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Macedonia, fallisce il referendum per cambiare il nome del paese

L'affluenza alle urne è stata del 37 per cento, ben al di sotto del quorum del 50 per cento richiesto per dare validità alla consultazione. Il premier: "Il Parlamento confermi la volontà della maggioranza"

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Credit: Afp

Referendum Macedonia 2018 | Macedonia referendum nome | Diretta | Risultato

Domenica 30 settembre, i cittadini della Macedonia sono stati chiamati a rispondere alla domanda “Sei favorevole all’adesione a Unione europea e Nato, e all’accordo tra la Repubblica di Macedonia e la Grecia?”.

Il referendum, considerato decisivo per il futuro politico del paese e per i suoi rapporti con l’Ue, non ha rispettato le previsioni: l’affluenza si è fermata al 35 per cento, ben al di sotto del quorum richiesto (ma non vincolante) per rendere valida la consultazione. Che non si fossero raggiunti i numeri necessari, sembrava evidente già alla chiusura dei seggi, avvenuta intorno alle ore 19 (ora locale e stessa ora italiana), quando l’affluenza appariva inferiore al 50 per cento.

Zoran Zaev, premier socialdemocratico ed europeista, ha assicurato che andrà avanti con il processo di ratifica e si è detto pronto anche ad elezioni anticipate. Ha chiesto al parlamento di “confermare la volontà della maggioranza” dopo che nel referendum “oltre il 90 per cento” degli elettori si è espresso a favore del cambio di nome del paese in “Repubblica di Macedonia del Nord”. Per l’approvazione delle modifiche costituzionali legate all’accordo con la Grecia per il nuovo nome, è richiesta la maggioranza dei due terzi e, per raggiungerla, la coalizione del premier avrà bisogno di almeno una dozzina di parlamentari dell’opposizione.

Hristijan Mickoski, il leader del principale partito di opposizione, l’alleanza conservatrice Vmro-Dpmne, si è astenuto dal voto perché ha considerato la questione referendaria “manipolati”. Il presidente nazionalista Gjorgje Ivanov ha invitato al boicottaggio.

L’Unione europea ha chiesto tutte le parti di rispettare il risultato del referendum. “Mi aspetto ora che tutti i leader politici rispettino questa decisione e la portino avanti con la massima responsabilità e unità, nell’interesse del paese”, ha dichiarato il commissario per l’allargamento, Johannes Hahn. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha sottolineato l’opportunità storica” del voto popolare.

Il quesito referendario non alludeva direttamente al nome definitivo che l’ex repubblica jugoslava adotterà in caso di superamento del processo di ratifica,ma chiedeva ai cittadini di dire se appoggiano o meno “l’integrazione nell’Unione europea” e nella Nato, accettando l’accordo tra la Repubblica di Macedonia e la Repubblica di Grecia. L’accordo firmato tra i governi di Skopje e Atene lo scorso giugno mira a porre fine a una disputa che dura dagli anni Novanta, che ha portato la Grecia a boicottare l’adesione del paese all’Unione europea e alla Nato.

La Macedonia confina con l’antica regione greca che porta lo stesso nome e in cui si trova la seconda città del paese, Salonicco. I governi greci che si sono succeduti negli anni hanno espresso il timore di possibili rivendicazioni territoriali da parte di Skopje e da quando nel 1993 la Macedonia è entrata a far parte dell’Onu, la Grecia ha avviato una disputa sul nome.

Per questo motivo, presso le Nazioni Unite la Repubblica di Macedonia è stata indicata temporaneamente con la sigla FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia, in italiano Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia). Il governo greco aveva inoltre posto il veto alla richiesta del paese di entrare nella Nato e nell’Unione europea.

Referendum Macedonia 2018 | Risultati

Il 90 per cento delle persone che hanno partecipato al referendum si è dichiarato favorevole al processo di accettazione dell’accordo con la Grecia e all’adesione del paese all’Unione Europea e alla Nato.

Alla parte slava del paese, che costituisce la maggioranza, non è una mossa gradita dover cambiare il nome del proprio paese per accontentare i greci.

Dall’altra parte, la minoranza albanese ritiene che l’ingresso nell’Unione Europea offra la possibilità di risolvere povertà e discriminazioni nei loro confronti all’interno del paese.

A questo si aggiungono le accuse di interferenza nei confronti del presidente russo Vladimir Putin.

Durante la sua recente visita a Skopje, il segretario alla Difesa americano James Mattis ha dichiarato che i russi “senza dubbio hanno trasferito denaro e stanno anche conducendo una campagna di influenza più ampia”.

Il premier macedoneZoran Zaev ha risposto minimizzando le accuse: “Non abbiamo prove dell’influenza russa”, ha detto.

La teoria delle interferenze di Mosca è sostenuta anche in Grecia da parecchi quotidiani, specie quelli conservatori.

Referendum Macedonia 2018 | Le origini: la disputa sul nome

La disputa sul nome della Macedonia va avanti da 27 anni, da quando cioè la Jugoslavia si dissolse e nacquero le repubbliche indipendenti di Serbia e Vojvodina (regione autonoma), Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Croazia, Montenegro e Macedonia.

L’origine della disputa è stata spiegata da Edoardo Corradi in questo articolo per TPI:

“Nel 1991 la Macedonia ottenne pacificamente l’indipendenza dalla Jugoslavia, paese ormai al collasso e in aria di guerra. Fin dalla sua secessione, il paese ha incontrato delle resistenze da parte dei vicini, in particolare da Bulgaria e Grecia.

Campagna regione lazio

La Bulgaria, pur riconoscendo la sovranità del paese, non considerò la lingua macedone come un idioma a sé stante, bensì come un dialetto bulgaro.

Nonostante ciò, Sofia appoggiò le numerose richieste di Skopje di adesione alle organizzazioni internazionali e sviluppò con il paese fruttuose relazioni commerciali. Per quanto riguarda i rapporti con la Grecia, invece, la Macedonia si è trovata ad affrontare delle problematiche di più difficile soluzione.

Il paese infatti adottò come nome ufficiale “Repubblica di Macedonia (Republika Makedonija)” e come sua bandiera il “Sole di Vergina”, simbolo ritrovato sulle armature e sugli scudi dei soldati dell’esercito del re macedone Filippo II.

Inoltre, alcuni articoli costituzionali della prima legge fondamentale macedone lasciavano intendere delle volontà irredentiste verso la regione settentrionale della Grecia, nell’area di Salonicco, formalmente chiamata anch’essa Macedonia.

Il governo greco sostenne che questo fu un tentativo da parte del neonato paese di rivendicare la storia e territori che appartengono, di diritto e come eredità culturale, al patrimonio greco.

Per risolvere la questione intervennero le Nazioni Unite, che portarono i due paesi a firmare un accordo ad interim dove la Macedonia si impegnava a modificare la propria Costituzione e la bandiera, mentre il dibattito sulla liceità del nome sarebbe stato rinviato e sostituito provvisoriamente da “Former Yugoslav Republic of Macedonia”.

La storia politica macedone ha visto un continuum di instabilità politica che ha portato al congelamento della questione del nome.

La presenza ininterrotta dal 2006 di un esecutivo conservatore e nazionalista, guidato dal partito VMRO-DPMNE e dal suo leader Nikola Gruevski, non ha aiutato nelle trattative tra i due paesi.

La crisi politica del 2015, risoltasi soltanto nel 2017, ha portato alla fine del decennio della VMRO-DPMNE.

I socialisti, guidati da Zoran Zaev, sono riusciti a ritornare al governo grazie all’appoggio dei partiti della minoranza albanese, la cui influenza politica è elevata.

Con l’instaurazione del nuovo esecutivo si sono notati immediatamente dei cambiamenti nelle priorità e nella conduzione della politica estera.

Il 1° agosto 2017 la Macedonia e la Bulgaria hanno firmato un accordo di buon vicinato, il primo dall’indipendenza del paese dalla Jugoslavia. L’accordo, stilato nelle due lingue dei rispettivi Stati, ha visto la Macedonia riconoscere una propria storia comune con la Bulgaria.

Il significato politico dell’accordo è storico: la politica estera di Zaev è certamente meno propensa allo scontro politico e la Bulgaria, che detiene la presidenza al Consiglio dell’Unione Europea, può portare avanti le volontà di integrazione di Skopje”.

Referendum Macedonia 2018 | La svolta: cosa prevede l‘accordo con la Grecia

Domenica 17 giugno 2018 la Macedonia e la Grecia hanno firmato ufficialmente l’accordo sul cambio di nome del paese ex jugoslavo.

In base all’accordo, nonostante il cambio di nome del paese, la lingua ufficiale rimarrà il macedone e i suoi abitanti saranno chiamati macedoni o cittadini della Repubblica della Macedonia del nord.

Il nuovo nome sarà utilizzato sia a livello internazionale sia a livello bilaterale.

Le due parti avevano in precedenza abbandonato diverse alternative, tra cui Macedonia superiore e Nuova Macedonia.

Dopo l’annuncio dell’accordo sul cambio di nome, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha sottolineato che si apre la strada per l’ingresso della Macedonia del nord nell’Alleanza atlantica.