Me

Il caso delle quattro cyber-spie russe espulse dall’Olanda

Quattro agenti dell’intelligence militare russa sono accusati di aver pianificato un attacco informatico contro l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche

Immagine di copertina

Giovedì 4 ottobre, il governo olandese ha reso nota l’espulsione nell’aprile scorso di 4 diplomatici russi, agenti dell’intelligence militare (Alexei Morenetz e Yevgeni Serebriakov,Oleg Sotnikov e Alexei Minincon), accusati di aver pianificato un attacco informatico contro l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) con sede a L’Aia.

Le indagini sono partite ad aprile quando il controspionaggio olandese, insieme a quello britannico, ha individuato un team composto da quattro agenti del GRU, il servizio militare russo.

L’identità dei quattro russi

I quattro sospettati individuati dai servizi olandesi avevano il passaporto diplomatico. Avevano noleggiato un’auto e tentavano di hackerare la rete wifi dell’Opcw, l’agenzia internazionale che indaga sull’uso eventuale di armi chimiche e si è occupata dell’attacco contro l’ex spia russa Sergei Skripal in Gran Bretagna, avvelenato con una sostanza non convenzionale, il Novichok. 

L’intelligence olandese ha intercettato i dispositivi degli agenti prima che riuscissero ad accedere alla rete dell’organizzazione e ha ritrovato nel bagagliaio della macchina tutta l’attrezzatura necessaria.

Due svolgevano funzione di copertura e altri due erano i tecnici incaricati di svolgere il “lavoro”.

Uno degli uomini aveva la ricevuta di un viaggio in taxi da una strada vicino alla sede del Gru fino all’aeroporto, un altro aveva un telefono che era stato attivato proprio nell’edificio dell’intelligence militare russa. I quattro uomini sono stati espulsi dal paese.

La missione

Tutti i dettagli della vicenda e l’espulsione dei quattro agenti sono stati rivelati in una conferenza stampa tenuta dall’intelligence olandese a L’Aia.

La decisione di rendere tutto pubblico è stata presa in collaborazione con le autorità britanniche e statunitensi, con l’obiettivo di mettere pressione sul Gru dopo le ultime scoperte relative al coinvolgimento dell’intelligence militare russa nel tentato omicidio di Sergei Skripal.

La missione degli uomini venuti dalla Russia è stata però contrastata con successo: li hanno fermati ed hanno sequestrato l’equipaggiamento.

L’operazione criminale, hanno aggiunto le autorità olandesi, era stata organizzata dall’intelligence militare russa, nota anche con la sigla Gru, già accusata in passato di aver organizzato attacchi simili.

A Bruxelles, dove era in corso una riunione dei ministri della Difesa della Nato, il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg ha esortato Mosca “a cessare il suo comportamento irresponsabile”. Ma in Russia, il ministero degli Esteri ha respinto le accuse, tornando sull’immagine dello spray contaminato dal novichok, il gas nervino che a Salisbury avrebbe avvelenato Skripal e la figlia Yulia.

I reperti confiscati

Tra i reperti confiscati ci sono telefoni, sistemi elettronici, apparati installati all’interno di una vettura d’appoggio, computer e documenti, denaro, un sacchetto della spesa con le bottiglie di bibite consumate durante l’attesa all’esterno degli edifici tenuti sotto osservazione.

Ma sono state trovate anche ricevute di taxi che hanno indicato spostamenti vicino alla sede del GRU a Mosca e un cellulare attivato sempre nella stessa zona.

Due dei passaporti avevano dei numeri consecutivi, un particolare che farebbe pensare alla stessa origine, quasi un marchio di fabbrica. In un computer portatile c’erano poi indizi su spionaggio condotto in altri paesi.

Il ministero degli Esteri della Russia – che in precedenza aveva respinto le accuse del Regno Unito e dei Paesi Bassi – ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, affermando che è il paese è stato vittima di “un’altra campagna di propaganda”.

Il ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, ha annunciato che discuterà con i suoi alleati l’imposizione di ulteriori sanzioni alla Russia.