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Il sindaco di Riace va dai giudici: “Mi accusano di reato di umanità”

Interrogatorio di garanzia per Domenico Lucano, agli arresti domiciliari con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e presunte irregolarità nella gestione del servizio rifiuti

Immagine di copertina
Domenico Lucano, sindaco di Riace

Sindaco di Riace: interrogatorio di garanzia

Nella mattina di giovedì 4 ottobre 2018 c’è stato l’interrogatorio di garanzia per il sindaco di Riace, Domenico Lucano, agli arresti domiciliari da martedì 2 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e presunte irregolarità nella gestione del servizio rifiuti del Comune reggino.

“Rispondo a tutto, non ho niente da nascondere. È tutto assurdo”, ha detto il sindaco ai giornalisti prima di entrare nel tribunale di Locri. “Non ho nulla da nascondere e da non dire, tutto quello che so lo dico, tutto”, ha aggiunto.

Il primo cittadino ha detto anche che non si aspettava le tante attestazioni di solidarietà pervenutegli.

Dopo l’interrogatorio, Lucano ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa, davanti a una nutrita schiera di giornalisti, fotografi e telecamere.

“Mi accusano di reato di umanità”, ha detto. “Forse la Costituzione la rispetto più io di tanti che si nascondono dietro il rispetto delle regole”.

I matrimoni combinati per consentire ai migranti di restare in Italia? “Sembra che ci fosse un’agenzia matrimoniale, ma qua si parla di un matrimonio, tra l’altro regolare”.

“Salvare anche solo una persona dalla strada, vale 15 anni da sindaco”, ha osservato il sindaco.

Quanto alla gestione dei rifiuti, ha detto Lucano, “mi accusano di non aver fatto un affidamento con iscrizione all’albo dei gestori calabresi, ma l’albo non era attivo”.

“Le cooperative qua a Riace sono nate grazie a un avviso che abbiamo fatto noi dal Comune per coinvolgere le persone svantaggiate, assieme ad alcuni rifugiati”, ha sottolineato il sindaco.

Lucano ha anche rimarcato di non essersi in alcun modo arricchito durante il suo mandato da sindaco.

Le accuse

Negli atti che hanno portato al suo arresto Lucano (chi è) viene definito un sindaco “spregiudicato” che, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, organizzava veri e propri “matrimoni di convenienza” tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano.

Dalle indagini, scrivono gli inquirenti, sarebbe emerso come il primo cittadino e la sua compagna avessero architettato degli “espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci”, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia.

“Particolarmente allarmanti”, si legge ancora, si sono rivelate “non solo la lunga serie di irregolarità amministrative e di illeciti penalmente rilevanti che costellavano la realizzazione del progetto, ma anche e soprattutto l’estrema naturalezza con la quale Lucano e la sua compagna si risolvevano a trasgredire norme civili, amministrative e penali”.

Lucano, sempre secondo l’accusa, avrebbe ammesso di essersi reso materialmente protagonista ed in prima persona adoperato, ai fini dell’organizzazione di matrimoni “di comodo”.

Inoltre, la Procura di Locri contesta all sindaco l’affidamento diretto del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della cittadina, al di fuori delle procedure di gara previste dal codice dei contratti pubblici, a favore di due cooperative sociali, la “Ecoriace” e L’Aquilone”.

Secondo l’accusa, le due coop non avevano i requisiti di legge richiesti per l’ottenimento del servizio pubblico, perché non iscritte nell’apposito albo regionale previsto dalla normativa di settore.

Le indagini avrebbero dimostrato come Lucano, “al precipuo scopo di ottenere il suo illecito fine, a seguito dei suoi vani e diretti tentativi di far ottenere quella iscrizione”, si sia determinato ad istituire un albo comunale delle cooperative sociali cui poter affidare direttamente, secondo il sistema agevolato previsto dalle norme, lo svolgimento di servizi pubblici”.

Alla “Ecoriace” e alla ” Aquilone”, con questo sistema, era stato affidato il servizio dall’ottobre 2012 fino all’aprile 2016.

Con tale decisione, scrivono ancora gli inquirenti, “in sostanza, si procedeva  fraudolentemente all’artificioso riconoscimento (del tutto sganciato dalla normativa vigente e dunque sprovvisto di validi effetti) in capo alle due cooperative dei presupposti necessari per la disapplicazione delle regole in materia di selezione, da parte delle amministrazioni pubbliche, dei soggetti cui aggiudicare servizi, lavori od opere”.

Campagna regione lazio

Lucano, dopo aver rilevato la mancanza dei presupposti necessari per l’iscrizione nell’albo regionale delle due coop, avrebbe fatto approvare approvare alla giunta da lui presieduta un albo comunale simile a quello previsto dalle norme, poi avrebbe suggerito al Consiglio comunale di procedere all’ assegnazione diretta per poi procedere più volte, alla proroga dell’affidamento.

Affidando in via diretta alla “Ecoriace” ed alla “Aquilone” i servizi di raccolta e trasporto rifiuti, Lucano avrebbe procurato alle due cooperativo un ingiusto vantaggio patrimoniale quantificato in circa un milione di euro.