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Ragazza si suicida lanciandosi da un ponte: la madre si uccise così 15 anni fa tenendola in braccio
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Suicida come mamma

Ragazza si suicida lanciandosi da un ponte: la madre si uccise così 15 anni fa tenendola in braccio

05 Ott. 2018
Suicida come mamma

Una ragazza di 18 anni si è tolta la vita gettandosi da un ponte autostradale: esattamente come aveva fatto 15 anni prima sua madre Maxine che si era lanciata dal settimo piano della sua casa di Maidstone, in Gran Bretagna, tenendo in braccio proprio lei, Yazmina, che all’epoca aveva tre anni.

Era il primo agosto 2003: Maxine morì sul colpo, la piccola se la cavò con fratture al cranio, alla mascella, a una costola e a un braccio. Le ferite con il tempo guarirono ma il trauma no.

La mamma della ragazza, stanca di essere da anni vittima di abusi domestici, si era uccisa temendo che il suo ex compagno, Ivan Delgardo, le facesse ancora del male e le togliesse la figlia per portarla con sé nella natia Spagna.

Nel suo folle gesto portò anche Yazmina per non lasciarla a una vita di violenze.

Dimessa dall’ospedale, la piccola fu presa in consegna e allevata dai nonni paterni, Janet e Michael Howard, che oggi hanno 68 e 70 anni e che, a 15 anni di distanza hanno rivissuto lo stesso incubo del 2003.

Lunedì sera intorno alle 22 il loro angelo è andato via nella maniera più inaspettata gettandosi da un ponte sull’autostrada M20 a Larkfield, nel Kent, dopo aver mangiato qualcosa con un amico.

“Ho ricevuto un suo messaggio alle 21.23 di sera in cui diceva di stare bene – ha racconta Janet -. È stato l’ultimo che ho ricevuto. Cosa sia accaduto nella sua mente da quel momento in poi non lo sapremo mai: non sappiamo cosa l’abbia spinta a uccidersi”.

“Yazmina era una bella ragazza, dentro e fuori, una che non avrebbe mai fatto male a nessuno. Era molto emotiva, certo, e questo lo si può capire pensando al trauma subito quando ha perso la mamma, ma sembrava aver superato i suoi incubi. Era forte”.

“Era più una figlia che una nipotina per noi – ha aggiunto -. Non fumava, non andava in discoteca, e quando beveva vino, si assicurava che fosse vegano perché amava gli animali e aveva a cuore l’ambiente. Ha studiato arte, matematica e multimedia ma era ancora incerta se continuare o no. Ha lasciato un vuoto enorme nella nostra vita”.

In realtà Yazmina tanto bene non stava: una settimana prima aveva già tentato di uccidersi lanciandosi dallo stesso ponte. A salvarla in quel caso fu il ragazzo che l’acciuffò all’ultimo momento.

Su quel maledetto ponte ora ci sono tanti omaggi floreali e biglietti. Tra i tanti: “Tesoro, Yaz, ricorderemo per sempre le tue risate. Vorrei che tu sapessi quanto sei stata amata. Stai tranquilla, tesoro mio”.

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