteggerlo loro stesse.